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Roma-Milan fra code e disagi. Il movimento femminile è ancora in ritardo

Dopo il brillante Mondiale delle azzurre è partita la Serie A. La crescita dell’interesse dei tifosi è in pieno contrasto con un’organizzazione che resta dilettantistica
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ROMA - Mezzogiorno (e mezzo) di fuoco. Fila chilometrica sotto il sole che scotta a 30 gradi. Tutti al mare? No, tutti allo stadio Tre Fontane. Almeno duemila persone. Famiglie, scuole di pallone, mamme con bambine, atmosfera serena. Prima domenica di Serie A femminile. Quella che dovrebbe segnare la nuova frontiera del calcio donne, quella del dopo-Mondiale, quella dell'aumento delle tesserate, quella delle bambine che corrono a giocare senza più sentirsi marziane, quella della promessa eguaglianza, quella delle società e della società italiana che si aprono ad un'altra versione del pallone che chiede diritti. Partita Roma-Milan, big match per due squadre che hanno ambizioni di scudetto. Entrata gratis, nessun ingresso per la stampa, tutti nella stessa coda. Il foglio con le formazioni è inesistente o per pochi intimi. L'unica privilegiata (giustamente) è Milena Bertolini, ct azzurra, alla quale viene offerto un grande ombrello nero per …
ROMA - Mezzogiorno (e mezzo) di fuoco. Fila chilometrica sotto il sole che scotta a 30 gradi. Tutti al mare? No, tutti allo stadio Tre Fontane. Almeno duemila persone. Famiglie, scuole di pallone, mamme con bambine, atmosfera serena. Prima domenica di Serie A femminile. Quella che dovrebbe segnare la nuova frontiera del calcio donne, quella del dopo-Mondiale, quella dell'aumento delle tesserate, quella delle bambine che corrono a giocare senza più sentirsi marziane, quella della promessa eguaglianza, quella delle società e della società italiana che si aprono ad un'altra versione del pallone che chiede diritti. Partita Roma-Milan, big match per due squadre che hanno ambizioni di scudetto. Entrata gratis, nessun ingresso per la stampa, tutti nella stessa coda. Il foglio con le formazioni è inesistente o per pochi intimi. L'unica privilegiata (giustamente) è Milena Bertolini, ct azzurra, alla quale viene offerto un grande ombrello nero per ripararsi. Camilla Spinelli, bravissima addetta stampa della Roma femminile, molto sorpresa: "L'anno scorso non c'erano più di 700 tifosi". La squadra di casa nel riscaldamento porta una fascia blu, di lutto per la morte di Sahar Khodayari, 30 anni, la ragazza iraniana, soprannominata Blue Girl, morta suicida dopo essersi data fuoco in protesta per il divieto di entrare allo stadio. Verrà letto (male e in maniera incomprensibile) anche un comunicato della divisione femminile Figc. Si inizia, c'è tanta gente, viene aperta anche l'altra tribuna. Nessun cronometro allo stadio, nessun tabellone elettronico. Ma anche nessun insulto razziale, in campo ci sono un po' di giocatrici nere. Non vola un'offesa. Lo speaker annuncia 2' di recupero. Qualcuno esclama: "Come nel calcio vero". 0-0 alla fine del primo tempo. Sui gradoni (nessuna copertura) si soffre di caldo e di sete. Il distributore automatico di bevande è rotto, davanti all'unico baracchino che vende acqua (che andrà esaurita) code di mezz'ora. Un solo bagno (alla turca), da quarto mondo. Una signora in arancione (beata) si è portata da casa un'insalata di riso. Si suda, ma il peggior insulto rivolto a un guardalinee è: "Guarda anche la partita ogni tanto". In campo nessuna scena, quando la romanista Andressa (brasiliana) esige di battere un corner, tifosi e tifose le fanno notare che non ha ragione. Peccato per lo speaker, incapace e di parte: annuncia i cambi della Roma con voce entusiasta, biascica in modo incomprensibile e luttuoso quelli del Milan: anche i nomi dei tre gol rossoneri (Heroum, Conc e Giacinti al 69', 83' e 88') si scopriranno smanettando sul cellulare. Però la Roma continua a essere incitata, nessuna offesa per le avversarie, anche i ragazzi sono molto corretti, ecco giusto qualche battuta per le lente rimesse della portiera milanista Korenciova. Maurizio Ganz, neoallenatore del Milan, vince la sfida con Betty Bavagnoli. Via, è finita, si torna a casa. Roma triste, Milan euforico. Spettatori a rischio insolazione. Nemmeno una fontanella. Qualcuno dice: "Così non ci torno più". Doveva essere una prima giornata nuova, invitante, dove mostrare una cultura cambiata. Lo è stata, ma solo da una parte. L'impressione è che la svolta, il grande salto
di qualità, quell'attenzione in più per il calcio femminile, tutto questo ancora non ci sia. E che il pubblico sia sempre considerato una bestia che deve andare allo stadio, stare scomodo, senza lamentarsi. Non paghi? E allora soffri. Non c'era nulla di imprevisto in questa domenica bestiale. Né il bel tempo, né la tanta gente. Eppure chi organizzava sembra essere stato preso in contropiede. Doveva essere un ritorno al futuro, invece è stato quanto a strutture il vecchio medioevo. Serie A solo di nome.