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Russell Westbrook (Houston Rockets) (afp)

Nba, le lezioni americane

Allo stop per coronavirus rispondono i coach organizzando video meeting e formazione gratuita per gli appassionati: grande successo
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Non si gioca, si impara a giocare. Un bella, sostanziale ma fertile differenza. Il basket americano, nei college e in Nba, non sta mai fermo. E' cosa nota. Partite su partite, viaggi, ritiri. E anche quando deve bloccarsi per necessità, come adesso, trova sempre un modo per vedere il mezzo bicchiere pieno, sfruttare la situazione per un fine virtuoso. Se la palla non gira, vorrà dire che continueranno a farlo le teste dei coach: "Non possiamo allenare, bene allora istruiamo!". Tutti d'accordo, al grido di: "Restiamo uniti!".

Tanti esempi. Il tecnico degli Oklahoma City Thunder, Billy Donovan, ha invitato mille persone a casa sua (al momento della sospensione i City Thunder erano quinti nella classifica della Western Conference). Ma come è possibile, non c'erano divieti? Volete sapere in quanti sono andati? In mille, non uno di meno. Nella grande sala digitale appositamente concepita, servendosi del sito "Coaches Clinic", …
Non si gioca, si impara a giocare. Un bella, sostanziale ma fertile differenza. Il basket americano, nei college e in Nba, non sta mai fermo. E' cosa nota. Partite su partite, viaggi, ritiri. E anche quando deve bloccarsi per necessità, come adesso, trova sempre un modo per vedere il mezzo bicchiere pieno, sfruttare la situazione per un fine virtuoso. Se la palla non gira, vorrà dire che continueranno a farlo le teste dei coach: "Non possiamo allenare, bene allora istruiamo!". Tutti d'accordo, al grido di: "Restiamo uniti!".

Tanti esempi. Il tecnico degli Oklahoma City Thunder, Billy Donovan, ha invitato mille persone a casa sua (al momento della sospensione i City Thunder erano quinti nella classifica della Western Conference). Ma come è possibile, non c'erano divieti? Volete sapere in quanti sono andati? In mille, non uno di meno. Nella grande sala digitale appositamente concepita, servendosi del sito "Coaches Clinic", il 54enne Donovan, incapace per sua stessa ammissione a restare con le mani in mano "sin da quando avevo 12 anni e mi facevo correre dietro dai cani di mio nonno finché non li vedevo stesi a terra, sfiniti", ha insegnato basket per circa 80 minuti, discorrendo della sua filosofia d'attacco e rispondendo alle domande degli intervenuti. Il tutto dalla sua casa di Crescent Beach, in Florida.

Non è una vera e propria novità, per il basket universitario americano, questa di affiancare la didattica al campo. L 'emergenza ha solo rilanciato, ma in chiave digitale, il solido progetto che nell'arco degli anni accademici tradizionali va sempre ad aggiungersi al basket giocato e allenato. Le parole a bocce ferme per rinforzare lo schema applicato col sudore della fronte: "Non era mai successo che i tecnici del basket americano, con le categorie universitarie cancellate, l'Nba sospesa e l'inizio dell'Nba femminile posticipato, si ritrovassero, tutti insieme, con così tanto tempo a disposizione in attesa di riprendere l'attività. Siamo gente abituata a contare i  minuti nella vita e i secondi in campo. Tanti giorni senza impegni ci fanno paura!".

Non è tanto il vuoto improvviso, a stupire: perché vale per tutti. Colpisce invece che settori in perenne fase creativa come il basket americano sappiano sempre come amministrare la novità, come metterla a frutto. Le lezioni su "Coaches Clinic" ("clinic" vuol dire gruppo d'ascolto). ai tempi del virus sono maturate da un'idea  lanciata su Twitter un mese fa da Lason Perkins, allenatore delle giovanili presso la Cary Academy della North Carolina: "A chi va di parlare di basket e studiare basket insieme, magari su Whereby o Google Hangouts nelle prossime settimane? Suggerimenti?".

Dal 14 marzo sono stati attivati 258 gruppi, con più di 24 mila utenti, persino dall'Australia, Brasile, Israele, Spagna e Filippine. Una planetaria aula magna, studenti selezionati e docenti d'altissimo profilo. Oltre a decine di  tecnici in carica e a Jimmy Butler (con Miami), si sono uniti anche l'ex campione Wade e l'ex preparatore di LeBron Chris Johnson: "Sono migliorata molto dopo questi incontri", ha ammesso Kellen Fernetti, la coach della squadra del Lamar Community College in Colorado.

Ed è tutto gratuito, a meno di non voler versare una cifra per rimpolpare la beneficenza in favore di enti come "Coaches vs Cancer" (già arrivata a 30 mila dollari): "E' come se proprio quando sembrava che ci fosse il rischio di perdere molto, con la sosta forzata, il sistema abbia trovato la chiave per evolvere", conclude Donovan. Se passano informazioni in grado di allenare il futuro del basket, "sarà come allenare ogni singolo cestista anche sul divano di casa".