Mager: “Ho conosciuto il lato oscuro del tennis. Ora gioco con i grandi”
Paolo Rossi , dal nostro inviato PAOLO ROSSIIntervista all'uomo nuovo dell'Italia. Che potrebbe anche esordire in Davis contro la Corea
CAGLIARI - Le prime volte di Gianluca Mager, il ragazzo nato nella città dei fiori, Sanremo. La vita cambiata in una settimana, a 25 anni: la finale nell'Atp 500 di Rio de Janeiro (con la vittoria su Thiem, oggi n. 3 del mondo) e la maglia azzurra della Coppa Davis.
L'orizzonte dopo il buio e quando nessuno l'aspettava più.
"Non ho ancora realizzato, ma essere con gli azzurri è cosa che mi riempie di orgoglio".
Mager, il Carneade. Che poi si pronuncia "Magher".
"Perché mio nonno era tedesco. Sconosciuto se pensiamo a Djokovic, Nadal e Federer, ma io faccio parte di quelli che ogni giorno si alzano e fanno tutto al massimo, e giocano tornei dove non prendi soldi e dove ti porti il fornelletto per non correre il rischio di mangiare cose che ti fanno star male".
Ha descritto il lato oscuro del tennis.
"La gente conosce solo l'altra faccia del nostro sport, quella con i lustrini. Invece siamo 2 mila in classifi…
L'orizzonte dopo il buio e quando nessuno l'aspettava più.
"Non ho ancora realizzato, ma essere con gli azzurri è cosa che mi riempie di orgoglio".
Mager, il Carneade. Che poi si pronuncia "Magher".
"Perché mio nonno era tedesco. Sconosciuto se pensiamo a Djokovic, Nadal e Federer, ma io faccio parte di quelli che ogni giorno si alzano e fanno tutto al massimo, e giocano tornei dove non prendi soldi e dove ti porti il fornelletto per non correre il rischio di mangiare cose che ti fanno star male".
Ha descritto il lato oscuro del tennis.
"La gente conosce solo l'altra faccia del nostro sport, quella con i lustrini. Invece siamo 2 mila in classifi…
CAGLIARI - Le prime volte di Gianluca Mager, il ragazzo nato nella città dei fiori, Sanremo. La vita cambiata in una settimana, a 25 anni: la finale nell'Atp 500 di Rio de Janeiro (con la vittoria su Thiem, oggi n. 3 del mondo) e la maglia azzurra della Coppa Davis.
L'orizzonte dopo il buio e quando nessuno l'aspettava più.
"Non ho ancora realizzato, ma essere con gli azzurri è cosa che mi riempie di orgoglio".
Mager, il Carneade. Che poi si pronuncia "Magher".
"Perché mio nonno era tedesco. Sconosciuto se pensiamo a Djokovic, Nadal e Federer, ma io faccio parte di quelli che ogni giorno si alzano e fanno tutto al massimo, e giocano tornei dove non prendi soldi e dove ti porti il fornelletto per non correre il rischio di mangiare cose che ti fanno star male".
Ha descritto il lato oscuro del tennis.
"La gente conosce solo l'altra faccia del nostro sport, quella con i lustrini. Invece siamo 2 mila in classifica e non so neanche quanti nel mondo, e non a tutti riesce di diventare Top Ten".
È un sopravvissuto?
"Credetemi, il mondo dei tornei challenger è durissimo. Ci sono tutti quelli che vogliono arrivare".
Perché è esploso tardi?
"Perché quando ero ragazzo mi piaceva più divertirmi che impegnarmi nel tennis. Uscivo con gli amici, andavo in vacanza con loro, facevo tardi la sera e non volevo alzarmi presto la mattina".
Quanto è durato tutto ciò?
"Fino a quasi 18 anni. E io a diventare professionista proprio non ci pensavo".
C'era stato anche il doping, una squalifica per cannabis.
"Avevo 16 anni e mezzo e, dopo una festa da sballo a casa di amici, il mio papà mi dice che al Park Tennis Club di Genova mi danno una wild card per le qualificazioni per il Challenger: ci vado e mi fanno l'antidoping".
E la svolta?
"Con la Serie A e sempre grazie al Park: giocare insieme a Giannessi, Naso e ovviamente Fognini mi ha coinvolto e motivato".
E Diego Nargiso che resta folgorato dal suo gioco.
"Lui, il talentuoso che mi ha trasmesso la disciplina. Per 8 mesi prendevo bus e treno fino a Montecarlo e ritorno, con un panino a pranzo, solo per allenarmi con lui".
Non è durata, però, e anche questo capitolo si è chiuso.
"E sono finito quindi a Tirrenia, accolto a braccia aperte da Gabrio Castichella e Umberto Rianna anche se non ero più giovanissimo".
Nel 2018 però torna a vivere a Sanremo.
"Il fatto è che sono introverso, mi piace vivere con la mia cerchia di amici stretti. Non ho grandi hobby, sono pigro: mi basta il cinema. Sentivo il bisogno di tornare a casa, a Tirrenia hanno capito e li ho ringraziati. Sapevano che avevo bisogno del mio ambiente, dove mi sento ad agio. Io abito a cinquanta metri dal circolo, mi alleno con i maestri che mi hanno cresciuto da quando avevo sei anni".
A casa l'attendeva l'amore.
