Occhio alla meglio gioventù del calcio italiano
di ENRICO SISTIDa Askilden a Gagliano, arriva forte l'onda lunga dei Millenial in Serie A
Giovani, alcuni giovanissimi. Non tutti disoccupati per fortuna. Spesso sconosciuti. La meglio gioventù del calcio italiano esiste ma non sempre si vede. C'era anche prima del lockdown, solo che a porte aperte se ne perdevano le tracce, fra spogliatoio, rose della primavera, paura dei tecnici che non sono abituati a fidarsi dei fiori non ancora sbocciati. Sempre poco spazio per i ragazzi che promettono, da noi, e così molti fanno la cosa più semplice del mondo: smettono di promettere perché nel calcio aspettare può diventare un problema. Adesso che è quasi tutti finito, i "piccoli" escono. Anche in serie A. Per mettersi in vetrina, per far salire l'interesse e con l'interesse un possibile prezzo. Come Askildsen, centrocampista norvegese nato a gennaio del 2001, che ha segnato al Milan una rete inutile per il presente della sua Sampdoria, ma utilissima per il proprio futuro. Certo è schiacciato dalla fama del …
Giovani, alcuni giovanissimi. Non tutti disoccupati per fortuna. Spesso sconosciuti. La meglio gioventù del calcio italiano esiste ma non sempre si vede. C'era anche prima del lockdown, solo che a porte aperte se ne perdevano le tracce, fra spogliatoio, rose della primavera, paura dei tecnici che non sono abituati a fidarsi dei fiori non ancora sbocciati. Sempre poco spazio per i ragazzi che promettono, da noi, e così molti fanno la cosa più semplice del mondo: smettono di promettere perché nel calcio aspettare può diventare un problema. Adesso che è quasi tutti finito, i "piccoli" escono. Anche in serie A. Per mettersi in vetrina, per far salire l'interesse e con l'interesse un possibile prezzo. Come Askildsen, centrocampista norvegese nato a gennaio del 2001, che ha segnato al Milan una rete inutile per il presente della sua Sampdoria, ma utilissima per il proprio futuro. Certo è schiacciato dalla fama del suo connazionale Haaland, luglio 2000, attaccante del Dortmund, che è già un "big shot". Oppure c'è Luca Gagliano al Cagliari, un altro luglio 2000, algherese, rete e assist contro la Juventus. Ma il Cagliari e la Sardegna vantano anche il portiere Ciocci, 18 anni, e il centrocampista Ladinetti. Dov'erano, dove sono? In panchina, sotto la panchina, a casa, o sotto casa, a parlare con gli amici perché ovviamente non convocato per la prima squadra. Succede. Succede anche che ogni tanto c'è chi s'accorge che forse certi talenti andrebbero incoraggiati, a costo di rimetterci sul breve. Ma sono casi di minoranza, "minority report". L'esperienza si fa in campo. Se sei bravo, lo sei anche a 18 anni. Ma se non ti danno modo per esprimerti, come fai? Almeno due "millenial", in Italia, li conoscono già tutti: Sandro Tonali, maggio 2000, al Brescia ma non ancora per molto e già tre presenze nella nazionale di Mancini. Segue Dejan Kulusewski, 20 anni, svedese del Parma che la Juventus ha acquistato da mesi, futuro crac del pallone moderno. Però sono un'eccezione. Ce ne sono altri. Che magari li vedi e dici: ma questo è forte. Magari giocano in ruoli meno appariscenti. Prendete Marash Kumbulla, perno difensivo del Verona, una scommessa vinta da Juric che ha puntato su questo disinvolto italo-albanese nato a febbraio del 2000. In quel ruolo fa ancora più effetto che il ragazzo abbia appena 20 anni. Ma gioca con una sicurezza! Oppure i Traorè: Junior (al Sassuolo ma di proprietà dell'Empoli) e il più piccolo Amad, Atalanta, autore del gol più giovane della serie A. Inevitabile soffermarsi su Dusan Vlahovic, 20 serbo dell'attacco della Fiorentina, altro pischello che si muove da predestinato: un predestinato con i piedi buoni e alto 1,90 sulle cui spalle sono assai visibili i graffi delle mani di coloro che stanno cercando di portarselo a casa (tante mani e anche piene di soldi). Ma negli ultimi due mesi ha giocato pochissimo. Cosa che in Italia è purtroppo frequente: i giovani sono sinonimo di scarsa garanzia. Oppure di intasamento: come nel caso di portierino milanista Plizzari (in prestito "evolutivo" al Livorno). O al "punterino" nerazzurro Esposito. Ma neppure gli si concedono tante possibilità. A volte una: se sbagliano tornano al punto di partenza. E' strano: più sono giovani e meno gli si perdona. Non così all'estero. Dove alcuni "millenials" sono già delle star conclamate, a cominciare dai due del Dortmund: il già citato Haaland e l'inglese Jadon Sancho. Cui se ne aggiunge un terzo: Giovanni Reyna, il 18enne americano figlio d'arte (suo padre era Claudio Reyna). L'Inghilterra sembrerebbe uno dei paesi calcistici con più prospettive, se mettiamo in fila anche Gilmour, Hudson-Odoi (Chelsea), Greenwood, Gomes (Manchester United), Sessegnon (Tottenham), Foden (Manchester City), Gibbs-White (Wolves), Harper (West Bromwich). In Germania ci sono Miranda che è del Barcellona ma gioca nello Schalke, Alphonso Davis, fantastico esterno canadese del Bayern, e Ethan Ampadu che vedremo nel Lipsia in Champions (ma è del Chelsea). Il Psg ha un carta preziosa in Kouassi (che tornerà utile contro l'Atalanta per l'infortunio di Mbappé e la squalifica di Di Di Maria): pochi 18enni hanno mai giocato così a centrocampo. Restando in Francia, e parlando di teenager che guidano le squadre come capitani in pectore, al Rennes è già esploso Camavinga (che pare destinato al Real Madrid). Ma attenti, in Sudamerica, a Fausto Vera dell'Argentinos Juniors (dicono che la Juventus si sia accorta di lui) e a Kaio Jorge (della scuderia di Jorge Mendes, il procuratore di Cristiano) del Santos. E per restare alla Juventus, che stia attenta la Signora, ad Amine Gouiri del Lione (se dovesse giocare). Ultima citazione per Gabriel Martinelli, attualmente infortunato: il 19enne brasiliano dell'Arsenal col doppio passaporto che sogna la Seleçao. Ma pure l'Italia di Mancini...