Vita da Viviani alla corte di Alaphilippe
Gianni Mura , di GIANNI MURALo sprint perduto con Ewan dopo il lavoro per la maglia gialla. Cade e si ritira Fuglsang
NÎMES — Fa troppo caldo per tutto. Sui 40/42 gradi. Per tutto ma non per una tappa del Tour, la più insignificante in assoluto, non fosse per la bellezza dei paesi e dei paesaggi attraversati. Insignificante perché di transizione verso le Alpi, quest’anno particolarmente arcigne con sei cime oltre i 2.000, tre tappe durissime tra giovedì e sabato e oggi una tappa, dall’acquedotto romano di Pont du Gard a Gap, in cui non conviene distrarsi. Tanto più nel finale. Il Col de la Sentinelle (5,2 km al 5,4%) e una picchiata di 8 km sul traguardo. Occhio ad Alaphilippe: potrebbe inscenare un altro numero per aumentare il suo vantaggio. Tappa insignificante non bisogna dirlo a Jakob Fuglsang, caduto e ritirato, una mano che non poteva stringere il manubrio. Si fermano tutti i compagni ma lui scuote la testa e si toglie il casco, poi sale sull’ambulanza quasi scusandosi con gli altri. Era caduto nella prima tappa, da Bruxelles a Bruxelle…
NÎMES — Fa troppo caldo per tutto. Sui 40/42 gradi. Per tutto ma non per una tappa del Tour, la più insignificante in assoluto, non fosse per la bellezza dei paesi e dei paesaggi attraversati. Insignificante perché di transizione verso le Alpi, quest’anno particolarmente arcigne con sei cime oltre i 2.000, tre tappe durissime tra giovedì e sabato e oggi una tappa, dall’acquedotto romano di Pont du Gard a Gap, in cui non conviene distrarsi. Tanto più nel finale. Il Col de la Sentinelle (5,2 km al 5,4%) e una picchiata di 8 km sul traguardo. Occhio ad Alaphilippe: potrebbe inscenare un altro numero per aumentare il suo vantaggio. Tappa insignificante non bisogna dirlo a Jakob Fuglsang, caduto e ritirato, una mano che non poteva stringere il manubrio. Si fermano tutti i compagni ma lui scuote la testa e si toglie il casco, poi sale sull’ambulanza quasi scusandosi con gli altri. Era caduto nella prima tappa, da Bruxelles a Bruxelles, ferendosi all’arcata sopraccigliare e al ginocchio. È caduto ieri, da Nîmes a Nîmes. Coincidenze.
Nîmes è una città bella da camminare, da degustare. La Roma di Francia, la chiamano, e ci sta, altro che le tante Venezie di Francia. Bella e, nel ciclismo, crudele. Traguardo per velocisti, ma bisogna sapere quel che succede prima. Quando il Tour ci arrivò nel 2014 c’era un corridore in fuga da 220 km, da solo: Jack Bauer, neozelandese. Il gruppo lo mangiò a 45 metri dalla linea bianca, fece ancora in tempo a piazzarsi nella volata, tutto sulla destra della strada mentre al centro Kristoff alzava le braccia. Ieri la fuga è partita al km 2 ed è stata annullata ai meno 2. In cinque, disperati ma orgogliosi, a sperare in un rallentamento del gruppo. Disperati perché se il gruppo non ti lascia più di 2’ è un bruttissimo segnale, significa che deve vincere uno sprinter. Orgogliosi perché non si rialzano nemmeno quando il gruppo rinviene lentamente, anzi danno fondo agli ultimi spiccioli d’energia. Sono: l’abbonato Rossetto, l’aspirante abbonato Ourselin, Gougeard, Wisniowski e Bak, il più anziano. Nato nel gennaio 1980, tre mesi prima di Valverde (25 aprile). Se in una giornata torrida la media è di 44,785 è soprattutto merito loro. E meriterebbero di contendersi la vittoria, come l’ultimo osso tra cani randagi. Così non è. Richeze apre bene la strada a Viviani sulla destra, Viviani ha un attimo d’esitazione e Caleb Ewan lo passa al centro. Lo sprinter tascabile, madre coreana e moglie irlandese, sul traguardo con la figlia («Questo mi ha caricato»), è il primo sprinter a intascare due vittorie. «Il caldo non mi fa paura, vivo a Montecarlo, ma oggi ho sofferto molto, non credevo di farcela», dice Ewan. Un vero globetrotter. I Principati hanno un loro fascino: Alaphilippe ha comprato casa ad Andorra. Ma ieri sera, oltre il traguardo, ha disertato la conferenza stampa. Strano, ma il caldo (e la voglia di fresco il prima possibile) spiega molte cose. Viviani era apparso molto in palla al traguardo volante, mettendo in fila Morkov, Colbrelli e Sagan, e non escludo che il lavoro svolto a sostegno di Alaphilippe gli abbia un po’ appesantito le gambe.
