MotoGp, il grande freddo Ducati-Dovizioso: senza un podio, sarà addio
di MASSIMO CALANDRIÈ stato il rivale di Marquez, ma ora che lo spagnolo è out il forlivese è in ritardo. Una crisi acuita durante il lockdown, con la trattativa per il rinnovo del contratto interrotta: su un circuito adatto alla Rossa come Spielberg, il pilota non può più sbagliare
Dovizioso e le ultime 3 stagioni MotoGP: “Se non c’era Marquez quei mondiali li avrei vinti io”. Che jella, capitare nell’èra del Cannibale: condannato al ruolo di eterno secondo, primo degli ultimi. Ma ora che Marc è fuori gioco con un braccio rotto, ora che il forlivese può finalmente riscattarsi e urlare “Tocca a me!”, proprio ora: che gli succede? Un solo podio in 3 gare, 31 punticini in classifica - come Morbidelli, appena 4 in più dello “zio” Valentino -, le Yamaha di Quartararo e Vinales che gli sfrecciano davanti. Domenica a Brno, in una gara che lo aveva sempre visto tra i favoriti, ha chiuso lontanissimo:11°, possibile? Gli restano due possibilità in 8 giorni: due corse consecutive qui sulla pista austriaca, che tra curve brevi e infinite accelerazioni dal 2016 celebra la potenza del motore Desmodronico e le sue doti di staccatore. Andrea lo sa: semplice e geniale, tranquillo e talentuoso,…
Dovizioso e le ultime 3 stagioni MotoGP: “Se non c’era Marquez quei mondiali li avrei vinti io”. Che jella, capitare nell’èra del Cannibale: condannato al ruolo di eterno secondo, primo degli ultimi. Ma ora che Marc è fuori gioco con un braccio rotto, ora che il forlivese può finalmente riscattarsi e urlare “Tocca a me!”, proprio ora: che gli succede? Un solo podio in 3 gare, 31 punticini in classifica - come Morbidelli, appena 4 in più dello “zio” Valentino -, le Yamaha di Quartararo e Vinales che gli sfrecciano davanti. Domenica a Brno, in una gara che lo aveva sempre visto tra i favoriti, ha chiuso lontanissimo:11°, possibile? Gli restano due possibilità in 8 giorni: due corse consecutive qui sulla pista austriaca, che tra curve brevi e infinite accelerazioni dal 2016 celebra la potenza del motore Desmodronico e le sue doti di staccatore. Andrea lo sa: semplice e geniale, tranquillo e talentuoso, il fuoriclasse più umile del motomondiale, l’uomo normale che fa cose eccezionali, non può più sbagliare.
In otto giorni, a 34 anni, rischia di dire addio alla Ducati e a una carriera straordinaria – un titolo in 125 cc, 13 successi con la Rossa nella categoria regina, quelle sfide vincenti all’ultima curva con Marquez – però per molti incompiuta. Deve vincere, salire sul podio, adesso: solo a queste condizioni non scritte gli rinnoveranno il contratto con la Rossa per il 2021. Altrimenti resterà a piedi: i posti nelle altre squadre sono già tutti occupati. “Non ci vorrà tanto per scoprire quel che accadrà”, sorride un po’ amaro. Dopo 8 anni con l’azienda di Borgo Panigale, DesmoDovi sperava di non avere bisogno di dimostrare qualcosa. Però la MotoGP è un treno in corsa, una metamorfosi ambulante capace di schierare nella squadra “riserve” uno come Valentino Rossi (a fine stagione passerà al team Petronas) e il forlivese si adegua. “Questa è una stagione anomala, le nuove gomme Michelin hanno destabilizzato la situazione. Cercheremo di risolvere la cosa”, spiega, senza accorgersi che per due volte ripete: “Indipendentemente da come andrà il futuro”. Il futuro. Dicono che tutto sia cominciato qualche mese fa, durante il lockdown: raccontavano di un Andrea critico, quasi sfiduciato. Claudio Domenicali non è solo l’ad Ducati, è il primo tifoso della Rossa: pretende entusiasmo intorno a sé, diversamente s’innervosisce. Un altro che ha avuto più di uno scontro col pilota è stato Gigi Dall’Igna, l’ingegnere-stregone che pur di vincere il titolo sarebbe disposto anche a richiamare Lorenzo. Con la crisi da pandemìa, in primavera a Borgo Panigale hanno imposto ai piloti un taglio del 25% allo stipendio di quest’anno. Dovi ha accettato, però quando c’è stato da ridiscutere il contratto per gli anni a venire – nonostante gli sforzi del ds Paolo Ciabatti - è andato tutto a ramengo: troppo lontane, offerta e domanda. Non è rimasto che rinviare la decisione al termine dei primi 5 gp: se il forlivese lotta per il titolo, resterà nella squadra ufficiale con l’australiano Miller, in caso contrario il suo posto lo prende il giovane Bagnaia che a sua volta viene sostituito da Zarco, destinato a far coppia con lo spagnolo Martin nella Pramac, la Ducati satellite.
