✕
Luciano Gaucci con Nakata il giorno della sua presentazione a Perugia: era il 1998 (ansa)

Colpi di genio, liti e fughe: Gaucci, un ciclone nel calcio

È morto a Santo Domingo, aveva 81 anni. Ha portato al Perugia Nakata, Ahn, Gheddafi. Scappò ai Caraibi e patteggiò tre anni
2 minuti di lettura
Pochi mesi prima di fuggire a Santo Domingo, lasciando un Perugia al collasso e la patata bollente della bancarotta fraudolenta in mano ai figli, Luciano Gaucci gironzolava per i campi del calcio minore romano. Era certo che prima o poi avrebbe intercettato il fenomeno di periferia, rimasto nascosto per chissà quale motivo sino a 25 anni. Lo accoglievano come un re e lui ricambiava regalando stock di materiale tecnico proveniente dai magazzini della sua Galex e battute. E quando gli offrivano di sedersi su una poltrona presa in prestito da una casa vicino all'impianto, Lucianone sbottava ridendo: "Non sono mica Montezuma!". Ma in fondo era lusingato. Luciano Gaucci, luci e ombre di un mondo perduto, è morto ieri a 81 anni. Un altro pallone. Gaucci si dette al calcio e non all'ippica perché all'ippica si era già dato in precedenza. Con quella sua aria da Rodomonte calato alla perfezione nell'epoca della veracità imprenditoria…
Pochi mesi prima di fuggire a Santo Domingo, lasciando un Perugia al collasso e la patata bollente della bancarotta fraudolenta in mano ai figli, Luciano Gaucci gironzolava per i campi del calcio minore romano. Era certo che prima o poi avrebbe intercettato il fenomeno di periferia, rimasto nascosto per chissà quale motivo sino a 25 anni. Lo accoglievano come un re e lui ricambiava regalando stock di materiale tecnico proveniente dai magazzini della sua Galex e battute. E quando gli offrivano di sedersi su una poltrona presa in prestito da una casa vicino all'impianto, Lucianone sbottava ridendo: "Non sono mica Montezuma!". Ma in fondo era lusingato. Luciano Gaucci, luci e ombre di un mondo perduto, è morto ieri a 81 anni. Un altro pallone. Gaucci si dette al calcio e non all'ippica perché all'ippica si era già dato in precedenza. Con quella sua aria da Rodomonte calato alla perfezione nell'epoca della veracità imprenditoriale, manipolatore non più di quanto fosse manipolabile, è stato l'unico capace di sovrapporre il figlio di Gheddafi, il bluff, Carolina Morace, assoldata per la Viterbese e durata lo spazio di una mezza mattinata, Hidetoshi Nakata, il vero affare reso possibile dalla vendita del cavallo Tony Bin, e il sudcoreano Ahn, che Gaucci avrebbe rinnegato dopo il golden gol all'Italia del Trap nel 2002 ("non metta più piede da noi"). Al Perugia, preso nel 1991, Gaucci dette tutto. Anche ciò che non aveva ovviamente. Era arrivato sognando la California e risalendo il Tevere. Da romano e romanista, nonché da conducente del tram per le strade di Roma, provò prima a sostiuirsi a Viola: come sempre era convinto che i suoi amici di cliniche, circoli e affaretti vari, accomunati dal mito della furbizia, non l'avrebbero distratto né convinto a ritirarsi. Ma la Roma era una puntata troppo alta. Pensò alla Lazio ma poi guardandosi allo specchio ammise: "Ci metterei troppo tempo a cambiare bandiera e poi se ne accorgerebbero tutti". Non gli restò che affittare una barca e remare sino in Umbria, controcorrente. Un giorno, nell'intervallo, esonerò Castagner che si rifiutava di sostituire Rapajc. Portò il Perugia dalla C alla A, poi la ricaduta in B, poi di nuovo tra i grandi e qualche puntatina in Europa (con vittoria nell'Intertoto). Fra sprazzi di lucidità ed escandescenze da commedia dell'arte, Gaucci garantiva una fiammeggiante conduzione. Si inimicò chiunque e una volta arrivò persino a sedersi in panchina come tecnico, perdendo 5-0 in casa. Non ci riprovò.
Gaucci non era nato per vincere. Forse, traducendo meglio il concetto di Sprinsgteen, era nato per scappare (Born to run). La sua sparizione dai radar lo conferma. Tentò anche di rilevare il Napoli di Naldi in C e sull'orlo del fallimento (2004) ma ebbe tutti contro, dai tifosi alla Covisoc. A Santo Domingo seppe dei tre anni patteggiati. Tornò in Italia per l'indulto ma l'aria era diventata irrespirabile e ripartì per i Caraibi. Dopo aver veduto Nakata alla Roma di Sensi non riuscì a trattenere la soddisfazione: lo scudetto del 2001, cui il giapponese contribuì da campione nel girone di ritorno, Gaucci lo sentiva un po' suo. Nel novembre del '99 la quasi rissa con Vincenzo Matarrese, presidente del Bari, dopo una partita ricordata solo per il "dopo" causato da Olive in ospedale con uno zigomo rotto: "Lasciatemi, gliene voglio dire quattro!", esclamò lanciandosi contro Matarrese che intanto era andato a rifugiarsi nel pullman. In realtà gliene aveva già dette molte più di quattro.