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Le scintille fra Djordjevic e Messina: uno scudetto fra canestri e fatturato

Il tecnico della Virtus Bologna polemico con il coach dell'Olimpia: “Con quello che spende, Milano è sempre la favorita”
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Se davvero le parole, anche poco leggere, faranno bene a tutto il basket che sta rialzando la testa, com'era ai remoti e dorati anni Ottanta di Peterson contro Bianchini, due nuovi duellanti si sono già messi d'impegno, accendendo i primi bagliori di una disputa che oggi è solo agli inizi, ma promette scontri forti e fieri. Ettore Messina, allenatore e presidente dell'Olimpia griffata Armani, contro Sasha Djordjevic, ufficialmente solo tecnico, in realtà anche ispiratore delle politiche interne ed estere della Virtus targata Segafredo, sono partiti domenica, pochi minuti dopo che la palla non rimbalzava più al PalaFiera emiliano, appena battuta Milano da Bologna. In conferenza stampa, sono stati per un po' lì ad omaggiarsi a vicenda di un pronostico che pesa ("bravi voi, ora siete i favoriti", "ma no, coi soldi che spendete quelli da battere siete sempre voi"), dopodiché l'immediato inacidirsi di pensier…
Se davvero le parole, anche poco leggere, faranno bene a tutto il basket che sta rialzando la testa, com'era ai remoti e dorati anni Ottanta di Peterson contro Bianchini, due nuovi duellanti si sono già messi d'impegno, accendendo i primi bagliori di una disputa che oggi è solo agli inizi, ma promette scontri forti e fieri. Ettore Messina, allenatore e presidente dell'Olimpia griffata Armani, contro Sasha Djordjevic, ufficialmente solo tecnico, in realtà anche ispiratore delle politiche interne ed estere della Virtus targata Segafredo, sono partiti domenica, pochi minuti dopo che la palla non rimbalzava più al PalaFiera emiliano, appena battuta Milano da Bologna. In conferenza stampa, sono stati per un po' lì ad omaggiarsi a vicenda di un pronostico che pesa ("bravi voi, ora siete i favoriti", "ma no, coi soldi che spendete quelli da battere siete sempre voi"), dopodiché l'immediato inacidirsi di pensieri e parole già prospetta un lungo domani di toni destinati a salire, perché le due società con più scudetti, e oggi con le proprietà più solide e liquide, pure alleate in Lega, paiono all'alba di una dura contesa, quasi oscurando il resto della Serie A, che pure ha in Sassari e nella scudettata Venezia altre degnissime contendenti.
Così, è stato Messina a mettere per iscritto i termini di una dialettica già ben avviata a colorirsi, se i due condottieri, già visti contro in nazionale guidando Italia e Serbia, non paiono proprio fiutarsi troppo, al di là delle normali cortesie d'uso. Scrivendo a Repubblica Bologna, anche per ringraziare della calorosa accoglienza il suo vecchio pubblico bianconero, il coach dell'Olimpia s'era infatti subito allungato al collega. "Quando dopo la partita ho detto che, viste le ultime autorevoli vittorie contro i cugini e contro Milano, la Virtus è di fatto la squadra da battere, volevo riconoscere i meriti del dottor Zanetti, di Luca Baraldi, di coach Djordjevic e della squadra e fare i complimenti. Mi dispiace che Sale abbia pensato che volessi fare il vecchio giochino di metter pressione su di lui e la sua squadra e si sia risentito, tirando di nuovo fuori l'ancor più vecchio discorso del budget. Sono trent'anni che sono favorito anche se alleno ai Giardini Margherita e, crescendo alla Virtus, ho imparato che quelli bravi, e Sale e la sua squadra sono molto bravi, la pressione se la mettono da soli".
La tribune del basket sono meno illuminate di quelle del calcio, ma se le sfide dialettiche di chi guida le baracche sono tutta salute, qui siamo oggi, e domani potremmo esser oltre. Poi, è chiaro, parlar di soldi non basta e serve pure la pietanza e non solo il contorno, ossia nomi e volti in campo attrattivi alla prova del gioco. E lì si sono appena misurati i pezzi più grossi, come il Teodosic bolognese e il Rodriguez meneghino, suppergiù pareggiando la loro personalissima sfida, salvo che, in un contesto di squadra più ricettivo per le sue invenzioni, il serbo l'ha vinta col superiore prodotto globale. Sfiorato il mezzo milione di spettatori su RaiDue col "derby d'Italia", ripresa propiziata da marchi di forte appeal comunicativo, il basket che in stagione regolare ne mancava da quindici anni ha incassato un risultato a metà: un dato oggi non vistoso che può diventare la ripartenza di domani. Soprattutto se le due vecchie signore insisteranno a darci dentro.