Wilder: “Io cattivo? Aspetto solo Joshua”
Luigi Panella , di LUIGI PANELLAL’incontro a Roma del campione dei pesi massimi col Papa, pensando ai bimbi malati e a una sfida per entrare nel mito
ROMA - «I bambini donano amore, senza condizioni. E noi dobbiamo fare altrettanto. Con tutti, non solo con i nostri figli». Mentre lo dice, la voce di Deontay Wilder è ammorbidita dall’emozione. Lui è il campione del mondo dei pesi massimi: sul ring non fa sconti, nel quotidiano mostra un volto meno noto ai più. Roma lo accoglie con tanta pioggia, lui, look da rock star anni Settanta, ricambia con sorrisi e carezze ai piccoli malati del Bambino Gesù. Da ragazzo amava football e basket, poi la nascita di Naieya, prima dei suoi otto figli, lo ha spinto sul ring: «È venuta al mondo affetta da spina bifida, avevo bisogno di soldi per le cure e la boxe in caso di riuscita mi avrebbe fatto guadagnare tanto. Ora lei riesce a camminare».
Da professionista Wilder ha sfondato. È campione Wbc da cinque anni, durante i quali solo Tyson Fury è riuscito a strappargli un pari. La rivincita il prossimo 22 febbraio a Las V…
Da professionista Wilder ha sfondato. È campione Wbc da cinque anni, durante i quali solo Tyson Fury è riuscito a strappargli un pari. La rivincita il prossimo 22 febbraio a Las V…
ROMA - «I bambini donano amore, senza condizioni. E noi dobbiamo fare altrettanto. Con tutti, non solo con i nostri figli». Mentre lo dice, la voce di Deontay Wilder è ammorbidita dall’emozione. Lui è il campione del mondo dei pesi massimi: sul ring non fa sconti, nel quotidiano mostra un volto meno noto ai più. Roma lo accoglie con tanta pioggia, lui, look da rock star anni Settanta, ricambia con sorrisi e carezze ai piccoli malati del Bambino Gesù. Da ragazzo amava football e basket, poi la nascita di Naieya, prima dei suoi otto figli, lo ha spinto sul ring: «È venuta al mondo affetta da spina bifida, avevo bisogno di soldi per le cure e la boxe in caso di riuscita mi avrebbe fatto guadagnare tanto. Ora lei riesce a camminare».
Da professionista Wilder ha sfondato. È campione Wbc da cinque anni, durante i quali solo Tyson Fury è riuscito a strappargli un pari. La rivincita il prossimo 22 febbraio a Las Vegas: «Nel primo incontro è andato al tappeto due volte ma è riuscito sempre a rialzarsi. Vuol dire che lo metterò giù di nuovo...». L’orizzonte però ha il volto di Anthony Joshua, che sabato si è ripreso i titoli Wba, Ibf e Wbo dominando Andy Ruiz. Joshua il buono, Fury l’eccentrico (canta sul ring dopo i match), Wilder il cattivo: i media passano questa impressione. «Non sono cattivo, mi piace solo dimostrare di essere un uomo vero». Messaggio non troppo cifrato a Joshua ed al suo “tocca e scappa” con Ruiz: «Ha fatto bene a fare quel tipo di match. Però che noia, sempre jab, jab, jab (ride, ndr)». Wilder invece agli avversari non gira intorno. Delle 41 vittorie, 40 le ha ottenute per ko. Dopo quello contro Luis Ortiz L’Équipe ha titolato ‘’Le bras de la justice’’, il braccio della giustizia, omaggio al suo destro terrificante. «Dicono che non ho tecnica? Quella è per le categorie più leggere. Noi siamo massimi e la gente si aspetta colpi pesanti. E un solo campione del mondo, quindi dite a Joshua che sono pronto...».
Wilder ha quindi visitato la nuova sede di Scholas Occurrentes, la Fondazione Pontificia per i giovani voluta da Papa Francesco, che ha poi incontrato. Ancora i giovanissimi, filo conduttore anche quando gli si chiede della piaga del razzismo: «Sono nato e vivo a Tuscaloosa, in Alabama», risponde come se non ci fosse bisogno di aggiungere altro. Poi chiarisce: «Ho 34 anni e non ho mai avuto grossi problemi, ma penso che il razzismo esiste e debba essere sconfitto all’origine. Lo devono fare i genitori, insegnando ai figli amore e uguaglianza». Deontay Wilder è un gigante buono. Unica precauzione da prendere, evitare di incontrarlo sul ring.
Da professionista Wilder ha sfondato. È campione Wbc da cinque anni, durante i quali solo Tyson Fury è riuscito a strappargli un pari. La rivincita il prossimo 22 febbraio a Las Vegas: «Nel primo incontro è andato al tappeto due volte ma è riuscito sempre a rialzarsi. Vuol dire che lo metterò giù di nuovo...». L’orizzonte però ha il volto di Anthony Joshua, che sabato si è ripreso i titoli Wba, Ibf e Wbo dominando Andy Ruiz. Joshua il buono, Fury l’eccentrico (canta sul ring dopo i match), Wilder il cattivo: i media passano questa impressione. «Non sono cattivo, mi piace solo dimostrare di essere un uomo vero». Messaggio non troppo cifrato a Joshua ed al suo “tocca e scappa” con Ruiz: «Ha fatto bene a fare quel tipo di match. Però che noia, sempre jab, jab, jab (ride, ndr)». Wilder invece agli avversari non gira intorno. Delle 41 vittorie, 40 le ha ottenute per ko. Dopo quello contro Luis Ortiz L’Équipe ha titolato ‘’Le bras de la justice’’, il braccio della giustizia, omaggio al suo destro terrificante. «Dicono che non ho tecnica? Quella è per le categorie più leggere. Noi siamo massimi e la gente si aspetta colpi pesanti. E un solo campione del mondo, quindi dite a Joshua che sono pronto...».
Wilder ha quindi visitato la nuova sede di Scholas Occurrentes, la Fondazione Pontificia per i giovani voluta da Papa Francesco, che ha poi incontrato. Ancora i giovanissimi, filo conduttore anche quando gli si chiede della piaga del razzismo: «Sono nato e vivo a Tuscaloosa, in Alabama», risponde come se non ci fosse bisogno di aggiungere altro. Poi chiarisce: «Ho 34 anni e non ho mai avuto grossi problemi, ma penso che il razzismo esiste e debba essere sconfitto all’origine. Lo devono fare i genitori, insegnando ai figli amore e uguaglianza». Deontay Wilder è un gigante buono. Unica precauzione da prendere, evitare di incontrarlo sul ring.