Sinner è già da Top 100
Gianni Clerici , di GIANNI CLERICIFate largo al 18enne tennista azzurro: la fortuna di avere il coach giusto
Jannik Sinner era già predestinato con il nome, chiamandosi, a un dipresso, come Yannick Noah. Poi ha trovato sul suo cammino Riccardo Piatti, un coach come in Italia non si usava e come non avevano trovato i quattro grandi italiani a lui precedenti: De Stefani, Gardini, Pietrangeli e Panatta. De Stefani aveva addirittura una mamma che gli aveva imposto di tenere la racchetta sul rovescio con la sinistra, Gardini e Pietrangeli avevano il diritto e il rovescio più insoliti, Gardini aveva un colpo liftato e Nicola un rovescio tagliato, di preparazione addirittura eccessiva, Panatta quella sua volée sopra la testa, la 'Veronica'.
Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa città, Como, un giorno mi disse - lui di una famiglia di setaioli - "Domani vado a Roma". "Cosa vai a fare" chiesi io. "Vado a fare il Maestro" rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristian…
Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa città, Como, un giorno mi disse - lui di una famiglia di setaioli - "Domani vado a Roma". "Cosa vai a fare" chiesi io. "Vado a fare il Maestro" rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristian…
Jannik Sinner era già predestinato con il nome, chiamandosi, a un dipresso, come Yannick Noah. Poi ha trovato sul suo cammino Riccardo Piatti, un coach come in Italia non si usava e come non avevano trovato i quattro grandi italiani a lui precedenti: De Stefani, Gardini, Pietrangeli e Panatta. De Stefani aveva addirittura una mamma che gli aveva imposto di tenere la racchetta sul rovescio con la sinistra, Gardini e Pietrangeli avevano il diritto e il rovescio più insoliti, Gardini aveva un colpo liftato e Nicola un rovescio tagliato, di preparazione addirittura eccessiva, Panatta quella sua volée sopra la testa, la 'Veronica'.
Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa città, Como, un giorno mi disse - lui di una famiglia di setaioli - "Domani vado a Roma". "Cosa vai a fare" chiesi io. "Vado a fare il Maestro" rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristiano Caratti in Australia e Renzo Furlan a Parigi.
Ora io auguro a Sinner ogni bene, ma non sono in grado di sapere dove finirà questo fenomeno che gioca tutti i colpi come fossero vincenti, diritto o rovescio che siano. Che si permette di battere il più forte dei neri americani, quel Tiafoe che è stato paragonato a Ashe. Quel Tiafoe pieno di muscoli che, se il tennis fosse boxe, farebbe ancor più paura. Domato ieri in un terzo set di colpi vincenti, con un parziale di dodici punti a quattro, mentre io quasi non credevo a me stesso. Se il bambino, dalle guance rosate e dai capelli rossi inanellati, riuscisse a vincere l'intero torneo, non mi parrebbe una esagerazione.
Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa città, Como, un giorno mi disse - lui di una famiglia di setaioli - "Domani vado a Roma". "Cosa vai a fare" chiesi io. "Vado a fare il Maestro" rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristiano Caratti in Australia e Renzo Furlan a Parigi.
Ora io auguro a Sinner ogni bene, ma non sono in grado di sapere dove finirà questo fenomeno che gioca tutti i colpi come fossero vincenti, diritto o rovescio che siano. Che si permette di battere il più forte dei neri americani, quel Tiafoe che è stato paragonato a Ashe. Quel Tiafoe pieno di muscoli che, se il tennis fosse boxe, farebbe ancor più paura. Domato ieri in un terzo set di colpi vincenti, con un parziale di dodici punti a quattro, mentre io quasi non credevo a me stesso. Se il bambino, dalle guance rosate e dai capelli rossi inanellati, riuscisse a vincere l'intero torneo, non mi parrebbe una esagerazione.