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Berrettini: “Riparto e sono più forte. Anche la solitudine mi è stata amica”

Il tennista romano negli Usa in vista degli US Open. "Il cuore è rimasto a Roma, ma dopo la quarantena in Florida ho visto i miei solo per tre giorni. Ormai non vivo in un posto per più di un mese"
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Si scrive Cincinnati, si legge Flushing Meadows. Da domani torna il tennis con il Masters 1000 di Cincinnati (ma si giocherà a New York), "anteprima" dello Us Open al via dal 31 agosto. L'atmosfera è particolare, i tennisti si sentono un pochino più soli. Questo non vale per Matteo Berrettini, che di questo mondo è ormai una stella, e che con la solitudine vive uno splendido rapporto. La rivelazione è nel recente libro ("O vinci o impari") di Stefano Massari, il suo mental coach, dove il tennista romano ha rivelato di aver bisogno di stare da solo. Come in fondo già scoperto Seneca: "La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo".
Una rivelazione inedita, Matteo.
"La solitudine? Beh, ma il tennista è solo. È vero che ognuno ha il suo team con il quale lavora e si confronta ma, alla fine, in campo si è soli. Contro tutti. E fin quando non esister&ag…
Si scrive Cincinnati, si legge Flushing Meadows. Da domani torna il tennis con il Masters 1000 di Cincinnati (ma si giocherà a New York), "anteprima" dello Us Open al via dal 31 agosto. L'atmosfera è particolare, i tennisti si sentono un pochino più soli. Questo non vale per Matteo Berrettini, che di questo mondo è ormai una stella, e che con la solitudine vive uno splendido rapporto. La rivelazione è nel recente libro ("O vinci o impari") di Stefano Massari, il suo mental coach, dove il tennista romano ha rivelato di aver bisogno di stare da solo. Come in fondo già scoperto Seneca: "La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo".
Una rivelazione inedita, Matteo.
"La solitudine? Beh, ma il tennista è solo. È vero che ognuno ha il suo team con il quale lavora e si confronta ma, alla fine, in campo si è soli. Contro tutti. E fin quando non esisterà il time-out col coach, aldi là delle sperimentazioni di queste esibizioni in cui ho giocato, i problemi tocca risolverseli da soli".
Quindi essere solitari aiuta.
"È una cosa che ho dentro, sono sempre stato così: ricordo che quando ero bambino mia madre aveva notato che mi piaceva giocare da solo, e anzi si preoccupava perché aveva paura che diventassi un bimbo isolato Sono fatto così, mi piace stare da solo per avere degli spazi miei. Stare da solo mi fa capire bene cosa succede".
E lo staff?
"So bene che tutti mi vogliono bene, che mi vogliono aiutare ma la cosa migliore e realizzare da soli e capire cosa sta succedendo per indirizzare le cose. Di solito condivido i momenti difficili, e anche quelli facili. Ma, soprattutto nei momenti meno positivi cerco di starmene da parte per capire quello che sta succedendo".
Ma non è un tipo introverso.
"No. Mi piace stare in gruppo, ma anche stare un attimo da solo".
Come la immaginiamo in campo, nel suo vortice di pensieri?
"Mi avvolgono, ma riesco a gestirli. Anche se pensare tanto in campo qualche volta non aiuta. Mi spiego: la palla viaggia ormai troppo velocemente, quindi non hai tempo di pensare se non in quella frazione di secondo: questo è quello che hai per decidere cosa fare. Certo, poi a posteriori si può dire tutto e il contrario di tutto. Ma i tennisti devo fare una scelta in un brevissimo lasso di tempo".
A pensarci, il suo star bene da solo è stato utile nella quarantena.
"Dove ero negli Stati Uniti, ospite da Ajla, la mia ragazza che resta la mia ragazza. Non ero a casa mia ma riuscito comunque a prendermi dei momenti miei: leggere un libro, guardare una serie tv, fare una telefonata alla mia famiglia".
Fortunato, in fondo.
"Sì. Ma essere riuscito a crearmi uno spazio in cui potevo stare da solo con me stesso è stato importante. Altrimenti alla fine della fiera rischi di arrivare saturo, in una convivenza 24 ore su 24".
Maschio italiano, negli Usa e con una famiglia australiana-croata.
"È così. La prima cosa diversa? La cultura del cibo. Per noi colazione e pranzo sono momenti veloci, per loro è il contrario. Mi sono adattato, ho cucinato: e i clienti del mio ristorante hanno apprezzato".
Un figlio di Roma diventato ora multilingue.
"Figlio nato, cresciuto e attaccato visceralmente a Roma. Ma la vita ha voluto altro per me: mi sono spostato, viaggio e mi muovo tanto. Sono un cittadino del mondo. Mai avrei immaginato di non parlare in italiano alla persona amata. È stato un processo rapido, come in fondo la mia carriera finora".
Ha bruciato tutte le tappe.
"Quanto sono cambiato, e per forza di cose. Sto cambiando la mentalità, affronto culture diverse. Dallo scorso Wimbledon è stata una grande ascesa".
E questo nuovo ranking aiuta.
"Non ci avevo capito granché, ma la priorità è ritornare a giocare. Riguardo al vaccino penso che lo prenderei, se domani uscisse: sarebbe la soluzione ai problemi".
E l'Italia?
"Dalla quarantena in Italia sono passato solo per tre giorni, il tempo di salutare i miei e mia nonna: non vedevo i miei da febbraio".
Accidenti, che vita...
"Beh, mi sembra che nella mia vita non ci sia niente di ordinario in quello che faccio, per questo non mi fermo neanche a pensarci a quello che mi sta succedendo perché sembra assurdo".
A quali certezze si affida?
"Certezze? Non sono neanche più abituato a stare a Roma, la mia città. La mia priorità è l'allenamento, tutte le energie sono concentrate lì. Paradossalmente Roma sarebbe una distrazione".
E quindi dove considera casa?
"Oggi? Casa è il mondo. Il cuore dice Roma, ma sono molto più a Montecarlo. In Florida sono stato ospite. Dal 2017 non sono mai stato più di un mese nello stesso posto".
E volesse fare un investimento?
"Ho solo 24 anni, in fondo. Preferisco restare sul passo dopo passo, non vale la pena di scervellarmi".
E se a tennis non si fosse tornato più a giocare? Ci ha mai pensato?
"Veramente questo è il pensiero che mi ronzava nella testa quand'ero piccolo e non sapevo se ce l'avrei fatta. La risposta è che non ho mai avuto il tempo di pensarci: perché, perfino quando giocavo a carte con Ajla, era come giocare a Wimbledon, visto che lei voleva assolutamente vincere".
Ad ogni modo la sua ripartenza sembra assicurata: è diventato atleta Red Bull, e le hanno realizzato una racchetta personalizzata come le superstar.
"La direzione è giusta, ora bisogna solo non smarrire la strada".