Petrucci: “C’è ancora spazio per questa generazione del basket. Ma i giocatori non li posso creare io”
Cosimo Cito , di COSIMO CITOIntervista al presidente della Federazione dopo l'eliminazione della Nazionale di Sacchetti ai Mondiali in Cina
WUHAN - Presidente Petrucci, che notte è stata dopo Italia-Spagna, la sconfitta che ha lasciato gli azzurri fuori dal Mondiale?
"Una brutta notte, piena di rimpianti. Ci ho ripensato, e io queste partite in questi grandi tornei le soffro perché la Nazionale è lo specchio di una federazione e di un movimento. Mi sono preso le mie colpe, ma io non vado in campo. E non do colpe ai giocatori o all'allenatore. Ma i risultati non vengono".
Si sarà dato una risposta.
"La realtà del movimento italiano la conosciamo bene, un presidente federale non può creare giocatori, a quello devono pensare i tecnici, gli allenatori, gli scout. Io devo ringraziare le società e i presidenti, che sono stati disponibili a concederci i giocatori. La federazione non può fare nulla oltre quello che sta facendo".
Il fatto che lei dica "i presidenti sono stati disponibili" non le sembra una stortura? Non dovrebbe essere scon…
"Una brutta notte, piena di rimpianti. Ci ho ripensato, e io queste partite in questi grandi tornei le soffro perché la Nazionale è lo specchio di una federazione e di un movimento. Mi sono preso le mie colpe, ma io non vado in campo. E non do colpe ai giocatori o all'allenatore. Ma i risultati non vengono".
Si sarà dato una risposta.
"La realtà del movimento italiano la conosciamo bene, un presidente federale non può creare giocatori, a quello devono pensare i tecnici, gli allenatori, gli scout. Io devo ringraziare le società e i presidenti, che sono stati disponibili a concederci i giocatori. La federazione non può fare nulla oltre quello che sta facendo".
Il fatto che lei dica "i presidenti sono stati disponibili" non le sembra una stortura? Non dovrebbe essere scon…
WUHAN - Presidente Petrucci, che notte è stata dopo Italia-Spagna, la sconfitta che ha lasciato gli azzurri fuori dal Mondiale?
"Una brutta notte, piena di rimpianti. Ci ho ripensato, e io queste partite in questi grandi tornei le soffro perché la Nazionale è lo specchio di una federazione e di un movimento. Mi sono preso le mie colpe, ma io non vado in campo. E non do colpe ai giocatori o all'allenatore. Ma i risultati non vengono".
Si sarà dato una risposta.
"La realtà del movimento italiano la conosciamo bene, un presidente federale non può creare giocatori, a quello devono pensare i tecnici, gli allenatori, gli scout. Io devo ringraziare le società e i presidenti, che sono stati disponibili a concederci i giocatori. La federazione non può fare nulla oltre quello che sta facendo".
Il fatto che lei dica "i presidenti sono stati disponibili" non le sembra una stortura? Non dovrebbe essere scontata la disponibilità dei club?
"È innegabile che per alcuni la Nazionale sia diventata un peso. E diversamente dal calcio, non abbiamo i numeri e argomenti sufficienti. Eppure, in fatto di popolarità, siamo sempre il secondo sport di squadra in Italia".
Magari il volley si arrabbierà.
"Non siamo gelosi del volley. Anche se il volley toglie tanti "alti" al basket. Nella scuola il volley è molto radicato, anche perché nelle palestre è più facile mettere una rete che avere due canestri. Riconosco però la capacità della Fipav, guidata da Bruno Cattaneo, un ottimo presidente, di rintracciare talenti".
Come sono i reali rapporti tra la Legabasket e la Federazione, per molti il vero vulnus del sistema?
"Sono il primo tifoso della Serie A, e non sono mai contento di dare colpe agli altri. In Francia c'è una grande coesione tra le parti. La gente pensa che Petrucci voglia comandare, ma c'è una perfetta divisione dei poteri. Noi eravamo la prima lega europea. Ora Egidio Bianchi, presidente della Lega, sta lavorando seriamente. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti".
Per la generazione dei Belinelli e Gallinari è stata l'ultima recita?
"I giocatori devono lasciare con un buon risultato in azzurro. C'è un anno abbondante. Cercheremo di tenerli, ho parlato per questo, a mente fredda. Il preolimpico è il secondo tempo di questa partita".
Cosa ha detto alla squadra, a mente fredda?
"Ho detto: 'Vedete, lo sport è l'unico fatto della vita che ti dà sempre la possibilità di una rivincita'".
È anche, forse, l'ora della generazione-Mannion?
"Nico Mannion è fenomenale, e poi ci sono Spagnolo, Moretti e altri. Stiamo lavorando su DiVincenzo".
Durante l'avvicinamento al Mondiale avete insistito molto sulla qualificazione al preolimpico. Aver calcato così la mano su quello e non sul Mondiale non ritiene che abbia tolto voglia di lottare alla squadra?
"Tolto, no, non credo. Dopo la partita lo spogliatoio era una tomba, c'erano facce devastate, siamo stati vicini a farcela. Negli ultimi anni abbiamo avuto come ct Pianigiani, Messina e ora Sacchetti, il meglio che c'è. Ma quando non arriva un risultato, Petrucci diventa subito un bersaglio. Qualcuno ha scritto che dovrei dedicarmi di più a ricreare le basi del movimento piuttosto che alla battaglia politica dentro il Coni. Io ritengo che vadano fatte le battaglie che si possono vincere".
In Italia intanto furoreggia la battaglia tra Coni e Sport e Salute. Ha sentito Malagò di recente?
