La notte di Flick, l’eterno secondo che disse no solo a Trapattoni
di GABRIELE ROMAGNOLIDevoto del pressing di scuola tedesca ma non degli schemi del tecnico italiano, è stato l’assistente del ct Löw e di Kovac
Nel museo del calcio tedesco, a Dortmund, Mister Champions c'era già arrivato. La stanza dedicata al trionfo mondiale della Germania nel 2014 espone lavagne con disegni tattici, schemi per le punizioni e le ripartenze, tutte con la stessa firma d'artista: Hansi Flick. Era l'assistente di Joachim Löw. Il numero 1 si occupava (anche) dei maglioncini, il 2 (esclusivamente) della strategia. Gli piaceva stare a quel posto, lo riteneva ideale per le sue doti. Come un Luca Gotti teutonico non si sentiva fatto per la pole position, per prendere il vento in faccia. Gli piaceva occuparsi dei giocatori, curarne le qualità e le nevrosi, studiare l'andamento delle partite e sussurrare agli allenatori. L'unico di cui non aveva voluto essere il secondo era stato Giovanni Trapattoni. Con lui a Salisburgo era durata il tempo di un'opera buffa. Li divideva la posizione in cui mettere la difesa: una distanza di 20 metri circa. Flick, ovviamente, più avan…
Nel museo del calcio tedesco, a Dortmund, Mister Champions c'era già arrivato. La stanza dedicata al trionfo mondiale della Germania nel 2014 espone lavagne con disegni tattici, schemi per le punizioni e le ripartenze, tutte con la stessa firma d'artista: Hansi Flick. Era l'assistente di Joachim Löw. Il numero 1 si occupava (anche) dei maglioncini, il 2 (esclusivamente) della strategia. Gli piaceva stare a quel posto, lo riteneva ideale per le sue doti. Come un Luca Gotti teutonico non si sentiva fatto per la pole position, per prendere il vento in faccia. Gli piaceva occuparsi dei giocatori, curarne le qualità e le nevrosi, studiare l'andamento delle partite e sussurrare agli allenatori. L'unico di cui non aveva voluto essere il secondo era stato Giovanni Trapattoni. Con lui a Salisburgo era durata il tempo di un'opera buffa. Li divideva la posizione in cui mettere la difesa: una distanza di 20 metri circa. Flick, ovviamente, più avanti. Quando fu chiamato a fare il vice di Kovac al Bayern si sentì di nuovo a casa: dove aveva giocato e vinto 4 campionati, per contribuire a nuovi successi, come uomo ombra. Dopo il licenziamento del titolare gli diedero l'interim, uno di quelli andreottiani, destinati a durare anni, probabilmente.
Su 36 partite ne ha vinte 33. In Champions, tutte. Come ha fatto? L'hanno aiutato gli anni passati a creare empatia con i calciatori. Sa come parlare con loro, motivarli, convincerli. Se bastasse questo, con due psicologi e una brava mamma anche la Juventus metterebbe l'Europa in giardino. Flick ha avuto idee e coraggio per applicarle. Se Tuchel fa allenare i suoi su campi non rettangolari, Flick ne allarga i confini. Occupa le fasce con giocatori che portano la catena di trasmissione nella metà campo avversaria e non tornano più. Basti vedere quel che hanno fatto ieri sera Coman e Davies. Proprio quest'ultimo è stata la sua scommessa più grande e riuscita. Ha preso un'ala di 19 anni e ne ha fatto un terzino inarrestabile. Ricordate quel che fece Lippi con Zambrotta? Prendetelo e mettetegli il turbo. Sull'altra fascia, ieri, ma soltanto ieri, meno esplosivi: Kimmich e Gnabry. Capaci di assist e di gol. In mezzo, chiavi a Thiago Alcantara e recupero di Thomas Mueller, un giocatore di cui nessuno (spesso neppure lui) capisce in anticipo che cosa stia per fare, ma poi lo fa e la partita cambia.
