Reddito di cittadinanza bloccato: la beffa per gli immigrati vittime della burocrazia
Marco Ruffolo , di MARCO RUFFOLOAhmed, Badu e gli altri: pur avendone i requisiti, si sono visti congelare le domande di reddito di cittadinanza perché manca un decreto del governo sui Paesi esclusi dall'obbligo di presentare certificazioni. E tra pochi giorni le richieste potrebbero essere annullate
ROMA. Ahmed è un signore marocchino quarantenne che risiede in Italia da 13 anni e ha una pensione di invalidità di 285 euro al mese. Badu è un rifugiato africano di 45 anni, residente nel nostro Paese dal 2007, disoccupato, Isee zero e gravi problemi di salute. Entrambi hanno chiesto il reddito di cittadinanza, il primo nel giugno scorso tramite un patronato, il secondo alle Poste cinque mesi fa. Domande bloccate a tempo indeterminato.
Come è noto, il 5 luglio scorso l'Inps ha sospeso tutte le richieste presentate dagli extracomunitari da aprile in poi, in attesa che il ministero del Lavoro, di concerto con gli Esteri, indicasse in un decreto l'elenco dei Paesi i cui cittadini sono esonerati dall'obbligo di presentare una certificazione dei redditi e dei patrimoni posseduti in quei Paesi. Ma quel decreto non si è visto ancora. La novità è che il ministero del Lavoro ha promesso ieri, attraverso l'ufficio stampa, il suo…
Come è noto, il 5 luglio scorso l'Inps ha sospeso tutte le richieste presentate dagli extracomunitari da aprile in poi, in attesa che il ministero del Lavoro, di concerto con gli Esteri, indicasse in un decreto l'elenco dei Paesi i cui cittadini sono esonerati dall'obbligo di presentare una certificazione dei redditi e dei patrimoni posseduti in quei Paesi. Ma quel decreto non si è visto ancora. La novità è che il ministero del Lavoro ha promesso ieri, attraverso l'ufficio stampa, il suo…
ROMA. Ahmed è un signore marocchino quarantenne che risiede in Italia da 13 anni e ha una pensione di invalidità di 285 euro al mese. Badu è un rifugiato africano di 45 anni, residente nel nostro Paese dal 2007, disoccupato, Isee zero e gravi problemi di salute. Entrambi hanno chiesto il reddito di cittadinanza, il primo nel giugno scorso tramite un patronato, il secondo alle Poste cinque mesi fa. Domande bloccate a tempo indeterminato.
Come è noto, il 5 luglio scorso l'Inps ha sospeso tutte le richieste presentate dagli extracomunitari da aprile in poi, in attesa che il ministero del Lavoro, di concerto con gli Esteri, indicasse in un decreto l'elenco dei Paesi i cui cittadini sono esonerati dall'obbligo di presentare una certificazione dei redditi e dei patrimoni posseduti in quei Paesi. Ma quel decreto non si è visto ancora. La novità è che il ministero del Lavoro ha promesso ieri, attraverso l'ufficio stampa, il suo arrivo entro questo fine settimana. Nel frattempo tutti gli extracomunitari che hanno fatto domanda da aprile non hanno il sussidio, anche quelli che ne avrebbero diritto. Nelle scorse settimane è stato presentato un ricorso al Tribunale di Milano contro il blocco.
E non è tutto, perché al danno subìto da chi è rimasto a bocca asciutta, si aggiunge la beffa per le quasi 54 mila famiglie (172 mila persone) che sono riuscite ad avere il reddito o la pensione - perché chiesti prima della conversione del decreto e quindi senza la necessità preventiva delle certificazioni - ma che stanno per perderlo dal momento che avevano sei mesi di tempo (ora scaduti) per presentare quelle certificazioni, quasi sempre impossibili da ottenere. Qualche giorno fa l'Inps ha avvertito tutti che se entro il 21 ottobre non arriverà la documentazione, sospenderà l'erogazione del sussidio.
Che fin dall'inizio di tutta questa storia, l'intenzione del governo giallo-verde fosse quella di escludere gli extracomunitari dal reddito di cittadinanza (malgrado abbiano un'incidenza di povertà del 30,3% contro il 6,4 degli italiani) era chiarissimo.
All'inizio il decreto consentì l'accesso ai soli cittadini extra-Ue con "permesso di lungo periodo" e residenti in Italia da almeno 10 anni (gli ultimi due continuativi). In questo modo le 241 mila famiglie di stranieri con i requisiti di povertà per accedere al reddito (768 mila persone) si ridussero a 154 mila. Ancora troppe, secondo la passata maggioranza di governo. Ed ecco spuntare in fase di conversione del decreto un emendamento che sembra la fotocopia della delibera con cui la sindaca leghista di Lodi vietò ai bambini stranieri di accedere alla mensa se i genitori non avessero dimostrato di non possedere case e conti correnti nei loro Paesi di origine.
Oltre ai requisiti del soggiorno lungo e dei 10 anni di residenza, gli extracomunitari (ad eccezione dei rifugiati) dovranno dunque ottenere dal loro Stato una certificazione, tradotta in italiano e legalizzata dall'autorità consolare italiana, dove si indichi il possesso dei requisiti del reddito di cittadinanza: limiti di reddito, Isee, patrimonio mobiliare e immobiliare. Nulla di più difficile. In alcuni casi impossibile, perché la documentazione si è persa o perché lo Stato estero non è in grado di rispondere: di qui l'annuncio di un decreto che dovrebbe indicare i Paesi per i quali quella certificazione non è richiesta. Decreto che sarebbe dovuto venire alla luce in aprile. Forse lo vedremo questo weekend.
