La Champions dei riposati premia Francia e Germania
dal nostro inviato ENRICO CURRÒPremier, Liga e Serie A hanno pagato a caro prezzo lo stress dei campionati compressi. Sconfessate le teorie su chi aveva gettato la spugna o era ripartito troppo presto
LISBONA - Farmers League. Il campionato degli agricoltori. Poi l’emoticon del pagliaccio e quello degli applausi all’OL. Sabato sera — mentre 30 tifosi dell’OL provvisti di fumogeni, uscendo dallo Spot Bar Lisboa dove avevano visto alla tivù i Gones di Rudi Garcia annientare il presuntuoso City di Guardiola, trasformavano il centro di Lisbona in una succursale di Place Bellevue a Lione — il campione del mondo Kylian Mbappé si è abbandonato al cinguettio revanscista. Farmers League è il sarcasmo degli inglesi, forti dell’egemonia finanziaria e sportiva della Premier League, sulla Ligue 1 francese. Così Mbappé, dal lussuosissimo Hotel Myriad, sede del ritiro portoghese del Psg dirimpetto al ponte Vasco de Gama, ha twittato la revanche, lui che a fine luglio spinse il presidente della repubblica Macron a sincerarsi in pubblico delle condizioni della sua caviglia infortunata. Mbappé ha ricordato, en passa…
LISBONA - Farmers League. Il campionato degli agricoltori. Poi l’emoticon del pagliaccio e quello degli applausi all’OL. Sabato sera — mentre 30 tifosi dell’OL provvisti di fumogeni, uscendo dallo Spot Bar Lisboa dove avevano visto alla tivù i Gones di Rudi Garcia annientare il presuntuoso City di Guardiola, trasformavano il centro di Lisbona in una succursale di Place Bellevue a Lione — il campione del mondo Kylian Mbappé si è abbandonato al cinguettio revanscista. Farmers League è il sarcasmo degli inglesi, forti dell’egemonia finanziaria e sportiva della Premier League, sulla Ligue 1 francese. Così Mbappé, dal lussuosissimo Hotel Myriad, sede del ritiro portoghese del Psg dirimpetto al ponte Vasco de Gama, ha twittato la revanche, lui che a fine luglio spinse il presidente della repubblica Macron a sincerarsi in pubblico delle condizioni della sua caviglia infortunata. Mbappé ha ricordato, en passant, la nuova geografia della Champions: 2 squadre francesi su 4, Psg e Olympique Lione, nelle semifinali incrociate con 2 tedesche, Bayern e Lipsia. Ligue 1 e Bundesliga erano schiacciate dalla retorica sull’intensità della Premier League, sulla tecnica della Liga spagnola, sulla tattica della Serie A italiana. Invece la Champions andrà alla vincitrice del torneo Francia-Germania, che comincia domani con Psg-Lipsia, prosegue mercoledì con Bayern-Lione e si chiude domenica 23 con la finale.
L’altra frettolosa sentenza sconfessata è su chi era ripartito troppo presto, dopo la sosta per coronavirus (la Bundesliga è ripresa il 16 maggio ed è finita il 27 giugno), e soprattutto su chi troppo presto aveva gettato la spugna (la Ligue 1 si è fermata il 28 aprile). Se il Psg ha rimontato contro l’Atalanta esausta, se il Lipsia ha vinto con l’Atletico Madrid nel finale, se il Bayern ha annichilito un Barça immobile e se il Lione ha retto bene l’urto della Juventus negli ottavi e del City nei quarti, significa che le squadre tedesche e francesi, per ragioni opposte, hanno potuto prepararsi meglio per la Final Eight, mentalmente e atleticamente, senza lo stress di un calendario compresso. Il discorso vale in particolare per Lione e Lipsia, che non hanno le formidabili rose di Bayern e Psg. Nell’OL, a parzialissima consolazione italiana, il merito va attribuito anche al preparatore atletico Paolo Rongoni, marchigiano di Fermo, voluto da Rudi Garcia: «Durante la quarantena non si potevano fare gli allenamenti adatti al calcio, come gli scatti. È stata cruciale la ripresa». Il Lione ha anticipato tutti, in Francia, e adesso si gusta elogi pantagruelici, inclusi quelli gourmet degli eredi di Paul Bocuse, padre della nouvelle cuisine.
