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(afp)

Tennis, Djokovic oltre i limiti: risorge dalla polvere e ritorna numero 1

Ottavo trionfo agli Open d'Australia: il serbo rimonta l’austriaco Thiem in cinque set e toglie a Nadal la vetta della classifica mondiale
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Avevo scritto l'altro giorno che Nole Djokovic avrebbe vinto perché aveva a favore troppi precedenti, sette titoli già vinti sul Centrale di Melbourne, e molta più esperienza dello sfidante austriaco, Dominic Thiem. Nonostante le due finali perdute al Roland Garros contro Rafa Nadal, Thiem era più o meno un esordiente, non abituato a quei livelli. Uno arrivato al match senza essere davvero favorito.
Con l'abitudine di anticipare il nome del vincitore ho già raccolto una collezione di sbagli e un qualche risultato positivo a sorpresa. Mentre pensavo a come si sarebbe svolta la partita ho ricevuto un telefonata. Era un professore dello Iulm milanese che insegna il tennis, oltre a svolgere la sua professione. Abbiamo iniziato a parlare della finale, e il Professore mi ha subito trovato in difficoltà sulle statistiche, come mi ha causato un deficit di memoria, prima al liceo, poi all'università. "Ma sai - mi ha detto il Pro…
Avevo scritto l'altro giorno che Nole Djokovic avrebbe vinto perché aveva a favore troppi precedenti, sette titoli già vinti sul Centrale di Melbourne, e molta più esperienza dello sfidante austriaco, Dominic Thiem. Nonostante le due finali perdute al Roland Garros contro Rafa Nadal, Thiem era più o meno un esordiente, non abituato a quei livelli. Uno arrivato al match senza essere davvero favorito.
Con l'abitudine di anticipare il nome del vincitore ho già raccolto una collezione di sbagli e un qualche risultato positivo a sorpresa. Mentre pensavo a come si sarebbe svolta la partita ho ricevuto un telefonata. Era un professore dello Iulm milanese che insegna il tennis, oltre a svolgere la sua professione. Abbiamo iniziato a parlare della finale, e il Professore mi ha subito trovato in difficoltà sulle statistiche, come mi ha causato un deficit di memoria, prima al liceo, poi all'università. "Ma sai - mi ha detto il Professore - nelle ultime sei partite Thiem ha battuto Federer cinque a uno, Djokovic quattro a due, e ha fatto pari con Nadal. È lui che dovrebbe vincere questa volta, con tali precedenti. Inoltre Thiem può correre per quattro o cinque ore senza stancarsi".
Quando mi sono addormentato, un sogno della partita mi è sfilato davanti, e i miei pronostici dell'altro giorno sono stati contraddetti dalle immagini: Thiem ha iniziato a grandi colpi di diritto come uno che impugni un ombrello aperto. Ma dovevo accertarmi della realtà, sul granuloso fondo australiano che toglie il pelo alle palle e ne alza la parabola. Accertarmi che l'arbitro francese, Dumusois, punisse due volte Djokovic per il troppo tempo che impiegava a far rimbalzare la palla preparandosi al servizio, tutto questo prima che il serbo si indispettisse e glielo comunicasse con una botta. Peraltro amichevole, su una scarpa, passando sotto la sua sedia. "Ti sei reso famoso, ben fatto". Ho avuto l'impressione che il mio pronostico notturno prevalesse su quello diurno quando Thiem riusciva a portarsi, a gran colpi di diritto, due set a uno nel terzo. La vicenda stava però mutando. Djokovic, che aveva avuto momenti di fatica nel terzo, ritrovava d'un tratto la propria abituale regolarità nel quarto e conduceva, riuscendo a limitare i dirittacci dell'austriaco. Per contro, ritornava esemplare nel suo rovescio bimane, e ne falliva ormai solo se in allungo nell'angolo sinistro. Era sufficiente per prendersi l'ottavo titolo australiano (6-4, 4-6, 2-6, 6-3, 6-4) e tornare numero uno del mondo, a spese di Rafa Nadal, spandere pillole di filosofia di vita ("Avete visto gli incendi, sapete delle guerre che ci sono sparse nel mondo. Aggiungo la perdita di Kobe Bryant, un amico importante per me. Ecco: stiamo vicino alle persone che ci vogliono bene"). E salvare il mio pronostico del torneo.