"Valentine Confalonieri, che è anche mia coach insieme a Matteo Civarolo. Stiamo insieme da tanto, la conosco da quando avevo 14 anni. Ex tennista, è andata negli Stati Uniti al college e poi, ritornata, ha deciso di stabilirsi a Sanremo".
Sa che la sua storia potrebbe somigliare a quella di Marco Cecchinato...
"Macché, lui ha fatto molto di più, una semifinale di uno Slam. Io una finale Atp nel 2020 e l'anno scorso ho vinto tre challenger. La strada è bella lunga...".
Però deve spiegarci il salto di qualità.
"La mentalità è tutto, è quella che va migliorata, il come si pensa fa la differenza: durante il match, ma anche prima e durante gli allenamenti".
Ora le si pongono nuove domande, nuove aspettative.
"Io sono nato sulla terra rossa, devo migliorare sul veloce. Le mie aspettative sono di giocare tornei più alti, migliorare i dettagli e allenarmi bene".
L'aiuta essere un uomo maturo?
"Sì, mi dico che è solo l'inizio. Ho 25 anni e ho fatto tanta gavetta, un antidoto alle distrazioni. E viaggiare mi pesa sì, ma mi aiuta l'idea che tanto dopo torno a casa e questo mi dà piacere".
L'orizzonte dopo il buio e quando nessuno l'aspettava più.
"Non ho ancora realizzato, ma essere con gli azzurri è cosa che mi riempie di orgoglio".
Mager, il Carneade. Che poi si pronuncia "Magher".
"Perché mio nonno era tedesco. Sconosciuto se pensiamo a Djokovic, Nadal e Federer, ma io faccio parte di quelli che ogni giorno si alzano e fanno tutto al massimo, e giocano tornei dove non prendi soldi e dove ti porti il fornelletto per non correre il rischio di mangiare cose che ti fanno star male".
Ha descritto il lato oscuro del tennis.
"La gente conosce solo l'altra faccia del nostro sport, quella con i lustrini. Invece siamo 2 mila in classifica e non so neanche quanti nel mondo, e non a tutti riesce di diventare Top Ten".
È un sopravvissuto?
"Credetemi, il mondo dei tornei challenger è durissimo. Ci sono tutti quelli che vogliono arrivare".
Perché è esploso tardi?
"Perché quando ero ragazzo mi piaceva più divertirmi che impegnarmi nel tennis. Uscivo con gli amici, andavo in vacanza con loro, facevo tardi la sera e non volevo alzarmi presto la mattina".
Quanto è durato tutto ciò?
"Fino a quasi 18 anni. E io a diventare professionista proprio non ci pensavo".
C'era stato anche il doping, una squalifica per cannabis.
"Avevo 16 anni e mezzo e, dopo una festa da sballo a casa di amici, il mio papà mi dice che al Park Tennis Club di Genova mi danno una wild card per le qualificazioni per il Challenger: ci vado e mi fanno l'antidoping".
E la svolta?
"Con la Serie A e sempre grazie al Park: giocare insieme a Giannessi, Naso e ovviamente Fognini mi ha coinvolto e motivato".
E Diego Nargiso che resta folgorato dal suo gioco.
"Lui, il talentuoso che mi ha trasmesso la disciplina. Per 8 mesi prendevo bus e treno fino a Montecarlo e ritorno, con un panino a pranzo, solo per allenarmi con lui".
Non è durata, però, e anche questo capitolo si è chiuso.
"E sono finito quindi a Tirrenia, accolto a braccia aperte da Gabrio Castichella e Umberto Rianna anche se non ero più giovanissimo".
Nel 2018 però torna a vivere a Sanremo.
"Il fatto è che sono introverso, mi piace vivere con la mia cerchia di amici stretti. Non ho grandi hobby, sono pigro: mi basta il cinema. Sentivo il bisogno di tornare a casa, a Tirrenia hanno capito e li ho ringraziati. Sapevano che avevo bisogno del mio ambiente, dove mi sento ad agio. Io abito a cinquanta metri dal circolo, mi alleno con i maestri che mi hanno cresciuto da quando avevo sei anni".
A casa l'attendeva l'amore.
"Valentine Confalonieri, che è anche mia coach insieme a Matteo Civarolo. Stiamo insieme da tanto, la conosco da quando avevo 14 anni. Ex tennista, è andata negli Stati Uniti al college e poi, ritornata, ha deciso di stabilirsi a Sanremo".
Sa che la sua storia potrebbe somigliare a quella di Marco Cecchinato...
"Macché, lui ha fatto molto di più, una semifinale di uno Slam. Io una finale Atp nel 2020 e l'anno scorso ho vinto tre challenger. La strada è bella lunga...".
Però deve spiegarci il salto di qualità.
"La mentalità è tutto, è quella che va migliorata, il come si pensa fa la differenza: durante il match, ma anche prima e durante gli allenamenti".
Ora le si pongono nuove domande, nuove aspettative.
"Io sono nato sulla terra rossa, devo migliorare sul veloce. Le mie aspettative sono di giocare tornei più alti, migliorare i dettagli e allenarmi bene".
L'aiuta essere un uomo maturo?
"Sì, mi dico che è solo l'inizio. Ho 25 anni e ho fatto tanta gavetta, un antidoto alle distrazioni. E viaggiare mi pesa sì, ma mi aiuta l'idea che tanto dopo torno a casa e questo mi dà piacere".