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Charles Leclerc, 21 anni (afp)

Principe Charles: a 21 anni la Rossa è già di Leclerc

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Il pilota monegasco della Ferrari conquista Monza: "Mamma mia, grazie". Nel Gran Premio d'Italia una vittoria del Cavallino mancava dal 2010 con Alonso
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MONZA - Faccia d'angelo, cuore spietato. Il campione perfetto, Charles Leclerc. Cresciuto a gentilezza e benzina, sopra la Saint Devote, che non è solo una curva ma anche la santa patrona di Montecarlo. Un pilota benedetto da molto lontano, che riporta il popolo rosso a festeggiare in casa, a Monza, nove stagioni dopo l'ultima volta (Alonso, 2010). Sette giorni fa si è preso Spa, a 21 anni, 10 mesi e 16 giorni, diventando il più giovane vincitore nella storia di Maranello nel suo primo anno col Cavallino e al secondo in F1. Sette giorni dopo, come un messia delle corse, resuscita memorie disperatamente lontane: l'ultimo che fece una doppietta Belgio-Italia al volante della rossa fu Michael Schumacher nel 1996.

Per questo quando arriva al traguardo dell'Autodromo, dopo aver resistito per 53 giri ai morsi dei suoi inseguitori in Mercedes e averli generosamente restituiti, si mette le mani sul casco, urla una felicità di parole incomprensibili…
MONZA - Faccia d'angelo, cuore spietato. Il campione perfetto, Charles Leclerc. Cresciuto a gentilezza e benzina, sopra la Saint Devote, che non è solo una curva ma anche la santa patrona di Montecarlo. Un pilota benedetto da molto lontano, che riporta il popolo rosso a festeggiare in casa, a Monza, nove stagioni dopo l'ultima volta (Alonso, 2010). Sette giorni fa si è preso Spa, a 21 anni, 10 mesi e 16 giorni, diventando il più giovane vincitore nella storia di Maranello nel suo primo anno col Cavallino e al secondo in F1. Sette giorni dopo, come un messia delle corse, resuscita memorie disperatamente lontane: l'ultimo che fece una doppietta Belgio-Italia al volante della rossa fu Michael Schumacher nel 1996.

Per questo quando arriva al traguardo dell'Autodromo, dopo aver resistito per 53 giri ai morsi dei suoi inseguitori in Mercedes e averli generosamente restituiti, si mette le mani sul casco, urla una felicità di parole incomprensibili, poi in italiano dice: "Mamma mia, grazie, siete i migliori, per sempre. Non sono mai stato così stanco, gara difficilissima. Ci tenevo tanto per me, il trionfo a Spa era già un sogno, ma qui conta dieci volte di più. Non ho parole per descrivere le emozioni in macchina e davanti ai tifosi. Negli ultimi due giri vedevo la gente attorno che si agitava e mi sono detto: concentrati".

Una cosa che gli riesce benissimo: a inizio anno in Bahrain, quando dopo la sua prima pole position in carriera sta per vincere anche la sua prima gara, il motore lo appieda a dieci giri dalla fine. Sul podio, 3°, sale solo grazie a una safety car che congela le posizioni. Anziché scendere e prendere a calci la traditrice, Charles ringrazia la fortuna nella sfortuna. Sa cosa significa: soldi pochi in famiglia, mamma Pascale parrucchiera e altri due fratelli, Lorenzo, 30 anni, che si occupa di finanza e Arthur, 18, pilota in F4. È la famiglia di Jules Bianchi, amici dei Leclerc, a portarlo sulla strada del manager Nicolas Todt. Buona sorte e sacrifici. E tanta freddezza mentale. "Ma non è una mia dote naturale, anzi da bimbo ero molto emotivo, ci ho dovuto lavorare molto".

Aveva 12 anni quando papà Hervé, ex pilota di Gp3 scomparso due anni fa, lo accompagnò davanti alla porta di Formula Medicine a Viareggio per far valutare il figlio alla struttura di specialisti del corpo e della mente inventata dal dottor Riccardo Ceccarelli, che ci ha raccontato: "Mi fece subito impressione. Todt voleva che facessimo un profilo del ragazzo. Fu facilissimo. Aveva qualcosa di speciale: fiducia in sé stesso, personalità, intelligenza. Quando hai a che fare con un talento che ha qualcosa più degli altri, c'è poco da ottimizzare. Un fuoriclasse sin da allora. Anche se sprecava troppa energia, non la controllava, guidando i kart. Lavorammo sull'economia delle forze mentali. Apprese in fretta. Già in F3 non faceva più errori di rabbia o frustrazione. Rimasi colpito dalla sua velocità nello sviluppare una mentalità da professionista".

Al debutto in F2 a Montecarlo, il padre Hervé era ricoverato in coma a pochi km dal circuito. Charles fece i tempi migliori su un tracciato che non conosceva. Due anni fa a Baku la pole, gara 1 e giro veloce a pochi giorni dalla morte del padre. "Sa staccare il cervello dalle emozioni". Un killer gentiluomo. Galante come un uomo d'altri tempi (e fidanzato con Giada, italiana). Cattivo come un pilota vero. Lo ha dimostrato anche nelle qualifiche pazze di Monza: sua la pole, negando nel caos dell'ultimo giro la scia al suo capitano Vettel. Il team principal Binotto: "Oggi sei perdonato". Lui: "Ma non l'ho fatto apposta". Ha come unico idolo Ayrton Senna. "Provo a concentrarmi su di me per diventare la migliore versione di me stesso, non voglio essere nessun altro, guardo alle mie debolezze. L'obiettivo è essere il più completo". Nel vivaio della Ferrari Driver Academy da fine 2015, campione di Gp3 nel 2016 e di F2 nel 2017, l'ex presidente Sergio Marchionne stravedeva per lui. Quando l'anno scorso fu promosso in Ferrari, pochi scommettevano su un ragazzo così giovane: "Invece ho dimostrato di essere più pronto di quanto molti pensassero". E anche più cattivo: il pilota perfetto.