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(afp)

Il giro di Salwa, libera dal velo

La storia della nuova campionessa mondiale dei 400, la bahreinita Eid Naser, la donna più veloce sul giro di pista da 34 anni
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DOHA - Sembra niente, liberarsi da un velo. Sembra una piccola illusoria sciocchezza. Salwa Eid Naser ha dimostrato che sotto l’hijab c’è di piu. Più giovane vincitrice mondiale (a 21 anni e 133 giorni), prima asiatica, terzo tempo di sempre (48”14.) Per capirci, erano 34 anni che una donna non andava così forte nei 400 metri, da quando c’erano la Ddr e la Cecoslovacchia. Salwa, nata in Nigeria come Ebelechukwu Agbapuonwu, ci mettete di più voi a pronunciare il nome che lei a fare il giro di pista, nel 2014 si è trasferita in Bahrain, è diventata musulmana e ha inziato a correre tutta coperta: gambe, braccia, testa. Ai Mondiali allievi di Cali nel 2105 la sua foto fece il giro del mondo: c’era una ragazzina velata, con l’hijab, che osservava il ramadan, e che filava a tutta velocità verso l’oro. Il volto era ancora tondo, le gambe pure. Ai Mondiali di Londra 2017 la prima trasgressione: i capell…
DOHA - Sembra niente, liberarsi da un velo. Sembra una piccola illusoria sciocchezza. Salwa Eid Naser ha dimostrato che sotto l’hijab c’è di piu. Più giovane vincitrice mondiale (a 21 anni e 133 giorni), prima asiatica, terzo tempo di sempre (48”14.) Per capirci, erano 34 anni che una donna non andava così forte nei 400 metri, da quando c’erano la Ddr e la Cecoslovacchia. Salwa, nata in Nigeria come Ebelechukwu Agbapuonwu, ci mettete di più voi a pronunciare il nome che lei a fare il giro di pista, nel 2014 si è trasferita in Bahrain, è diventata musulmana e ha inziato a correre tutta coperta: gambe, braccia, testa. Ai Mondiali allievi di Cali nel 2105 la sua foto fece il giro del mondo: c’era una ragazzina velata, con l’hijab, che osservava il ramadan, e che filava a tutta velocità verso l’oro. Il volto era ancora tondo, le gambe pure. Ai Mondiali di Londra 2017 la prima trasgressione: i capelli ossigenati e la medaglia d’argento.

Guardatela ora, è irriconoscibile, sembra una rapper del Bronx, affiliata ad una gang: tatuaggi su tutto il corpo (coscia, schiena, ventre, collo, dove ha delle rondini in volo), muscoli bene in vista, piercing sulla bocca e anche sulla lingua, unghie lunghe, treccine afro. Perfino le foto che posta: in mini, in costume, con jeans strappati, sono più da Rihanna. Un’altra insomma, da Ritorno al Futuro, passata attraverso la galleria del tempo, come si fosse liberata da un’estetica religiosa per tuffarsi nella chiassosa e confusa contemporaneità. Non sarà stata la copertura integrale a farla andare più piano, visto che la donna più veloce del mondo, Florence Griffith-Joyner, correva con un total body aerodinamico, e anche l’australiana Cathy Freeman a Sydney 2000 vinse l’oro con una tuta che le copriva anche la testa (divenne così feticcio che le fu rubata). E certo quando si migliora di un secondo vengono anche tanti dubbi sul tipo di cura cui si è sottopposta, dieta a parte, soprattutto se quello è il quarto turno di gara e se l’allenatore è bulgaro (Yanko Bratanov, ex atleta).

Magari sono preconcetti, magari i piedi eccezionali di Salwa hanno un’elasticità che le permette di sorvolare la terra, senza mai trascinarsi. Ma all’arrivo, per niente stanca e affaticata, e soprattutto anche lei sorpresa dal cronometro, sembrava una teenager metropolitana, le mancava solo lo skateboard (che in fondo non le serve). Chissà in Bahrain, dove ci sono donne che si sono affermate in settori importanti, come prenderanno questo oro libero. Salwa che ha una madre ex sprinter e ha come idolo l’americana Allyson Felix ha ringraziato Dio e il «duro lavoro». Perché non si tratta di affermare o di negare il velo, ma solo di correre con la propria faccia.