Berrettini, un attaccante in un Paese di attendisti
Gianni Clerici , di GIANNI CLERICIUS Open, l'azzurro alle 23.30 in semifinale contro Nadal
Mi pareva, nel sonno mattutino, che la partita di Matteo Berrettini fosse da poco finita, che mi ha telefonato il collega Paolo Rossi per chiedermi un commento. Gli ho subito risposto che avrei scritto volentieri di aver ammirato il primo attaccante italiano della storia, il primo serve and volleyer, come non ce n'erano mai stati. Tutti i grandi giocatori italiani, da De Morpurgo a De Stefani, da Pietrangeli a Barazzutti, con l'eccezione di Panatta, erano stati regolaristi e contro attaccanti. L'unico altro attaccante, ma dal fondo, si chiamava Fausto Gardini, campione italiano juniores di doppio insieme a me, che i punti li faceva con un curioso diritto, e con una ancor più curiosa volée di drive. Ora l'unico attaccante nato in questo Paese di attendisti è Berrettini, e io non so dire se la caratteristica di attaccante faccia parte della sua natura, o della sua educazione, o di entrambe. Non lo conosco abbastanza bene, ho conosciuto superficialmen…
Mi pareva, nel sonno mattutino, che la partita di Matteo Berrettini fosse da poco finita, che mi ha telefonato il collega Paolo Rossi per chiedermi un commento. Gli ho subito risposto che avrei scritto volentieri di aver ammirato il primo attaccante italiano della storia, il primo serve and volleyer, come non ce n'erano mai stati. Tutti i grandi giocatori italiani, da De Morpurgo a De Stefani, da Pietrangeli a Barazzutti, con l'eccezione di Panatta, erano stati regolaristi e contro attaccanti. L'unico altro attaccante, ma dal fondo, si chiamava Fausto Gardini, campione italiano juniores di doppio insieme a me, che i punti li faceva con un curioso diritto, e con una ancor più curiosa volée di drive. Ora l'unico attaccante nato in questo Paese di attendisti è Berrettini, e io non so dire se la caratteristica di attaccante faccia parte della sua natura, o della sua educazione, o di entrambe. Non lo conosco abbastanza bene, ho conosciuto superficialmente i suoi coach, Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna. E non so dire sa da bambino somigliasse già a quello che è diventato da grande, e cioè un serve and volleyman. A vederlo ieri contro un tipo ben dotato nella varietà dei passanti e nella regolarità, un tipo che i miei amici francesi, a partire dal grande De Kermadec, hanno sempre ritenuto il nouveau Noah, si direbbe che alla scelta siano stati entrambi lontani i coach.
Mi si chiede se simile scelta si ripeterà nella semifinale questa notte perché attaccare Nadal è più rischioso e perché Berrettini dovrebbe scendere in campo appagato dalla sua impresa, forse seminsperata, con Monfils. Ma chissà. In questa attività è facilissimo sbagliare, ancor più che nel tennis.
Mi si chiede se simile scelta si ripeterà nella semifinale questa notte perché attaccare Nadal è più rischioso e perché Berrettini dovrebbe scendere in campo appagato dalla sua impresa, forse seminsperata, con Monfils. Ma chissà. In questa attività è facilissimo sbagliare, ancor più che nel tennis.