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(ansa)

Scacco alla regina

A 15 anni Coco Gauff elimina Osaka, campionessa uscente: “Posso batterle tutte”
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La baby assassina avrà 16 anni a marzo. Non ha la macchinetta ai denti, ma muscoli e treccine. Ha un nome, anzi un soprannome (pure sulle scarpe) da lolita: Coco. Non vi seduce con le carezze, anzi vi fa girare la testa con le sberle. Più siete regina o campionessa in carica (vedi Naomi Osaka) e più lei picchia. Anche se piangete (vedi sempre Osaka) lei continua a colpire. Velocità del suo servizio? 189 chilometri orari, circa.

Vi fidate di Martina Navratilova? «Da decenni non si vedeva una luce così splendente». Date retta a Roger Federer? «Io non ero così forte alla sua età». Credete a Serena Williams? «È un talento incredibile, sono una sua fan». Sì e forse Cori “Coco” Gauff è anche la sua erede. Una minorenne, molto pretty baby e molto atletica. Afroamericana come Serena, nata ad Delray Beach in Florida, cresciuta ad Atlanta («We have a dream»), ritorn…
La baby assassina avrà 16 anni a marzo. Non ha la macchinetta ai denti, ma muscoli e treccine. Ha un nome, anzi un soprannome (pure sulle scarpe) da lolita: Coco. Non vi seduce con le carezze, anzi vi fa girare la testa con le sberle. Più siete regina o campionessa in carica (vedi Naomi Osaka) e più lei picchia. Anche se piangete (vedi sempre Osaka) lei continua a colpire. Velocità del suo servizio? 189 chilometri orari, circa.

Vi fidate di Martina Navratilova? «Da decenni non si vedeva una luce così splendente». Date retta a Roger Federer? «Io non ero così forte alla sua età». Credete a Serena Williams? «È un talento incredibile, sono una sua fan». Sì e forse Cori “Coco” Gauff è anche la sua erede. Una minorenne, molto pretty baby e molto atletica. Afroamericana come Serena, nata ad Delray Beach in Florida, cresciuta ad Atlanta («We have a dream»), ritornata sulla costa, per coltivare meglio le sue qualità. Cori non è frettolosa, non è bambinesca, in campo si muove velocemente, a grandi passi. E tra poco sarà tra le prime 50 del mondo.

Padre Corey, allenatore ed ex giocatore di basket, madre Candi, ostacolista e eptatleta. Papà voleva che lei giocasse a basket, ma a lei non piaceva perché non le riusciva segnare, però era brava a difendere. Tutti i nomi della famiglia iniziano per C, compresi quelli dei fratelli minori, Cody e Cameron. Cori ha iniziato a 7 anni con il mito di Serena, da quando ne aveva 10 si è allenata anche a Nizza all’accademia di Mouratoglou, coach di Williams. E da junior ha vinto l’Orange Bowl.

Una predestinata, anzi una golden girl: vale un milione di dollari in sponsorizzazioni, già messa sotto contratto da Team8, la stessa agenzia che cura gli interessi di Federer. Tony Godsick, il manager, dice che stanno facendo di tutto per proteggerla, che riceve 80 richieste al giorno di intervista, anche perché nel 2019 dopo 23 anni è stata la più giovane ad aver raggiunto il terzo turno in uno Slam dai tempi di Anna Kournikova nel ’96.

Coco studia on-line, ringrazia i professori «che in questa circostanza mi danno tregua», ascolta Rihanna e Beyoncé, ma impazzisce per Jaden Smith, figlio di Will, e soprattutto per la canzone Icon, il cui ritornello è «Sono solo un’icona vivente». Non sembra ancora soffrire per quel dark side of the ball che trasforma il gioco in business e porta nubi e oscurità nella vita delle teenager.

Meglio aggiornare la nuova costellazione del tennis femminile. Niente più SuperMom, meglio le Wondergirl. Nella notte australiana si spegne la stella di Serena Williams, 38 anni, niente record di 24 Slam vinti, eliminata al terzo turno dalla cinese Wang Qiang e onesta nel dire: «Perdere fa sempre male, provo lo stesso dolore di dieci anni fa, solo che oggi sono un’attrice migliore, sappiate però che vorrei sbattere la testa contro il muro».

Si accende invece la cometa di Cori Gauff che spazza via in due set Osaka, 22 anni, campionessa in carica, e diventa la più giovane a battere una Top 5 da quando Jennifer Capriati superò Gabriela Sabatini all’Us Open 1991. Gauff con Capriati e Martina Hingis è anche la terza nell’ultimo trentennio ad aver vinto 7 partite Slam prima dei 16 anni. Vatti a fidare dell’inesperienza delle ragazzine: Coco ha giocato tre Slam e ha già raggiunto due volte gli ottavi. Soprattutto impara in fretta. Quattro mesi fa le aveva buscate a New York proprio da Osaka, 6-3, 6-0.

Stavolta è stata più aggressiva, ha strappato all’avversaria tre volte il servizio (ha vinto 6-3, 6-4), anche se la giapponese, molto fallosa, confessa: «Ho perso io. A nessuna piace uscire di scena per mano di una quindicenne, fa più male perché c’erano i miei genitori a vedermi». Cori uscendo dal campo continuava a chiedersi: «Che cos’è questa vita? Tutta la gente mi applaude, non ci sono abituata, credo che in fondo nessuno lo sia. All’Us Open non ero preparata, qui in Australia sì, ho lavorato molto. Prima non ero pronta all’aspetto mediatico del tennis, ora mi diverto di più. Ho battuto la campionessa uscente, ma non conta». Ah no? «Intendo che ho la sensazione di poter battere tutte». Dio, perdonala, perché sa quello che fa.