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Carlos Sainz, campione del mondo di rally nel ’90 e nel ’92, insieme al figlio Carlos jr, in Formula 1 dal 2015 

Carlos Sainz senior: “Mio figlio è un lottatore sereno. In Ferrari per vincere”

Campione del mondo rally, padre del pilota che sostituirà Vettel: "L’ambiente familiare lo ha aiutato ma non l’ho spinto io a fare il pilota. Sono stato severo: prima la scuola"
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«Carlos ha un grande talento ed è giovane, ma ha già fatto esperienza. Proprio come l’altro, Charles. Quei due, glielo leggi negli occhi, pensano solo ad una cosa: vincere. Sainz e Leclerc, che coppia. La Ferrari ha fatto bene a scommettere su di loro. E se i ragazzi lavoreranno insieme, fianco a fianco, ce la faranno». Nel nome del padre. Carlos Sainz senior, 58 anni, 2 volte campione del mondo di rally e vincitore di 3 edizioni della Dakar (l’ultima lo scorso gennaio), racconta il figlio. «Un lottatore sereno», dice di lui. Che dal 2021 sarà alla Ferrari al posto di Vettel. Con il sogno di fare quanto e forse meglio di Fernando Alonso: Carletes, lo chiama ancora papà.

Un destino scritto nel nome.
«Ma io non ho mai insistito. Ha fatto tutto di sua volontà. E adesso vediamo chi tra noi vincerà la prossima gara».

Suo figlio al volante di una Rossa. Contento, babbo?
«Di sicuro lui è…
«Carlos ha un grande talento ed è giovane, ma ha già fatto esperienza. Proprio come l’altro, Charles. Quei due, glielo leggi negli occhi, pensano solo ad una cosa: vincere. Sainz e Leclerc, che coppia. La Ferrari ha fatto bene a scommettere su di loro. E se i ragazzi lavoreranno insieme, fianco a fianco, ce la faranno». Nel nome del padre. Carlos Sainz senior, 58 anni, 2 volte campione del mondo di rally e vincitore di 3 edizioni della Dakar (l’ultima lo scorso gennaio), racconta il figlio. «Un lottatore sereno», dice di lui. Che dal 2021 sarà alla Ferrari al posto di Vettel. Con il sogno di fare quanto e forse meglio di Fernando Alonso: Carletes, lo chiama ancora papà.

Un destino scritto nel nome.
«Ma io non ho mai insistito. Ha fatto tutto di sua volontà. E adesso vediamo chi tra noi vincerà la prossima gara».

Suo figlio al volante di una Rossa. Contento, babbo?
«Di sicuro lui è ancora più felice. Ma che emozione: come tifoso spagnolo, e come padre. Orgoglio. Tutti sanno cosa significhi la parola Ferrari. Sarei un bugiardo se dicessi che il contratto firmato il mese scorso è stato una sorpresa, non sono mica conversazioni che si fanno da un giorno all’altro. Però attenzione: guardo mio figlio da lontano, con gli occhi del genitore. Naturalmente seguo i gran premi, ma non vado a tutti. Un padre deve saper farsi da parte. Quello è il mondo di Carletes, ed è solo suo: le corse, il cammino. Un cammino che deve fare con sue gambe».

Sì però, Carlos senior non è mica uno qualunque.
«A modo mio credo di aver scritto qualche pagina di storia dei motori, per la Spagna. Cosa mi piace ricordare? La vittoria in Grecia, nel ‘90. Quello stesso anno, il titolo mondiale a Sanremo: mi ricordo la premiazione della Fia a Parigi con Ayrton Senna, il mio idolo. E il successo nel rally dei Mille Laghi in Finlandia, primo pilota non scandinavo a riuscirci. Poi è arrivato Fernando Alonso in F1, un campione».

Intanto, Carlos junior…
«Gli piaceva il kart, era bello farlo divertire nell’indoor. Poi verso i 9-10 anni si è messo in testa di fare sul serio. L’ambiente familiare lo ha aiutato, ma io non l’ho spinto a diventare un pilota. Anzi. Sono stato severo: prima la scuola. Siamo riusciti a coniugare le due cose trovando un giusto equilibrio. Ti bastava uno sguardo, per capire dove voleva arrivare: un lottatore nato. Ma sempre sereno, tranquillo».

Non deve essere stato facile, con un padre con una personalità come la sua.
«Ma pure Carlos ha personalità, eccome. Infatti ha voluto prendere un’altra strada: Formula Uno e rally sono due mondi diversi. Non è come le famiglie Villeneuve, Hill, Rosberg. Lui ha fatto la differenza».

Per Carlos jr la Ferrari è un punto di arrivo o di partenza?
«Mi piacerebbe rispondesse lui. Penso che la Rossa abbia scommesso su due ragazzi che a me sembrano avere un grande talento. Sono giovani, ma con esperienza. E hanno ben chiaro il loro obiettivo, che è poi lo stesso motivo per cui la Ferrari li ha presi: tornare di nuovo a vincere un mondiale. Il segreto sarà lavorare molto insieme. Vicino, spalla a spalla. Per cercare di farsi trovare pronti in un momento così importante, e restituire coi risultati la fiducia che hanno ricevuto. È una puntata importante per tutti, e io credo la vinceranno».

Carletes può prendersi il titolo?
«Tutti noi piloti pensiamo sempre di essere i più veloci, i migliori. E in testa abbiamo una sola cosa: vincere. Se la Ferrari lo ha scelto, è perché – credo - la pensi nello stesso modo. Naturalmente un giorno gli piacerebbe fare anche meglio di Fernando Alonso, anche se temo non sarà facile: ma sono domande che dovreste fare a lui».

A proposito di vincere: tra padre e figlio, a chi toccherà per primo?
«Io aspetto la prossima edizione della Dakar, voglio un altro successo con la Mini. Però parliamo di gennaio 2021. Lui invece dovrebbe ricominciare tra poco. Ha più possibilità. Se succede, nessun problema». E scoppia a ridere.