LISBONA - Quando la tattica di una grande partita di calcio s'intreccia con le storie di vita dei suoi protagonisti, quella partita può diventare un grande romanzo. Hansi Flick e Thomas Tuchel, allenatori del Bayern e del Psg, sono i pragmatici gestori tedeschi dei rispettivi e formidabili arsenali d'attacco. A poche ore dall'appuntamento con la finale di Champions League si stanno concentrando sulla tattica e sanno che c'è un duello non troppo pubblicizzato, che può sbilanciare il gioco e indirizzare il risultato: quello tra Di Maria-Davies, il navigato campione argentino e l'incontenibile ragazzino canadese, l'ala sudamericana più duttile e il terzino più moderno che ci sia. Tatticamente Flick sa che Di Maria, mancino abituato in genere a partire da destra ma anche a scambiarsi la posizione con Mbappé, è l'arma potenziale di Tuchel per costringere Davies a pensare anche alla difesa e a non lasciare troppo soli i compagni di reparto. Invece Tuchel sa che Davies, capace di raggiungere l'area avversaria e la linea di fondo in poche potentissime falcate, è la risorsa di Flick per spezzare in due tronconi irrimediabilmente lontani il Psg. Tuttavia la suggestione vera del duello non è tattica. Dentro il loro duello c'è un piccolo romanzo.
La rivincita del piccolo carbonaio
Angel Di Maria e Alphonso Davies sono tutt'altro che personaggi di contorno della finale di Neymar e Lewandowski. El Fideo, lo Spaghetto, come venne soprannominato per il suo fisico minuto in Argentina, terra in cui nessun calciatore potrebbe scendere in campo senza un nomignolo, da bambino distribuiva legna e carbone col padre Miguel e i fratelli. Però giocava anche a pallone e fu la sua fortuna. Oggi ha 32 anni e di Coppe dei Campioni ne ha già accarezzata una col Real Madrid. Proprio qui a Lisbona, il 24 maggio 2014, stesso stadio, vinse ai supplementari il derby con l'Atletico, da migliore in campo. Si era infortunato e Ancelotti ancora si chiede come abbia fatto a continuare a giocare. Il contrappasso, crudele, arrivò un mese e mezzo dopo. Il 13 luglio 2014, al Maracanà, l'Argentina giocava la finale del Mondiale contro la Germania. Lui la perse due volte. Infortunio muscolare. Alla vigilia il Real gli aveva mandato una lettera, invitandolo a non scendere in campo, per non aggravare la situazione. El Fideo la strappò senza leggerla nemmeno: disse al ct che sarebbe stato pronto a un'infiltrazione di antidolorifico, pur di giocare. Sabella lo guardò perplesso e lui capì: sarebbe rimasto in panchina a guardare Enzo Perez al suo posto e la Germania vincere col gol di Mario Götze. Vive dunque questa anche come una rivincita, per interposto Psg: Neuer e Müller e Jerome Boateng, che quella sera al Maracanà c'erano, lo sanno meglio di tutti. Per Di Maria Lisbona e l'Estadio da Luz erano già stati la porta d'ingresso nel calcio europeo. Quando 13 anni fa lasciò il Rosario Central, la città di Messi, fu il Benfica a scommettere su quel ragazzo gracile di 19 anni, che in 3 stagioni avrebbe conquistato i tifosi e il Real. Tornato nel "suo" stadio dopo avere saltato per squalifica il quarto di finale con l'Atalanta, vi ha tramortito il Lipsia in semifinale: un gol e due assist, altro che vassallo di Neymar e Mbappé. L'assist è il suo pane: dal 2003 solo Cristiano Ronaldo (38) e Messi (33) ne hanno fatti più dei suoi 27 in Champions. E' il pane dell'altruista, l'esatto opposto del difetto rimproverato finora al Psg zeppo di campioni, perché il campione spesso è primadonna. Lui, nei suoi 5 anni parigini, di una star si è tenuto il soprannome. Glielo ha appiccicato Neymar: Di Magia.
Il giovane supereroe
Magie gliene serviranno parecchie, per dribblare il formidabile Davies, ennesima storia fantastica dell'inesauribile serbatoio del calcio. Figlio di esuli scappati dalla guerra civile in Liberia e rifugiati poi in Canada a Edmonton, è nato in Ghana in un campo profughi, a Buduburam. Da quando è diventato il terzino sinistro più immarcabile del mondo insieme al milanista Hernandez, tutti si sono accorti di lui. Il primo, in verità, è stato un politico particolarmente sensibile alla materia: l'ex Pallone d'oro George Weah, presidente della Liberia ed ex campione del Milan, si è convinto, anche attraverso la storia della fuga della famiglia Davies dal Paese, a varare una legge per mettere sul libro paga dello Stato i calciatori nel giro della Lone Star, la Nazionale. Se ci sono altri Alphonso in giro, è bene non perderli. Il suo talento, presto sbocciato in Canada nell'accademia dei Vancouver Whitecaps di Bob Lenarduzzi, non è stato capito subito dagli scout europei, in particolare da quelli dei club meno ricchi, che su un campioncino del genere avrebbero dovuto buttarsi: il pregiudizio su chi gioca nella Mls è difficile da scalfire. Perfino l'ingaggio al Bayern dell'allora diciassettenne, nel gennaio 2019 per 10 milioni di euro, è stato laborioso. Lo avevano ormai scoperto anche United, Barcellona, Stoccarda, Liverpool e Psg. Ha rivelato il suo primo agente che l'affare stava per saltare, perché i Vancouver chiesero alla famiglia di rinunciare al 10% del prezzo del trasferimento, che invece è una regola della Mls. Il Bayern aveva fretta. Il capo scout del Bayern, Marco Neppe, aveva capito che bisognava sbrigarsi. Era stato lui stesso a chiamare il suo vecchio compagno di squadra del Wiesbaden, il portiere neozelandese Stefan Marinovic che in quel momento giocava a Vancouver, e a chiedergli informazioni dirette sul ragazzo: non perdete tempo, fu la risposta. Ogni altro dubbio lo ha fugato poi il campo, anche se in Canada, da mesi, nessuno li aveva più. E quando il 19 ottobre 2019 Davies ha segnato per la Nazionale contro gli Usa, nella Nations League della Concacaf, si è preso una standing ovation, oltre ai titoli dei giornali col soprannome Phonzie Happy Days: Fonzie, all'italiana, quello che non riusciva mai a dire: ho sbagliato. Al contrario di Davies, che è ancora un tipo umile. E' popolarissimo in Nord America e la Champions lo sta rendendo ancora più popolare: per i coetanei quasi un supereroe. La sua fidanzata canadese, Jordyn Huitema, è una calciatrice del Psg e sta per giocarsi la Champions femminile con la maglia del Psg, altro intreccio abbastanza romanzesco. Jörg Wacker, dirigente del marketing del Bayern, ha sintetizzato così: <<Per la sua età e per il suo modo di fare simpatico e aperto, le apparizioni di Alphonso sulle piattaforme social media sono un grande successo tra i più giovani. Secondo me, non ha prezzo>>. E non c'è nemmeno discussione. Bayern-Psg, domani, sarà anche Fonzie-Di Magia.