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Quattro anni dopo il terremoto di Amatrice, finito solo l'8% degli interventi pubblici

Doveva essere il più grande cantiere d'Europa ma i numeri raccontano un'altra realtà: lavori terminati soltanto in 17 scuole su 250 e in nessuna caserma, ospedale e sede della polizia municipale
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Quattro anni dopo quel terribile boato che sconvolse il Centro Italia, si portò via trecento abitanti e lasciò nelle strade cumuli di macerie, la ricostruzione resta ancora un miraggio. Eppure era stato presentato come il più grande cantiere d'Europa, avevano promesso che presto questi territori, da Amatrice ad Arquata, passando per Ussita e Accumoli, sarebbero tornati a nuovo splendore. La realtà, come sempre, la raccontano i numeri: dal 2016 a oggi sono stati portati a termine soltanto 186 interventi pubblici su 2.347, la miseria del 7,92 per cento. Vanno nettamente meglio i cantieri della ricostruzione privata, 2.544 edifici riparati su 5.325, ben 2.758 lavori in corso alcuni dei quali giunti alle fasi finali. 

I nuovi dati, diffusi proprio alla vigilia del quarto anniversario del sisma, sono stati redatti dall'ufficio del commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini che dallo scorso febbraio ha preso il posto di Piero Fara…
Quattro anni dopo quel terribile boato che sconvolse il Centro Italia, si portò via trecento abitanti e lasciò nelle strade cumuli di macerie, la ricostruzione resta ancora un miraggio. Eppure era stato presentato come il più grande cantiere d'Europa, avevano promesso che presto questi territori, da Amatrice ad Arquata, passando per Ussita e Accumoli, sarebbero tornati a nuovo splendore. La realtà, come sempre, la raccontano i numeri: dal 2016 a oggi sono stati portati a termine soltanto 186 interventi pubblici su 2.347, la miseria del 7,92 per cento. Vanno nettamente meglio i cantieri della ricostruzione privata, 2.544 edifici riparati su 5.325, ben 2.758 lavori in corso alcuni dei quali giunti alle fasi finali. 

I nuovi dati, diffusi proprio alla vigilia del quarto anniversario del sisma, sono stati redatti dall'ufficio del commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini che dallo scorso febbraio ha preso il posto di Piero Farabollini. Ed eccoli dunque i numeri aggiornati che riguardano i 138 comuni colpiti dal terremoto, la maggior parte dei quali al di sotto dei cinquemila abitanti, sparsi fra Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria. Poco più di 80 mila edifici privati danneggiati, quasi 50 mila in modo grave, oltre undicimila richieste di contributi per interventi (la metà dalle Marche), 526 milioni di euro erogati per la ricostruzione. Poi le note dolenti, gli interventi pubblici: 2.347 cantieri programmati, come detto, la maggioranza dei quali ancora parecchio indietro o addirittura nemmeno partiti.

Prendiamo le scuole: su 250 interventi, 75 non sono stati avviati e 144 sono in fase di progettazione. A conti fatti sono stati consegnati soltanto 17 lavori e appena sei sono attualmente in corso. Per non parlare delle caserme, zero su 35, delle sedi municipali, zero su 126, ospedali, zero su 9, mura, torri e palazzi, ancora zero su 48, o i cimiteri, uno su 76.  Un po' meglio i cinema, teatri e musei - sette lavori conclusi su 35 previsti - e le strutture sociali, 21 cantieri chiusi su 75. Indietro, molto indietro, gli interventi per le opere di urbanizzazione (18 su 120) e gli impianti sportivi (11 su 34). Ma il dato più impressionante è quello che rientra nella voce edilizia residenziale e abitativa dove sono stati conclusi soltanto 7 interventi su 311. Quanto alle chiese, infine, siamo poco sotto il dieci per cento con 100 cantieri chiusi su 942 programmati. 

Ma non sono soltanto i ritardi nella ricostruzione a preoccupare chi, malgrado tutto, ha deciso di continuare a vivere nel cratere. "A conti fatti - spiega Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola - l'87% dei centri colpiti dal sisma sono piccoli comuni, aree nelle quali già prima di quelle terribili scosse si lottava con il fenomeno dello spopolamento. Adesso, con la pandemia, l'emergenza è diventata insostenibile: il vero rischio è che anche quando la ricostruzione sarà finita - e ci vorrà ancora molto tempo - ripartire con un'idea concreta di sviluppo sarà un'impresa".

Ricostruire è la priorità. Ma come, e soprattutto per chi se continua la fuga da questi territori? "E' vero, siamo molto indietro, ma con i nuovi strumenti messi a punto dal governo - penso soprattutto al Decreto semplificazioni - tutto dovrebbe essere più agevole. Bisogna mettere in sicurezza un territorio da sempre fortemente a rischio, poi pensare a ripristinare i servizi territoriali e superare il divario digitale che è la vera sfida per rilanciare lo sviluppo. Il digitale è una componente strutturale della nostra contemporaneità, se ricostruiamo i palazzi ma non pensiamo a collegare questi territori al resto del mondo, li condanniamo comunque a sparire".  

Le celebrazioni per ricordare i quattro anni dal sisma saranno molto più contenute, proprio a causa dell'emergenza coronavirus. Ad Arquata, per esempio, non ci sarà la fiaccolata notturna ma due messe, una domenica a Pescara del Tronto e l'altra lunedì 24 agosto nella chiesa presso l'Area Sae lungo la Salaria. Le popolazioni terremotate hanno chiesto di non trasformare questi appuntamenti in passerelle elettorali: "La commemorazione - è scritto nella pagina Facebook dell'associazione Pescara del Tronto 24 agosto 2016 - è volta al raccoglimento in memoria di tutte le vittime del terremoto e non è in alcun modo sede di sfilate politiche finalizzate alla campagna elettorale, soprattutto dopo quattro anni di totale dimenticanza e abbandono".

Dal 29 agosto al 5 settembre, infine, tornerà "Il jazz italiano per le terre del sisma - MarciaSolidale", un viaggio che attraverserà le quattro regioni più colpite dal sisma lungo il Cammino nelle Terre Mutate, partendo da Camerino alla volta di Fiastra, Ussita, Castelluccio, Norcia, Accumoli, Amatrice per arrivare a L'Aquila, dove si terranno decine di concerti e attività diffuse nella giornata conclusiva. Otto giorni di concerti e sei giorni di cammino percorrendo sentieri segnalati, strade di campagna e tratti di strade asfaltate.