Ora i Gones, i monelli lionesi da cui la squadra mutua il soprannome, restituiscono alla Ligue 1 la fama di modello formativo (Lopes, Aouar e Caqueret arrivano dalle giovanili del club) e all’OL il primato della crescita economica (più 193% secondo KMPG nel quadriennio 2016-20, grazie al nuovo stadio e alle cessioni di giocatori). Alla Bundesliga sempre KMPG attribuisce il titolo di massimo incubatore di talenti: sono passati da lì 5 tra i 10 calciatori che nel 2020 hanno più aumentato il proprio valore, capeggiati da Werner, che nel post Covid è finito al Chelsea, dal Lipsia, per 60 milioni. Werner è tedesco, i più contesi sono francesi. Del Lipsia il difensore centrale Upamecano: il City, per averlo, è pronto a lasciare definitivamente in Sassonia il terzino Angeliño, ora in prestito. Aouar, ubiquo centrocampista del Lione, è tra i rinforzi sondati dalla Juventus. La Final Eight è un’emozionante vetrina. Il presidente del Bayern Rummenigge vorrebbe istituzionalizzarla: se ne parlerà informalmente, con Uefa e Eca, il giorno della finale.
L’altra frettolosa sentenza sconfessata è su chi era ripartito troppo presto, dopo la sosta per coronavirus (la Bundesliga è ripresa il 16 maggio ed è finita il 27 giugno), e soprattutto su chi troppo presto aveva gettato la spugna (la Ligue 1 si è fermata il 28 aprile). Se il Psg ha rimontato contro l’Atalanta esausta, se il Lipsia ha vinto con l’Atletico Madrid nel finale, se il Bayern ha annichilito un Barça immobile e se il Lione ha retto bene l’urto della Juventus negli ottavi e del City nei quarti, significa che le squadre tedesche e francesi, per ragioni opposte, hanno potuto prepararsi meglio per la Final Eight, mentalmente e atleticamente, senza lo stress di un calendario compresso. Il discorso vale in particolare per Lione e Lipsia, che non hanno le formidabili rose di Bayern e Psg. Nell’OL, a parzialissima consolazione italiana, il merito va attribuito anche al preparatore atletico Paolo Rongoni, marchigiano di Fermo, voluto da Rudi Garcia: «Durante la quarantena non si potevano fare gli allenamenti adatti al calcio, come gli scatti. È stata cruciale la ripresa». Il Lione ha anticipato tutti, in Francia, e adesso si gusta elogi pantagruelici, inclusi quelli gourmet degli eredi di Paul Bocuse, padre della nouvelle cuisine.
Ora i Gones, i monelli lionesi da cui la squadra mutua il soprannome, restituiscono alla Ligue 1 la fama di modello formativo (Lopes, Aouar e Caqueret arrivano dalle giovanili del club) e all’OL il primato della crescita economica (più 193% secondo KMPG nel quadriennio 2016-20, grazie al nuovo stadio e alle cessioni di giocatori). Alla Bundesliga sempre KMPG attribuisce il titolo di massimo incubatore di talenti: sono passati da lì 5 tra i 10 calciatori che nel 2020 hanno più aumentato il proprio valore, capeggiati da Werner, che nel post Covid è finito al Chelsea, dal Lipsia, per 60 milioni. Werner è tedesco, i più contesi sono francesi. Del Lipsia il difensore centrale Upamecano: il City, per averlo, è pronto a lasciare definitivamente in Sassonia il terzino Angeliño, ora in prestito. Aouar, ubiquo centrocampista del Lione, è tra i rinforzi sondati dalla Juventus. La Final Eight è un’emozionante vetrina. Il presidente del Bayern Rummenigge vorrebbe istituzionalizzarla: se ne parlerà informalmente, con Uefa e Eca, il giorno della finale.