C'è un "partito" che vuole cambiare il fuorigioco. Si muove da tempo per una riforma della regola in una versione più soft, favorevole agli attaccanti. Obiettivo: incrementare i gol e lo spettacolo.
Il Var oggi trancia al centimetro le posizioni degli attori in campo. E il fuorigioco è l'area di applicazione in cui la moviola funziona meglio. Eppure, non è la verità assoluta: la definizione dei pixel e la scelta del frame esatto in cui parte il passaggio hanno un margine d'approssimazione, soprattutto se gli incroci riguardano parti del corpo distanti, come un piede e una spalla. In più, avere la punta del piede "oltre" non dà alcun vantaggio. Gli inglesi, che hanno introdotto con cautela e diffidenza la tecnologia, non hanno mai digerito questa minima percentuale di fallibilità. Tanto più che il Var dovrebbe intervenire su errori chiari ed evidenti, e non su quello che è stato ribattezzato "il fuorigioco di naso".
Da qui la corrente di pensiero che preme per un passo indietro, come anticipato a gennaio a Repubblica da una fonte qualificata. Adesso c'è una proposta dettagliata, annunciata in una tavola rotonda ai premi Laureus a Berlino dall'ex allenatore dell'Arsenal Arsene Wenger, da novembre responsabile dello sviluppo mondiale del calcio per la Fifa: "C'è spazio per cambiare la regola e fare in modo che non basti una piccola porzione del corpo oltre il difensore per far scattare il fuorigioco". Verrebbe reintrodotto e reinterpretato il concetto di "luce": per essere in fuorigioco l'attaccante dovrebbe trovarsi con il corpo completamente oltre il difensore (braccia escluse). Così, più del Var, tornerebbero determinanti i guardalinee, che nelle segnalazioni hanno un margine d'errore dell'1,2%: se non è la perfezione, quasi. Escluso che la proposta sia presentata nel General meeting dell'Ifab, il board che decide le regole del calcio, il 29 febbraio. Ma il tema, dopo l'uscita di Wenger, è ormai sul tavolo.
Gli sponsor sono politicamente pesanti, a partire dal presidente dell'Uefa Ceferin. È pensiero diffuso che le partite, per essere attraenti, dovrebbero produrre in media 3 gol ognuna, che nella maggior parte dei casi vorrebbe dire un 2-1: due squadre a segno e un vincitore, l'equilibrio perfetto. E la riforma favorirebbe gli attaccanti. A frenare è l'Ifab, composto da 8 membri: 4 li nomina la Fifa, 4 le federazioni britanniche. Per cambiare una regola servono 6 voti. E l'apertura di Wenger, uomo Fifa, può rafforzare la spinta riformista del calcio di Sua Maestà.
Fino a oggi la proposta si è scontrata con una certa cautela della Fifa. Ma l'iniziativa riformista non si fermerà e anzi a fine mese muoverà nuovi passi, ufficiali. Il ct Mancini può comunque stare tranquillo: da qui agli Europei non dovrà insegnare a Bonucci un nuovo modo per marcare Bale.
Il Var oggi trancia al centimetro le posizioni degli attori in campo. E il fuorigioco è l'area di applicazione in cui la moviola funziona meglio. Eppure, non è la verità assoluta: la definizione dei pixel e la scelta del frame esatto in cui parte il passaggio hanno un margine d'approssimazione, soprattutto se gli incroci riguardano parti del corpo distanti, come un piede e una spalla. In più, avere la punta del piede "oltre" non dà alcun vantaggio. Gli inglesi, che hanno introdotto con cautela e diffidenza la tecnologia, non hanno mai digerito questa minima percentuale di fallibilità. Tanto più che il Var dovrebbe intervenire su errori chiari ed evidenti, e non su quello che è stato ribattezzato "il fuorigioco di naso".
Da qui la corrente di pensiero che preme per un passo indietro, come anticipato a gennaio a Repubblica da una fonte qualificata. Adesso c'è una proposta dettagliata, annunciata in una tavola rotonda ai premi Laureus a Berlino dall'ex allenatore dell'Arsenal Arsene Wenger, da novembre responsabile dello sviluppo mondiale del calcio per la Fifa: "C'è spazio per cambiare la regola e fare in modo che non basti una piccola porzione del corpo oltre il difensore per far scattare il fuorigioco". Verrebbe reintrodotto e reinterpretato il concetto di "luce": per essere in fuorigioco l'attaccante dovrebbe trovarsi con il corpo completamente oltre il difensore (braccia escluse). Così, più del Var, tornerebbero determinanti i guardalinee, che nelle segnalazioni hanno un margine d'errore dell'1,2%: se non è la perfezione, quasi. Escluso che la proposta sia presentata nel General meeting dell'Ifab, il board che decide le regole del calcio, il 29 febbraio. Ma il tema, dopo l'uscita di Wenger, è ormai sul tavolo.
Gli sponsor sono politicamente pesanti, a partire dal presidente dell'Uefa Ceferin. È pensiero diffuso che le partite, per essere attraenti, dovrebbero produrre in media 3 gol ognuna, che nella maggior parte dei casi vorrebbe dire un 2-1: due squadre a segno e un vincitore, l'equilibrio perfetto. E la riforma favorirebbe gli attaccanti. A frenare è l'Ifab, composto da 8 membri: 4 li nomina la Fifa, 4 le federazioni britanniche. Per cambiare una regola servono 6 voti. E l'apertura di Wenger, uomo Fifa, può rafforzare la spinta riformista del calcio di Sua Maestà.
Fino a oggi la proposta si è scontrata con una certa cautela della Fifa. Ma l'iniziativa riformista non si fermerà e anzi a fine mese muoverà nuovi passi, ufficiali. Il ct Mancini può comunque stare tranquillo: da qui agli Europei non dovrà insegnare a Bonucci un nuovo modo per marcare Bale.