"Questa notte ho scambiato messaggi con lui, abbiamo parlato di basket e non solo".
Crede che i toni di Malagò in questa battaglia siano sbagliati?
"Io, quando parlo della riforma dello sport, parlo da ex presidente del Coni, più esperto di altri perché sono restato 14 anni alla sua guida. Non è detto che se faccio una critica politica, io vada contro il Coni o Malagò. Il Coni non è di Malagò, come la Federbasket non è di Petrucci. Io mi considero amico di Malagò. Se dico che Sabelli è un grande manager, perché ha lavorato bene in grandi aziende, dico una bestemmia? L'esperienza mi insegna che la guerra con i governi non si fa. Si può alzare la voce come l'ho alzata io ai tempi della riforma Melandri e di Tremonti, ma cum grano salis. Il muro contro muro non ha senso".
Ma la riforma le piace?
"Ha bisogno di aggiustamenti. Ogni governo avrebbe voluto improntare l'azione sul sociale. Per frenare le loro voglie esagerate, ho usato toni diversi e ho avuto ragione. Malagò, che era in Giunta con me, lo sa bene".
"Una brutta notte, piena di rimpianti. Ci ho ripensato, e io queste partite in questi grandi tornei le soffro perché la Nazionale è lo specchio di una federazione e di un movimento. Mi sono preso le mie colpe, ma io non vado in campo. E non do colpe ai giocatori o all'allenatore. Ma i risultati non vengono".
Si sarà dato una risposta.
"La realtà del movimento italiano la conosciamo bene, un presidente federale non può creare giocatori, a quello devono pensare i tecnici, gli allenatori, gli scout. Io devo ringraziare le società e i presidenti, che sono stati disponibili a concederci i giocatori. La federazione non può fare nulla oltre quello che sta facendo".
Il fatto che lei dica "i presidenti sono stati disponibili" non le sembra una stortura? Non dovrebbe essere scontata la disponibilità dei club?
"È innegabile che per alcuni la Nazionale sia diventata un peso. E diversamente dal calcio, non abbiamo i numeri e argomenti sufficienti. Eppure, in fatto di popolarità, siamo sempre il secondo sport di squadra in Italia".
Magari il volley si arrabbierà.
"Non siamo gelosi del volley. Anche se il volley toglie tanti "alti" al basket. Nella scuola il volley è molto radicato, anche perché nelle palestre è più facile mettere una rete che avere due canestri. Riconosco però la capacità della Fipav, guidata da Bruno Cattaneo, un ottimo presidente, di rintracciare talenti".
Come sono i reali rapporti tra la Legabasket e la Federazione, per molti il vero vulnus del sistema?
"Sono il primo tifoso della Serie A, e non sono mai contento di dare colpe agli altri. In Francia c'è una grande coesione tra le parti. La gente pensa che Petrucci voglia comandare, ma c'è una perfetta divisione dei poteri. Noi eravamo la prima lega europea. Ora Egidio Bianchi, presidente della Lega, sta lavorando seriamente. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti".
Per la generazione dei Belinelli e Gallinari è stata l'ultima recita?
"I giocatori devono lasciare con un buon risultato in azzurro. C'è un anno abbondante. Cercheremo di tenerli, ho parlato per questo, a mente fredda. Il preolimpico è il secondo tempo di questa partita".
Cosa ha detto alla squadra, a mente fredda?
"Ho detto: 'Vedete, lo sport è l'unico fatto della vita che ti dà sempre la possibilità di una rivincita'".
È anche, forse, l'ora della generazione-Mannion?
"Nico Mannion è fenomenale, e poi ci sono Spagnolo, Moretti e altri. Stiamo lavorando su DiVincenzo".
Durante l'avvicinamento al Mondiale avete insistito molto sulla qualificazione al preolimpico. Aver calcato così la mano su quello e non sul Mondiale non ritiene che abbia tolto voglia di lottare alla squadra?
"Tolto, no, non credo. Dopo la partita lo spogliatoio era una tomba, c'erano facce devastate, siamo stati vicini a farcela. Negli ultimi anni abbiamo avuto come ct Pianigiani, Messina e ora Sacchetti, il meglio che c'è. Ma quando non arriva un risultato, Petrucci diventa subito un bersaglio. Qualcuno ha scritto che dovrei dedicarmi di più a ricreare le basi del movimento piuttosto che alla battaglia politica dentro il Coni. Io ritengo che vadano fatte le battaglie che si possono vincere".
In Italia intanto furoreggia la battaglia tra Coni e Sport e Salute. Ha sentito Malagò di recente?
"Questa notte ho scambiato messaggi con lui, abbiamo parlato di basket e non solo".
Crede che i toni di Malagò in questa battaglia siano sbagliati?
"Io, quando parlo della riforma dello sport, parlo da ex presidente del Coni, più esperto di altri perché sono restato 14 anni alla sua guida. Non è detto che se faccio una critica politica, io vada contro il Coni o Malagò. Il Coni non è di Malagò, come la Federbasket non è di Petrucci. Io mi considero amico di Malagò. Se dico che Sabelli è un grande manager, perché ha lavorato bene in grandi aziende, dico una bestemmia? L'esperienza mi insegna che la guerra con i governi non si fa. Si può alzare la voce come l'ho alzata io ai tempi della riforma Melandri e di Tremonti, ma cum grano salis. Il muro contro muro non ha senso".
Ma la riforma le piace?
"Ha bisogno di aggiustamenti. Ogni governo avrebbe voluto improntare l'azione sul sociale. Per frenare le loro voglie esagerate, ho usato toni diversi e ho avuto ragione. Malagò, che era in Giunta con me, lo sa bene".