Intervista a Gianni Petrucci: “Il basket ha deciso di fermarsi: noi non siamo dei folli”
Cosimo Cito , di COSIMO CITOIl presidente della Federazione spiega lo stop al campionato per l'emergenza Coronavirus
Il nuovo decreto del governo ha prodotto nel basket una serata, quella di sabato, di ordinario terrore. Brindisi, partita in aereo al mattino per Venezia, ha percorso nottetempo la penisola con un pullman di fortuna, trovato all'ultimo istante. A Roma voci infondate su un giocatore di Latina, che in settimana aveva incontrato la Virtus in amichevole, colpito da coronavirus hanno messo a rischio la partita contro Sassari, poi giocata e vinta dai sardi. Poche ore più tardi, nel cuore di una nottata febbrile, la Legabasket, su spinta della Federazione, ha deciso di rinviare le sei partite domenicali della 7ª di ritorno di Serie A. Il presidente della Federbasket Gianni Petrucci sottolinea, ora, "la concordia e la lungimiranza del basket, in un momento incredibile come questo".
Una decisione condivisa, presidente. Un bel segnale.
"Un segnale di buonsenso, non siamo folli noi, avevamo il dovere di non esserlo".
Il decreto vi autorizzava, esattamente come…
Una decisione condivisa, presidente. Un bel segnale.
"Un segnale di buonsenso, non siamo folli noi, avevamo il dovere di non esserlo".
Il decreto vi autorizzava, esattamente come…
Il nuovo decreto del governo ha prodotto nel basket una serata, quella di sabato, di ordinario terrore. Brindisi, partita in aereo al mattino per Venezia, ha percorso nottetempo la penisola con un pullman di fortuna, trovato all'ultimo istante. A Roma voci infondate su un giocatore di Latina, che in settimana aveva incontrato la Virtus in amichevole, colpito da coronavirus hanno messo a rischio la partita contro Sassari, poi giocata e vinta dai sardi. Poche ore più tardi, nel cuore di una nottata febbrile, la Legabasket, su spinta della Federazione, ha deciso di rinviare le sei partite domenicali della 7ª di ritorno di Serie A. Il presidente della Federbasket Gianni Petrucci sottolinea, ora, "la concordia e la lungimiranza del basket, in un momento incredibile come questo".
Una decisione condivisa, presidente. Un bel segnale.
"Un segnale di buonsenso, non siamo folli noi, avevamo il dovere di non esserlo".
Il decreto vi autorizzava, esattamente come il calcio, a giocare a porte chiuse: perché avete deciso non scendere in campo?
"Il decreto è basato su una contraddizione, nata in una notte in cui Conte prima ha fatto la conferenza stampa e poi il decreto: un buona parte dell'Italia è ferma e lo sport può muoversi liberamente? Ma scherziamo? Perché lo sport dovrebbe avere delle deroghe, in base a cosa? Il nostro sport poi, uno sport di contatto. E con che spirito avremmo dovuto giocare?".
Il fronte del no è stato compatto?
"Perfettamente compatto. Non c'è stata una società ad alzare il dito. L'uscita della bozza del decreto ha creato una psicosi incredibile. Negli alberghi delle squadre c'erano clienti che scappavano via. In base a quale principio logico noi che siamo lo sport avremmo dovuto sentirci diversi?".
Quante ore ha dormito?
"Forse un paio, non di più. Una società a un certo punto mi ha chiamato e mi ha detto: "Vogliamo ripartire subito perché non sappiamo se domani mattina potremo tornare a casa". Tutti i presidenti mi hanno detto più o meno le stesse cose, e noi abbiamo in Serie A undici squadre su diciassette nella zona rossa. I vertici della Lega, il presidente uscente Egidio Bianchi, Umberto Gandini che gli subentra domani, tutti erano d'accordo. E un grande lavoro l'ha fatto l'avvocato Marzoli, presidente del sindacato europeo dei giocatori. La spinta è arrivata proprio da loro, dai giocatori".
Cosa succederà adesso?
"Abbiamo indetto un Consiglio federale straordinario e abbiamo rinviato anche la prossima giornata di campionato, il turno infrasettimanale che si sarebbe dovuto giocare tra domani e venerdì".
Il campionato è in pericolo?
"Il campionato deve andare avanti, vedremo come, al momento non si può prevedere nulla. Sappiamo che c'è anche il preolimpico della Nazionale azzurra in ballo, tra l'eventuale gara 7 della finale scudetto e quello ci sono appena 11 giorni, lo spazio di manovra è pochissimo. Cambiare il format dei play-off? Prematuro dirlo oggi, che non sappiamo quando riprenderemo a giocare".
Il calcio ha sbagliato a tornare in campo?
"Non mi permetto di dirlo. Ma ripeto: lo sport è parte della società, non un mondo a sé e siamo cittadini come gli altri. Essere sportivi professionisti non vuol dire dover rischiare ad ogni costo la salute. Ma perché? Adesso usiamo la testa, tutti".
Una decisione condivisa, presidente. Un bel segnale.
"Un segnale di buonsenso, non siamo folli noi, avevamo il dovere di non esserlo".
Il decreto vi autorizzava, esattamente come il calcio, a giocare a porte chiuse: perché avete deciso non scendere in campo?
"Il decreto è basato su una contraddizione, nata in una notte in cui Conte prima ha fatto la conferenza stampa e poi il decreto: un buona parte dell'Italia è ferma e lo sport può muoversi liberamente? Ma scherziamo? Perché lo sport dovrebbe avere delle deroghe, in base a cosa? Il nostro sport poi, uno sport di contatto. E con che spirito avremmo dovuto giocare?".
Il fronte del no è stato compatto?
"Perfettamente compatto. Non c'è stata una società ad alzare il dito. L'uscita della bozza del decreto ha creato una psicosi incredibile. Negli alberghi delle squadre c'erano clienti che scappavano via. In base a quale principio logico noi che siamo lo sport avremmo dovuto sentirci diversi?".
Quante ore ha dormito?
"Forse un paio, non di più. Una società a un certo punto mi ha chiamato e mi ha detto: "Vogliamo ripartire subito perché non sappiamo se domani mattina potremo tornare a casa". Tutti i presidenti mi hanno detto più o meno le stesse cose, e noi abbiamo in Serie A undici squadre su diciassette nella zona rossa. I vertici della Lega, il presidente uscente Egidio Bianchi, Umberto Gandini che gli subentra domani, tutti erano d'accordo. E un grande lavoro l'ha fatto l'avvocato Marzoli, presidente del sindacato europeo dei giocatori. La spinta è arrivata proprio da loro, dai giocatori".
Cosa succederà adesso?
"Abbiamo indetto un Consiglio federale straordinario e abbiamo rinviato anche la prossima giornata di campionato, il turno infrasettimanale che si sarebbe dovuto giocare tra domani e venerdì".
Il campionato è in pericolo?
"Il campionato deve andare avanti, vedremo come, al momento non si può prevedere nulla. Sappiamo che c'è anche il preolimpico della Nazionale azzurra in ballo, tra l'eventuale gara 7 della finale scudetto e quello ci sono appena 11 giorni, lo spazio di manovra è pochissimo. Cambiare il format dei play-off? Prematuro dirlo oggi, che non sappiamo quando riprenderemo a giocare".
Il calcio ha sbagliato a tornare in campo?
"Non mi permetto di dirlo. Ma ripeto: lo sport è parte della società, non un mondo a sé e siamo cittadini come gli altri. Essere sportivi professionisti non vuol dire dover rischiare ad ogni costo la salute. Ma perché? Adesso usiamo la testa, tutti".