Flick aderisce alla scuola tedesca per cui il pressing non è un'opzione ma l'unica possibilità. Non è un rischio, ma la sua riduzione. Se giochi contro Messi e Suarez, o contro Neymar e Mbappé è più pericoloso affrontare loro o i difensori che debbono avviare l'azione per innescarli? La linea difensiva alta è un azzardo o una forma di pressione che toglie aria? Si possono fare tutte le discussioni del mondo, ma l'esito, sia nel gioco che nel risultato, dà ragione a Flick. Come gli danno ragione le scelte a sorpresa, vedi quella di Coman (8 scudetti in 8 anni e 3 squadre) al posto di Perisic, che aveva schiantato a sinistra il Barcellona.
Non aveva mai guidato una prima squadra importante ma, avendo smesso di giocare a 28 anni per un infortunio, era sui bordi del campo dal 1996. Ha frequentato le serie minori come i mondiali. È la rivincita dei praticoni sugli ex campioni. Di un debuttante con un'esperienza enorme, non un esordiente avvolto nel lusso del proprio passato come è stato Zidane. A 18 anni Flick rinviò l'appuntamento con la gloria rifiutando un ingaggio a Stoccarda per restare in banca (avrà scambiato un bonifico con Sarri?). Per decenni ha posticipato il proprio trionfo, ma da ieri sera ha una nuova lavagna da consegnare al museo.
Su 36 partite ne ha vinte 33. In Champions, tutte. Come ha fatto? L'hanno aiutato gli anni passati a creare empatia con i calciatori. Sa come parlare con loro, motivarli, convincerli. Se bastasse questo, con due psicologi e una brava mamma anche la Juventus metterebbe l'Europa in giardino. Flick ha avuto idee e coraggio per applicarle. Se Tuchel fa allenare i suoi su campi non rettangolari, Flick ne allarga i confini. Occupa le fasce con giocatori che portano la catena di trasmissione nella metà campo avversaria e non tornano più. Basti vedere quel che hanno fatto ieri sera Coman e Davies. Proprio quest'ultimo è stata la sua scommessa più grande e riuscita. Ha preso un'ala di 19 anni e ne ha fatto un terzino inarrestabile. Ricordate quel che fece Lippi con Zambrotta? Prendetelo e mettetegli il turbo. Sull'altra fascia, ieri, ma soltanto ieri, meno esplosivi: Kimmich e Gnabry. Capaci di assist e di gol. In mezzo, chiavi a Thiago Alcantara e recupero di Thomas Mueller, un giocatore di cui nessuno (spesso neppure lui) capisce in anticipo che cosa stia per fare, ma poi lo fa e la partita cambia.
Flick aderisce alla scuola tedesca per cui il pressing non è un'opzione ma l'unica possibilità. Non è un rischio, ma la sua riduzione. Se giochi contro Messi e Suarez, o contro Neymar e Mbappé è più pericoloso affrontare loro o i difensori che debbono avviare l'azione per innescarli? La linea difensiva alta è un azzardo o una forma di pressione che toglie aria? Si possono fare tutte le discussioni del mondo, ma l'esito, sia nel gioco che nel risultato, dà ragione a Flick. Come gli danno ragione le scelte a sorpresa, vedi quella di Coman (8 scudetti in 8 anni e 3 squadre) al posto di Perisic, che aveva schiantato a sinistra il Barcellona.
Non aveva mai guidato una prima squadra importante ma, avendo smesso di giocare a 28 anni per un infortunio, era sui bordi del campo dal 1996. Ha frequentato le serie minori come i mondiali. È la rivincita dei praticoni sugli ex campioni. Di un debuttante con un'esperienza enorme, non un esordiente avvolto nel lusso del proprio passato come è stato Zidane. A 18 anni Flick rinviò l'appuntamento con la gloria rifiutando un ingaggio a Stoccarda per restare in banca (avrà scambiato un bonifico con Sarri?). Per decenni ha posticipato il proprio trionfo, ma da ieri sera ha una nuova lavagna da consegnare al museo.