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La Juventus, campione d'Italia 

Le calciatrici finalmente professioniste. Si parte nel 2022

Il Consiglio federale ha detto sì all’unanimità. Assegnato anche lo scudetto alla Juventus
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Ci sono le parole e l'impegno: a partire dalla stagione 2022-2023 la serie A femminile di calcio sarà professionistica. Un paletto nel futuro è stato piantato, non era più rimandabile. Non si sa ancora come, mancano i contenuti, ma la formula c'è. Assegnato anche lo scudetto (terzo consecutivo) alla Juventus donne, aveva nove punti di vantaggio a sei giornate dalla fine, con una gara in più. Così ha deciso il consiglio federale della Federcalcio dopo che il campionato non era più ripreso.
Il presidente Gravina ha aggiunto: "Dobbiamo garantire sostenibilità e far sì che il calcio femminile possa sempre più puntare in alto e non perdere pezzi per strada". Per questo c'è la promessa di investire la metà delle risorse Fifa per la ripartenza (si parla di otto-dieci milioni) nel calcio donne. E si sono alzati anche i requisiti per le iscrizioni, nuove licenze, che ora per la prima squad…
Ci sono le parole e l'impegno: a partire dalla stagione 2022-2023 la serie A femminile di calcio sarà professionistica. Un paletto nel futuro è stato piantato, non era più rimandabile. Non si sa ancora come, mancano i contenuti, ma la formula c'è. Assegnato anche lo scudetto (terzo consecutivo) alla Juventus donne, aveva nove punti di vantaggio a sei giornate dalla fine, con una gara in più. Così ha deciso il consiglio federale della Federcalcio dopo che il campionato non era più ripreso.
Il presidente Gravina ha aggiunto: "Dobbiamo garantire sostenibilità e far sì che il calcio femminile possa sempre più puntare in alto e non perdere pezzi per strada". Per questo c'è la promessa di investire la metà delle risorse Fifa per la ripartenza (si parla di otto-dieci milioni) nel calcio donne. E si sono alzati anche i requisiti per le iscrizioni, nuove licenze, che ora per la prima squadra prevedono più figure professionali con qualifiche tecniche (preparatore atletico, dei portieri, medico sociale, operatore sanitario) e anche organizzative, quelle che servono a mandare avanti una società (segretario generale, direttore sportivo). Un anno dopo il mondiale in Francia con l'Italia tra le prime otto, nel vuoto di un campionato di A interrotto causa virus, e nell'assenza di calcio femminile giocato in Italia, qualcosa si muove, che potrebbe riavvicinarci al mondo.
L'idea (approvata) che le calciatrici avrebbero diritto ad un diverso trattamento professionale e che non sono figure di contorno che giocano per vitto e alloggio e rimborso spese. Per dimostrare che la parità, anche nello sport, non è solo questione di immagine, ma di contenuti. E che se si vuole un calcio azzurro forte e moderno, fatto da tutta la società, bisogna investire, programmare, crederci, non discriminare. E fare in modo che nei club e soprattutto per la serie A ci sia per il settore femminile tutta la filiera, e non - come al momento - soltanto l'obbligo di avere almeno quaranta tesserate tra cinque e dodici anni e campionato under 15 e under 17. La prima squadra infatti è facoltativa. In modo che ai prossimi mondiali 2023 (per la prima volta a 32 squadre) che si disputeranno in Australia e Nuova Zelanda la nazionale azzurra se si qualificherà (si inizia settembre 2021) avrà dietro il disegno di una vera costruzione e non una pennellata neorealista. Ora le parti interessate si dovranno incontrare e lavorare al progetto, perché è chiaro che il professionismo cambia lo scenario e le società, ad esempio quelle dilettantistiche, dovranno mutare ragione sociale e perdere i privilegi fiscali. Entrare nel futuro è bello ma bisogna dotarsi di mezzi, trovare un sistema di guida, credere e condividere che sia la cosa giusta altrimenti resta solo un lifting delle idee, una maschera su crepe profonde.
Finalmente tra le norme programmatiche c'è l'obbligo per le squadre di portare il medico sociale anche in trasferta. E sì perché finora su 22 giocatrici in campo se due si scontravano e battevano la testa c'era un solo dottore (quello di casa) per i soccorsi. Avanti così.