Lyles, lo stilista dello sprint è il padrone dei 200 dopo Bolt
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOIn un Mondiale in cui la Giamaica conta di meno, ecco il nuovo mini-Usain del futuro
DOHA - America First. Per la prima volta un americano vince gli 800 metri, regno africano, con Donovan Brazier (che voleva fare il pugile) in 1’42”34. E forse per la prima volta nel Mondiale in cui nei 200 la Giamaica non c’è più, ci siamo con il nuovo mini-Bolt del futuro. Ha i capelli alla Don King, ma più corti, e color cenere. Non fa più capriole, dopo il traguardo. Ma resta uno showman, anzi un artista, preparatevi per le prossime Shoot Dance, visto che gli piace da pazzi ballare. Bisogna capirlo, da bambino è stato ginnasta, ora ama musica e moda, è un po’ stilista e compone musica (vi ricorda qualcuno?). Il nuovo principe della velocità è lui, Noah Lyles, 22 anni, dalla Florida, che si prende i 200 metri in 19”83, correndo dritto come un proiettile e chiudendo gli occhi dopo il traguardo. L’America rivince i 200 dopo 12 anni. Alle sue spalle il canadese De Grasse (19”95) e Qui&ntil…
DOHA - America First. Per la prima volta un americano vince gli 800 metri, regno africano, con Donovan Brazier (che voleva fare il pugile) in 1’42”34. E forse per la prima volta nel Mondiale in cui nei 200 la Giamaica non c’è più, ci siamo con il nuovo mini-Bolt del futuro. Ha i capelli alla Don King, ma più corti, e color cenere. Non fa più capriole, dopo il traguardo. Ma resta uno showman, anzi un artista, preparatevi per le prossime Shoot Dance, visto che gli piace da pazzi ballare. Bisogna capirlo, da bambino è stato ginnasta, ora ama musica e moda, è un po’ stilista e compone musica (vi ricorda qualcuno?). Il nuovo principe della velocità è lui, Noah Lyles, 22 anni, dalla Florida, che si prende i 200 metri in 19”83, correndo dritto come un proiettile e chiudendo gli occhi dopo il traguardo. L’America rivince i 200 dopo 12 anni. Alle sue spalle il canadese De Grasse (19”95) e Quiñonez (19”98), ecuadoriano come Carapaz, vincitore del Giro. Lyles ha la quarta prestazione mondiale sui 200 metri (19”50, e 9”86 sui 100 in estate). È figlio d’arte, padre e madre, Kevin e Keisha, sono stati buoni atleti del giro di pista, ha un giovane fratello, Josephus, che corre anche lui, è cresciuto in un’atmosfera ad alta densità atletica. Dice che gli piace fare un po’ il buffone, che tutto il mondo porta una maschera, che lui si è divertito a postare foto in cui si mette i calzettoni di R2-D2 (il robot di Star Wars). In più come Bolt pensa prima a come festeggiare il successo. «Farlo dopo una corsa è complicato: le gambe vanno velocissime, il cervello va lentissimo. Meglio pianificare». Ha praticato nuoto e calcio. «Volevo fare il ginnasta professionista, ma costava troppo e non avevo i soldi». La passione per il disegno e la moda vengono da lunghi soggiorni in ospedale. «Mi curavo l’asma, ho chiesto dei fogli, ho iniziato a fare schizzi, da Spiderman ai cartoni animati. Qualcuno li ha visti e mi ha chiesto se volevo fare delle magliette per la maratona di Boston. Chiaro che sì».
È chiaro che sì stavolta anche per Capitan Gianmarco Tamberi, 27 anni, che prima di saltare chiede la clap a un po’ di sceicchi (e ci riesce). «Mi sentivo come un bambino, non vedevo l’ora di scendere in pedana. Ho dovuto adattare un po’ la ricorsa, ma va bene così, con tutte le stupidaggini che ho fatto prima, mi sono detto: non posso uscire a 2.29, così distruggo tutto, devo mettere giù una zampata. I grandi ci sono tutti, anche Barshim, io sono a posto soprattutto mentalmente». Per Tamberi nessun problema: al secondo tentativo 2,26, al terzo 2,29 (che a Londra 2017 non bastò per la finale). Eliminato invece l’esordiente Stefano Sottile, 21 anni: non passa i 2,29. Se ne va ad occhi bassi («Sono stradeluso»), Tamberi lo incoraggia: «Sei stato bravo, ti manca solo l’esperienza». Percorso netto per il padrone di casa Mutaz Barshim e per i russi che gareggiano sotto la bandiera degli atleti neutrali, Ilya Ivanyuk e Mikhail Akimenko. Nella finale asta niente da fare per Claudio Stecchi, poco convincente e convinto (esce a 5,80) in una bellissima gara vinta dall’americano Kendricks a 5,97 (minor numero di errori) sul terribile teenager svedese Duplantis. Un Re per i 400 metri. È Davide Re, 26 anni, in semifinale vincendo la sua batteria in 45”08, terzo tempo italiano di sempre, mentre il grenadino Kirani James è il più veloce (44”94). È piaciuto Re per la padronanza e la sicurezza, per come ha corso in scioltezza il rettilineo. Non ha avuto bisogno di forzare. «Visto che l’americano Fred Kerley gigioneggiava ho pensato di superarlo. Non mi nascondo, voglio andare avanti, ma devo recuperare energie». Anche l’atletica azzurra.
È chiaro che sì stavolta anche per Capitan Gianmarco Tamberi, 27 anni, che prima di saltare chiede la clap a un po’ di sceicchi (e ci riesce). «Mi sentivo come un bambino, non vedevo l’ora di scendere in pedana. Ho dovuto adattare un po’ la ricorsa, ma va bene così, con tutte le stupidaggini che ho fatto prima, mi sono detto: non posso uscire a 2.29, così distruggo tutto, devo mettere giù una zampata. I grandi ci sono tutti, anche Barshim, io sono a posto soprattutto mentalmente». Per Tamberi nessun problema: al secondo tentativo 2,26, al terzo 2,29 (che a Londra 2017 non bastò per la finale). Eliminato invece l’esordiente Stefano Sottile, 21 anni: non passa i 2,29. Se ne va ad occhi bassi («Sono stradeluso»), Tamberi lo incoraggia: «Sei stato bravo, ti manca solo l’esperienza». Percorso netto per il padrone di casa Mutaz Barshim e per i russi che gareggiano sotto la bandiera degli atleti neutrali, Ilya Ivanyuk e Mikhail Akimenko. Nella finale asta niente da fare per Claudio Stecchi, poco convincente e convinto (esce a 5,80) in una bellissima gara vinta dall’americano Kendricks a 5,97 (minor numero di errori) sul terribile teenager svedese Duplantis. Un Re per i 400 metri. È Davide Re, 26 anni, in semifinale vincendo la sua batteria in 45”08, terzo tempo italiano di sempre, mentre il grenadino Kirani James è il più veloce (44”94). È piaciuto Re per la padronanza e la sicurezza, per come ha corso in scioltezza il rettilineo. Non ha avuto bisogno di forzare. «Visto che l’americano Fred Kerley gigioneggiava ho pensato di superarlo. Non mi nascondo, voglio andare avanti, ma devo recuperare energie». Anche l’atletica azzurra.