La rivincita di Gnabry, freccia del Bayern con l'Africa nel cuore
dal nostro inviato ENRICO CURRÒHa segnato la doppietta al Lione col gesto della pentola di Harden, guida la squadra tedesca favorita nella finale di Champions. L'Inghilterra l'ha respinto, la Germania l'ha rilanciato e ora lui ha scoperto la Costa d'Avorio terra del padre
LISBONA - “Non è importante che io abbia segnato due gol e non è importante come esulto. L’importante è che il Bayern sia in finale e che si concentri su come battere il Psg”. Invece è importantissimo, anche ciò che il protocollo delle banalità post partita non contempla. È importante che Serge Gnabry - 25 anni, ala destra della squadra che arriva all’appuntamento decisivo della Champions, se non come favorita tecnicamente, certamente col peso della storia – abbia dimostrato nella semifinale col Lione il valore della fatica e della perseveranza: nello sport non è una novità, ma quando succede è sempre un bell’esempio per chi a volte nella vita pensa di arrendersi. Robbéry (soprannome della coppia di ali fantastiche del vecchio Bayern, l’olandese Robben e il francese Ribéry, e oggi nomignolo magari un po’iperbolico del velocista, come a dire che lui da sol…
LISBONA - “Non è importante che io abbia segnato due gol e non è importante come esulto. L’importante è che il Bayern sia in finale e che si concentri su come battere il Psg”. Invece è importantissimo, anche ciò che il protocollo delle banalità post partita non contempla. È importante che Serge Gnabry - 25 anni, ala destra della squadra che arriva all’appuntamento decisivo della Champions, se non come favorita tecnicamente, certamente col peso della storia – abbia dimostrato nella semifinale col Lione il valore della fatica e della perseveranza: nello sport non è una novità, ma quando succede è sempre un bell’esempio per chi a volte nella vita pensa di arrendersi. Robbéry (soprannome della coppia di ali fantastiche del vecchio Bayern, l’olandese Robben e il francese Ribéry, e oggi nomignolo magari un po’iperbolico del velocista, come a dire che lui da solo vale per due) ha festeggiato la sua doppietta col gesto di chi mescola qualcosa nella pentola, mutuato dal cestista Nba James Harden: c’è qualcosa che bolle, lì dentro, e sono gli avversari. E devono essere di nuovo fischiate le orecchie a Tony Pulis, allenatore gallese dall’onorata carriera nella provincia della Premier League, che rischia di essere ricordato soprattutto per la clamorosa cantonata di cinque anni fa, quando lui guidava il West Bromwich Albion e quel ragazzo era stato spedito lì dall’Arsenal perché a Londra non stava mantenendo le promesse, complice anche un infortunio: “Mi dispiace, ma Serge non è all’altezza della Premier League”, disse Pulis. Adesso vorrebbe non averlo mai detto.