Ecco perché Dovizioso non può più sbagliare. “Non sento nessuna pressione”, giura. Voi gli credete? Sembra una storia già scritta, oppure no. Nel giugno di tre anni fa, Dovizioso stava per litigare di brutto con Dall’Igna: poi preferì tacere, e concentrarsi sulla gara. Era il gp del Mugello: la domenica vinse, e fu il primo successo di una stagione incredibile che lo portò a lottare fino a Valencia col Cannibale. Tocca a te, Andrea.
In otto giorni, a 34 anni, rischia di dire addio alla Ducati e a una carriera straordinaria – un titolo in 125 cc, 13 successi con la Rossa nella categoria regina, quelle sfide vincenti all’ultima curva con Marquez – però per molti incompiuta. Deve vincere, salire sul podio, adesso: solo a queste condizioni non scritte gli rinnoveranno il contratto con la Rossa per il 2021. Altrimenti resterà a piedi: i posti nelle altre squadre sono già tutti occupati. “Non ci vorrà tanto per scoprire quel che accadrà”, sorride un po’ amaro. Dopo 8 anni con l’azienda di Borgo Panigale, DesmoDovi sperava di non avere bisogno di dimostrare qualcosa. Però la MotoGP è un treno in corsa, una metamorfosi ambulante capace di schierare nella squadra “riserve” uno come Valentino Rossi (a fine stagione passerà al team Petronas) e il forlivese si adegua. “Questa è una stagione anomala, le nuove gomme Michelin hanno destabilizzato la situazione. Cercheremo di risolvere la cosa”, spiega, senza accorgersi che per due volte ripete: “Indipendentemente da come andrà il futuro”. Il futuro. Dicono che tutto sia cominciato qualche mese fa, durante il lockdown: raccontavano di un Andrea critico, quasi sfiduciato. Claudio Domenicali non è solo l’ad Ducati, è il primo tifoso della Rossa: pretende entusiasmo intorno a sé, diversamente s’innervosisce. Un altro che ha avuto più di uno scontro col pilota è stato Gigi Dall’Igna, l’ingegnere-stregone che pur di vincere il titolo sarebbe disposto anche a richiamare Lorenzo. Con la crisi da pandemìa, in primavera a Borgo Panigale hanno imposto ai piloti un taglio del 25% allo stipendio di quest’anno. Dovi ha accettato, però quando c’è stato da ridiscutere il contratto per gli anni a venire – nonostante gli sforzi del ds Paolo Ciabatti - è andato tutto a ramengo: troppo lontane, offerta e domanda. Non è rimasto che rinviare la decisione al termine dei primi 5 gp: se il forlivese lotta per il titolo, resterà nella squadra ufficiale con l’australiano Miller, in caso contrario il suo posto lo prende il giovane Bagnaia che a sua volta viene sostituito da Zarco, destinato a far coppia con lo spagnolo Martin nella Pramac, la Ducati satellite.
Ecco perché Dovizioso non può più sbagliare. “Non sento nessuna pressione”, giura. Voi gli credete? Sembra una storia già scritta, oppure no. Nel giugno di tre anni fa, Dovizioso stava per litigare di brutto con Dall’Igna: poi preferì tacere, e concentrarsi sulla gara. Era il gp del Mugello: la domenica vinse, e fu il primo successo di una stagione incredibile che lo portò a lottare fino a Valencia col Cannibale. Tocca a te, Andrea.