Nel frattempo restano bloccate tutte le domande presentate dopo l'entrata in vigore della norma (non si sa il numero ma sono diverse decine di migliaia). Siamo così arrivati all'ultima tappa di questa storia paradossale: due mesi dopo aver presentato la domanda, Badu, che da anni ha avuto il riconoscimento di rifugiato, va allo sportello dell'Inps per avere notizie della sua pratica.
"La sua domanda è bloccata come tutte quelle presentate da aprile", gli risponde il funzionario dell'Istituto. "Ma come? Io come rifugiato dovevo solo dimostrare di risiedere in Italia da almeno 10 anni". "Mi dispiace, ma la circolare dice quel che le ho appena detto", ribatte lo sportellista. E così non gli resta che attendere. Così come aspetta Ahmed, che tuttavia deve anche procurarsi dal Marocco la certificazione richiesta dei suoi averi. "Averi? Ma se io in Marocco non ho neanche una gallina... Ora mi toccherà dimostrarlo e non so come". Che farà a questo punto il governo? Cancellerà la nuova norma-Lodi o si limiterà a distinguere i Paesi nei quali è obbligatorio avere la certificazione patrimoniale da quelli esentati, rischiando di produrre nuove discriminazioni e nuovi ritardi?
Come è noto, il 5 luglio scorso l'Inps ha sospeso tutte le richieste presentate dagli extracomunitari da aprile in poi, in attesa che il ministero del Lavoro, di concerto con gli Esteri, indicasse in un decreto l'elenco dei Paesi i cui cittadini sono esonerati dall'obbligo di presentare una certificazione dei redditi e dei patrimoni posseduti in quei Paesi. Ma quel decreto non si è visto ancora. La novità è che il ministero del Lavoro ha promesso ieri, attraverso l'ufficio stampa, il suo arrivo entro questo fine settimana. Nel frattempo tutti gli extracomunitari che hanno fatto domanda da aprile non hanno il sussidio, anche quelli che ne avrebbero diritto. Nelle scorse settimane è stato presentato un ricorso al Tribunale di Milano contro il blocco.
E non è tutto, perché al danno subìto da chi è rimasto a bocca asciutta, si aggiunge la beffa per le quasi 54 mila famiglie (172 mila persone) che sono riuscite ad avere il reddito o la pensione - perché chiesti prima della conversione del decreto e quindi senza la necessità preventiva delle certificazioni - ma che stanno per perderlo dal momento che avevano sei mesi di tempo (ora scaduti) per presentare quelle certificazioni, quasi sempre impossibili da ottenere. Qualche giorno fa l'Inps ha avvertito tutti che se entro il 21 ottobre non arriverà la documentazione, sospenderà l'erogazione del sussidio.
Che fin dall'inizio di tutta questa storia, l'intenzione del governo giallo-verde fosse quella di escludere gli extracomunitari dal reddito di cittadinanza (malgrado abbiano un'incidenza di povertà del 30,3% contro il 6,4 degli italiani) era chiarissimo.
All'inizio il decreto consentì l'accesso ai soli cittadini extra-Ue con "permesso di lungo periodo" e residenti in Italia da almeno 10 anni (gli ultimi due continuativi). In questo modo le 241 mila famiglie di stranieri con i requisiti di povertà per accedere al reddito (768 mila persone) si ridussero a 154 mila. Ancora troppe, secondo la passata maggioranza di governo. Ed ecco spuntare in fase di conversione del decreto un emendamento che sembra la fotocopia della delibera con cui la sindaca leghista di Lodi vietò ai bambini stranieri di accedere alla mensa se i genitori non avessero dimostrato di non possedere case e conti correnti nei loro Paesi di origine.
Oltre ai requisiti del soggiorno lungo e dei 10 anni di residenza, gli extracomunitari (ad eccezione dei rifugiati) dovranno dunque ottenere dal loro Stato una certificazione, tradotta in italiano e legalizzata dall'autorità consolare italiana, dove si indichi il possesso dei requisiti del reddito di cittadinanza: limiti di reddito, Isee, patrimonio mobiliare e immobiliare. Nulla di più difficile. In alcuni casi impossibile, perché la documentazione si è persa o perché lo Stato estero non è in grado di rispondere: di qui l'annuncio di un decreto che dovrebbe indicare i Paesi per i quali quella certificazione non è richiesta. Decreto che sarebbe dovuto venire alla luce in aprile. Forse lo vedremo questo weekend.
Nel frattempo restano bloccate tutte le domande presentate dopo l'entrata in vigore della norma (non si sa il numero ma sono diverse decine di migliaia). Siamo così arrivati all'ultima tappa di questa storia paradossale: due mesi dopo aver presentato la domanda, Badu, che da anni ha avuto il riconoscimento di rifugiato, va allo sportello dell'Inps per avere notizie della sua pratica.
"La sua domanda è bloccata come tutte quelle presentate da aprile", gli risponde il funzionario dell'Istituto. "Ma come? Io come rifugiato dovevo solo dimostrare di risiedere in Italia da almeno 10 anni". "Mi dispiace, ma la circolare dice quel che le ho appena detto", ribatte lo sportellista. E così non gli resta che attendere. Così come aspetta Ahmed, che tuttavia deve anche procurarsi dal Marocco la certificazione richiesta dei suoi averi. "Averi? Ma se io in Marocco non ho neanche una gallina... Ora mi toccherà dimostrarlo e non so come". Che farà a questo punto il governo? Cancellerà la nuova norma-Lodi o si limiterà a distinguere i Paesi nei quali è obbligatorio avere la certificazione patrimoniale da quelli esentati, rischiando di produrre nuove discriminazioni e nuovi ritardi?