C’è un bel po’ d’Italia nei primi 10: Viviani secondo, Bonifazio quinto, Trentin settimo, Pasqualon decimo. E Colbrelli 13°. Il guaio, per loro, è che qui ci sono quasi tutti i migliori specialisti. Mancano Ackermann, Gaviria, Démare, Cavendish. Così Viviani batte Groenewegen e Sagan, ma non Ewan. Bonifazio fa meglio di Matthews, Trentin meglio di Kristoff. Bei piazzamenti. E per Bonifazio, che a Tolosa aveva picchiato il casco contro un telefonino incautamente proteso, stavolta ha trovato un ostacolo più impalpabile: «Una grande bandiera, ai 150 metri mi ha coperto la vista. Sono riuscito a non tirare i freni, ho chiuso gli occhi e mi è andata bene. È un buon risultato, ero rimasto un po’ indietro all’ultima rotonda ma poi avevo recuperato bene». Tra i caduti di giornata, ma senza danni, Geraint Thomas. Poco prima di Cavillargues, dopo 50 km, imbocca male una curva, urta il cordolo del marciapiede e cade da solo, sul fianco sinistro. Escoriazioni, cambio bici, rincorsa con due compagni (Castroviejo e Van Baarle), dopo 5 km ritorno in gruppo e applicazione di spray antidolorifico sul ginocchio sinistro. È la terza caduta di Thomas in questo Tour. «Niente di grave», dice il ds Portal.
A Cavillargues c’è la più antica cantina cooperativa della regione, fondata nel 1914, poco tempo prima che scoppiasse la Grande Guerra. Tutti gli uomini validi, e anche i cavalli più sani, al fronte. La prima vendemmia la fecero donne, vecchi e bambini, raccogliendo 582 tonnellate d’uva. Dieci anni prima, ad Alès, i tifosi di Ferdinand Payan avevano aggredito con i forconi i suoi inseguitori. Non fu il solo episodio di violenza: vicino a St. Étienne Gerbi fu preso a bastonate e si ritirò con una mano fratturata. Per imbrogli assortiti (passaggi in auto o in treno) i primi quattro a Parigi furono squalificati, anche Garin che aveva rivinto. Henri Desgrange scrisse un editoriale intitolato “La fin”. Si sbagliava. La corsa è arrivata in avenue President Salvador Allende. In Italia le giunte leghiste l’avrebbero già cancellata. Consiglio finale: se passate da Uzès di sabato, fermatevi al mercato dei prodotti tipici e non sarà tempo perduto.
