La Milano-Sanremo più strana di sempre
di COSIMO CITONiente Turchino e i passaggi più scenografici annullati dalla protesta dei sindaci del Savonese, con una 'Bolla' di protezione dal Covid. Ma il ciclismo attende con impazienza la Classica di primavera, dirottata ad agosto
Questa Sanremo balneare, questa lunga, disperata, indesiderata, attesa Classicissima non di primavera, per quest'anno no, ma d'estate inoltrata, è un grumo di "mai" messi in fila dal caso di un anno purtroppo e fin troppo speciale. La Milano-Sanremo con l'asterisco avrà un vincitore vero, un uomo di ferro che saprà prima degli altri concludere 315 km in bicicletta, una sgambata d'altri tempi che a volte i corridori compiono in allenamento ma mai in gara. Mai accaduto per una Classica monumento, una delle cinque (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia) che compongono il Grande Slam del ciclismo. 305 i km agonistici tra Milano e Sanremo, più i 10 di sfilata cittadina dal Castello Sforzesco al km 0. Solo il primo Giro delle Fiandre, quello del 1913, aveva, con i suoi 324 km, varcato le colonne d'Ercole dei 300, una distanza non vietata dai regolamenti, ma fortemente sconsigliata e mai messa in calendario, se non in tappe dei…
Questa Sanremo balneare, questa lunga, disperata, indesiderata, attesa Classicissima non di primavera, per quest'anno no, ma d'estate inoltrata, è un grumo di "mai" messi in fila dal caso di un anno purtroppo e fin troppo speciale. La Milano-Sanremo con l'asterisco avrà un vincitore vero, un uomo di ferro che saprà prima degli altri concludere 315 km in bicicletta, una sgambata d'altri tempi che a volte i corridori compiono in allenamento ma mai in gara. Mai accaduto per una Classica monumento, una delle cinque (Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia) che compongono il Grande Slam del ciclismo. 305 i km agonistici tra Milano e Sanremo, più i 10 di sfilata cittadina dal Castello Sforzesco al km 0. Solo il primo Giro delle Fiandre, quello del 1913, aveva, con i suoi 324 km, varcato le colonne d'Ercole dei 300, una distanza non vietata dai regolamenti, ma fortemente sconsigliata e mai messa in calendario, se non in tappe dei Grandi Giri dei tempi eroici. Necessità non fa virtù, stavolta, ma una valanga di fatica e di caldo in più su corridori appena atterrati nel mondo reale delle corse dopo mesi di lockdown e di quotidiane sudate sui rulli. Sudate reali ma gare virtuali, e invece qui si fa sul serio, e a Sanremo bisognerà pure arrivarci, e in bicicletta.
Niente Turchino, niente Capo Mele, Capo Cervo, Capo Berta, i passaggi più scenografici, annullati dalla protesta dei sindaci del savonese, che ha costretto gli organizzatori a cambiare completamente percorso, una decina di km in più rispetto a sempre. La salita di Niella Belbo, nei luoghi cari a Cesare Pavese, e quella del Colle di Nava, nei boschi della val Tanaro tra Piemonte e Liguria, sono due incognite nelle gambe dei corridori. Una corsa pazza e qualche azione da lontano potrebbero rendere davvero unico il tutto, assai prima del mare, prima di Imperia. E così, forse, a corsa già fatta e decisa, si arriverà sul Poggio, la salita "inventata" da Vincenzo Torriani sessant'anni fa. Prima del 1960, per diversi anni la Sanremo era stata terreno di caccia per velocisti, per troppo una corsa piatta, prevedibile. Torriani scovò quei 4 km al 3,7%, qualche tornante aggrappato alla terra di Riviera, tra ulivi e serre in cui si coltivano i famosi fiori. Il primo Poggio fu un successo e a Sanremo il francese René Privat poté festeggiare con 11" di vantaggio sul primo inseguitore, il connazionale Jean Graczyk. E così fece l'anno dopo Raymond Poulidor, primo con 3" su Rik Van Looy e gli altri. Così vorrebbe fare il nipote di Pou-Pou, l'olandese Mathieu Van der Poel, uno dei grandi favoriti della Sanremo, di quella che un tempo era la Corsa di San Giuseppe, perché non si spostava mai dal 19 marzo. Quella che gli inglesi chiamano "La Primavera", perché annunciava l'inizio della bella stagione. Sul Poggio non si potrà stare, se non in maniera "occasionale" e "non assembrati", il Covid fa ancora paura. Non ci saranno tifosi e non è un dettaglio trascurabile. È una condizione nuova. La recita, a teatro vuoto, verrà meglio a qualcuno e peggio ad altri.
Niente Turchino, niente Capo Mele, Capo Cervo, Capo Berta, i passaggi più scenografici, annullati dalla protesta dei sindaci del savonese, che ha costretto gli organizzatori a cambiare completamente percorso, una decina di km in più rispetto a sempre. La salita di Niella Belbo, nei luoghi cari a Cesare Pavese, e quella del Colle di Nava, nei boschi della val Tanaro tra Piemonte e Liguria, sono due incognite nelle gambe dei corridori. Una corsa pazza e qualche azione da lontano potrebbero rendere davvero unico il tutto, assai prima del mare, prima di Imperia. E così, forse, a corsa già fatta e decisa, si arriverà sul Poggio, la salita "inventata" da Vincenzo Torriani sessant'anni fa. Prima del 1960, per diversi anni la Sanremo era stata terreno di caccia per velocisti, per troppo una corsa piatta, prevedibile. Torriani scovò quei 4 km al 3,7%, qualche tornante aggrappato alla terra di Riviera, tra ulivi e serre in cui si coltivano i famosi fiori. Il primo Poggio fu un successo e a Sanremo il francese René Privat poté festeggiare con 11" di vantaggio sul primo inseguitore, il connazionale Jean Graczyk. E così fece l'anno dopo Raymond Poulidor, primo con 3" su Rik Van Looy e gli altri. Così vorrebbe fare il nipote di Pou-Pou, l'olandese Mathieu Van der Poel, uno dei grandi favoriti della Sanremo, di quella che un tempo era la Corsa di San Giuseppe, perché non si spostava mai dal 19 marzo. Quella che gli inglesi chiamano "La Primavera", perché annunciava l'inizio della bella stagione. Sul Poggio non si potrà stare, se non in maniera "occasionale" e "non assembrati", il Covid fa ancora paura. Non ci saranno tifosi e non è un dettaglio trascurabile. È una condizione nuova. La recita, a teatro vuoto, verrà meglio a qualcuno e peggio ad altri.