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Sette gol all'Udinese, l'esultanza dei giocatori dell'Atalanta (ansa)

L’Atalanta e l’utopia dello scudetto

Sette gol all’Udinese, Gasperini a -3 dalla vetta. Numeri e ambizioni di un Leicester all’italiana
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«Lo scudetto non è nei nostri pensieri, lo scudetto lo può perdere solo la Juve» dice Gian Piero Gasperini dopo aver saltellato in campo insieme ai suoi tifosi. I 7 gol che l’Atalanta ha fatto all’Udinese spalancano una porta su un mondo parallelo, una specie di quarta dimensione dove tutto è uguale, tranne qualche dettaglio. In quel mondo lì l’Atalanta potrebbe anche vincerlo lo scudetto, e nessuno la tratterebbe ancora – nonostante lo sbarco in Champions League e un lungo curriculum di risultati - da comparsa, da rivelazione, o peggio ancora da “squadra simpatia”. Cioè con quella sufficienza che fa dire: però questi Ilicic, Muriel, Zapata, Gomez… Questi Ilicic, Muriel, Zapata e Gomez sono a 3 punti dalla Juve, a 2 dall’Inter, e in campionato hanno rovesciato tutta la rabbia per le sberle prese in Champions. Quello sì un altro mondo parallelo pieno di incubi, ma da cui presto…
«Lo scudetto non è nei nostri pensieri, lo scudetto lo può perdere solo la Juve» dice Gian Piero Gasperini dopo aver saltellato in campo insieme ai suoi tifosi. I 7 gol che l’Atalanta ha fatto all’Udinese spalancano una porta su un mondo parallelo, una specie di quarta dimensione dove tutto è uguale, tranne qualche dettaglio. In quel mondo lì l’Atalanta potrebbe anche vincerlo lo scudetto, e nessuno la tratterebbe ancora – nonostante lo sbarco in Champions League e un lungo curriculum di risultati - da comparsa, da rivelazione, o peggio ancora da “squadra simpatia”. Cioè con quella sufficienza che fa dire: però questi Ilicic, Muriel, Zapata, Gomez… Questi Ilicic, Muriel, Zapata e Gomez sono a 3 punti dalla Juve, a 2 dall’Inter, e in campionato hanno rovesciato tutta la rabbia per le sberle prese in Champions. Quello sì un altro mondo parallelo pieno di incubi, ma da cui presto probabilmente l’Atalanta sarà fuori. Per dedicarsi solo al campionato. E scacciare le sirene scudetto.

A Manchester Guardiola prima di azzannare la preda e rifilarle 5 gol ne aveva riconosciuto ardore e fierezza: «Quello che ha fatto l’Atalanta lo scorso anno è incredibile, è come vincere un campionato». Quando Gasperini fu licenziato dall’Inter, ormai nel 2011, Pep lo invitò a Barcellona per consolarlo e fargli godere delle meraviglie del suo calcio. Da lì Gasperini ha sviluppato un calcio molto all’italiana, che poco ha a che fare col tiki taka di Guardiola, e molto lascia alla verticalità dei contropiede e all’esaltazione dei singoli campioni. Una banda multinazionale di italiani, argentini, danesi, olandesi, belgi, colombiani e così via. Messi insieme da Luca Percassi, figlio del presidente imprenditore ed ex calciatore Antonio, e Andrea Sartori. L’Atalanta è una squadra costruita da gente di calcio, non da manager provenienti dalla finanza.
Gasperini, tipo ruvido e diretto, capace di colpi di testa, e polemiche feroci - «La Lazio è stata rilanciata, quei rigori sono furbate, il comunicato è demenziale» - dà un corpo e un’anima a tutto questo. L’Atalanta - nono campionato di A consecutivo - non è più solo una provinciale, ma dopo Milano una capitale del football lombardo. Il suo settore giovanile è il migliore in Italia, il 17enne Traoré è l’ultimo prodotto. Fatturato in costante aumento, nuovo stadio in completamento, un rapporto strettissimo col pubblico. E una baby maglietta nerazzurra che viene mandata da anni a ogni nuovo nato a Bergamo o figli di tifosi nel mondo che lo richiedano. Si chiama “Progetto neonati atalantini”.

Se già quello dello scorso anno era, sotto altre forme, un campionato vinto, quest’anno l’Atalanta sta addirittura facendo clamorosamente meglio: 3° posto contro il 15°, 20 punti contro 9, 28 gol fatti contro 14, 14 gol subiti contro 12 (unico dato peggiore). Parlare di Leicester d’Italia non è poi così peregrino, semplicemente perché l’etichetta gliel’ha già appiccicata Fabio Paratici, “Chief Football Officer” - è scritto così - della Juventus.
Sotto questo profilo allora il Napoli-Atalanta di mercoledì potrebbe essere un cambio della guardia tra pretendenti scudetto. Allo scudetto virtuale già conquistato secondo Guardiola (l’Atalanta ha il 13° monte stipendi della Serie A, appena 36 milioni contro i 294 della Juve) si tratta di capire se sia possibile aggiungere uno scudetto vero, come ai tempi del Verona (1985), Sampdoria (1991) o appunto Leicester (2016). La quota scudetto per gli allibratori nel frattempo è scesa rapidamente sotto 30 a 1.

Intanto in quel mondo parallelo dove l’Atalanta è trattata da grande squadra, Gasperini potrebbe pavoneggiarsi a pieno diritto di essere il miglior allenatore italiano oggi. Meglio di Sarri che allena una Juve superlusso che dispone di Ronaldo e Dybala. E meglio anche di Conte, pagato dall’Inter 10 milioni all’anno, per poi accampare la scusa di una rosa misera e ristretta. Due miseri punti più sopra dell’Atalanta di Gasperini.