Nîmes è una città bella da camminare, da degustare. La Roma di Francia, la chiamano, e ci sta, altro che le tante Venezie di Francia. Bella e, nel ciclismo, crudele. Traguardo per velocisti, ma bisogna sapere quel che succede prima. Quando il Tour ci arrivò nel 2014 c’era un corridore in fuga da 220 km, da solo: Jack Bauer, neozelandese. Il gruppo lo mangiò a 45 metri dalla linea bianca, fece ancora in tempo a piazzarsi nella volata, tutto sulla destra della strada mentre al centro Kristoff alzava le braccia. Ieri la fuga è partita al km 2 ed è stata annullata ai meno 2. In cinque, disperati ma orgogliosi, a sperare in un rallentamento del gruppo. Disperati perché se il gruppo non ti lascia più di 2’ è un bruttissimo segnale, significa che deve vincere uno sprinter. Orgogliosi perché non si rialzano nemmeno quando il gruppo rinviene lentamente, anzi danno fondo agli ultimi spiccioli d’energia. Sono: l’abbonato Rossetto, l’aspirante abbonato Ourselin, Gougeard, Wisniowski e Bak, il più anziano. Nato nel gennaio 1980, tre mesi prima di Valverde (25 aprile). Se in una giornata torrida la media è di 44,785 è soprattutto merito loro. E meriterebbero di contendersi la vittoria, come l’ultimo osso tra cani randagi. Così non è. Richeze apre bene la strada a Viviani sulla destra, Viviani ha un attimo d’esitazione e Caleb Ewan lo passa al centro. Lo sprinter tascabile, madre coreana e moglie irlandese, sul traguardo con la figlia («Questo mi ha caricato»), è il primo sprinter a intascare due vittorie. «Il caldo non mi fa paura, vivo a Montecarlo, ma oggi ho sofferto molto, non credevo di farcela», dice Ewan. Un vero globetrotter. I Principati hanno un loro fascino: Alaphilippe ha comprato casa ad Andorra. Ma ieri sera, oltre il traguardo, ha disertato la conferenza stampa. Strano, ma il caldo (e la voglia di fresco il prima possibile) spiega molte cose. Viviani era apparso molto in palla al traguardo volante, mettendo in fila Morkov, Colbrelli e Sagan, e non escludo che il lavoro svolto a sostegno di Alaphilippe gli abbia un po’ appesantito le gambe.
C’è un bel po’ d’Italia nei primi 10: Viviani secondo, Bonifazio quinto, Trentin settimo, Pasqualon decimo. E Colbrelli 13°. Il guaio, per loro, è che qui ci sono quasi tutti i migliori specialisti. Mancano Ackermann, Gaviria, Démare, Cavendish. Così Viviani batte Groenewegen e Sagan, ma non Ewan. Bonifazio fa meglio di Matthews, Trentin meglio di Kristoff. Bei piazzamenti. E per Bonifazio, che a Tolosa aveva picchiato il casco contro un telefonino incautamente proteso, stavolta ha trovato un ostacolo più impalpabile: «Una grande bandiera, ai 150 metri mi ha coperto la vista. Sono riuscito a non tirare i freni, ho chiuso gli occhi e mi è andata bene. È un buon risultato, ero rimasto un po’ indietro all’ultima rotonda ma poi avevo recuperato bene». Tra i caduti di giornata, ma senza danni, Geraint Thomas. Poco prima di Cavillargues, dopo 50 km, imbocca male una curva, urta il cordolo del marciapiede e cade da solo, sul fianco sinistro. Escoriazioni, cambio bici, rincorsa con due compagni (Castroviejo e Van Baarle), dopo 5 km ritorno in gruppo e applicazione di spray antidolorifico sul ginocchio sinistro. È la terza caduta di Thomas in questo Tour. «Niente di grave», dice il ds Portal.
A Cavillargues c’è la più antica cantina cooperativa della regione, fondata nel 1914, poco tempo prima che scoppiasse la Grande Guerra. Tutti gli uomini validi, e anche i cavalli più sani, al fronte. La prima vendemmia la fecero donne, vecchi e bambini, raccogliendo 582 tonnellate d’uva. Dieci anni prima, ad Alès, i tifosi di Ferdinand Payan avevano aggredito con i forconi i suoi inseguitori. Non fu il solo episodio di violenza: vicino a St. Étienne Gerbi fu preso a bastonate e si ritirò con una mano fratturata. Per imbrogli assortiti (passaggi in auto o in treno) i primi quattro a Parigi furono squalificati, anche Garin che aveva rivinto. Henri Desgrange scrisse un editoriale intitolato “La fin”. Si sbagliava. La corsa è arrivata in avenue President Salvador Allende. In Italia le giunte leghiste l’avrebbero già cancellata. Consiglio finale: se passate da Uzès di sabato, fermatevi al mercato dei prodotti tipici e non sarà tempo perduto.