Le molliche di Gianni Mura, uno scrittore fra i giganti
Emanuela Audisio
Enciclopedico come un professore della Sorbona, sapeva indicare con un dettaglio anche dove cade l’ultimo raggio di sole. Perché il suo racconto è andato oltre lo sport
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Bisognerà smettere di dire che Gianni Mura è stato un grandissimo giornalista sportivo altrimenti si dovrà cambiare la qualifica a Hemingway e a Dumas (scrittori di pesca e scherma), a Conrad, Soriano, Montalbán, Hornby, Cortázar, Soldati, Arpino, Richard Ford, Buzzati, John McPhee, scrittori di tiro con la pistola, boxe, calcio, baseball, montagna, tennis. E perfino Shakespeare potrebbe essere catalogato come grande esperto di beghe familiari. Mura è un grande raccontatore, segue le molliche, guarda i cieli, ascolta i pensieri, dà un nome e un profumo ai paesaggi. Come don Milani non dice alberi, ma quercia, olmo, pioppo. E non scrive paese o paesino se deve citare Anquetil, ma Mont-Saint-Aignan, Sotteville-lès-Rouen, Quincampoix, Neuville. La geografia, signori. Quella attraversata per davvero, conosciuta da vicino, di lato ai cartelli stradali, non su Google Maps. Mura è attento ai particolari, preciso sugli accenti, e più che il tramonto racconta dove cade l’ultimo raggio di sole: sull’aia dimentica, sulla gente trascurata, su un verso che odora di cisto e di rosmarino, «notte notte notte sola, sola come il mio fuoco, piega la testa sul mio cuore e spegnilo a poco a poco». Già, il Canto del servo pastore di De André.
In questa raccolta (guai a chiamarla the best of o hit parade) che Angelo Carotenuto e Giuseppe Smorto hanno scelto, uno più collega, l’altro più amico, ci sta davvero il mondo di Mura, che era e resta immenso. Con le facce: «Di chi ha camminato la vita per dritto e non per traverso». Con le descrizioni: «Cruyff, per chi non l’abbia visto, era un incrocio tra Nureyev e Beep Beep. Pantani senza bicicletta era come l’albatro di Baudelaire». Con le annotazioni sulla donna amata da Angelillo: «Ilya Lopez è il nome d’arte di Attilia Tironi, bresciana, qualche anno più di te, ma che importanza ha? Tra un secolo avremo la stessa età, avrebbe commentato Oscar Wilde». Con le riflessioni sui ciclisti morti di malamorte: «Pelissier steso a revolverate dall’amante, Pottier impiccato nel garage per una delusione d’amore, Robic ridotto a fare l’uomo-cannone al circo, e poi schiantatosi in auto in una curva, Ocaña che si è tirato una fucilata in bocca nelle sue vigne di Villeneuve-de-Marsan».