Le punizioni di Pirlo, Higuain la prima vittima: “Il suo ciclo qui è finito”
di EMANUELE GAMBAIl nuovo tecnico della Juventus anticipa le sue intenzioni: "Riportare entusiasmo e giocare con il possesso palla"
TORINO - Con quell’aria tra il distratto e il disincantato Pirlo ha fatto capire un sacco di cose, padroneggiando con perizia e furbizia uno degli aspetti più delicati del suo nuovo mestiere, la comunicazione, tallone d’Achille di Sarri. Ma è anche vero che Sarri, talvolta sincero fino all’autolesionismo, era bersaglio comodo, mentre Pirlo è il classico tipo che «con quella bocca può dire ciò che vuole». Ma di cose ne ha dette, cose interessanti. Chiare, persino drastiche come quelle su Higuain. O allusive, ma senza doppi sensi opachi.
«Voglio riportare l’entusiasmo mancato nell’ultimo periodo»: l’annata appena finita ha depresso l’ambiente, e Pirlo sente di essere l’aria fresca che serviva. È un riferimento all’atmosfera stantia che c’era con Sarri, ma mica solo per colpa di Sarri, dal quale ha voluto segnare la distanza così: «La cosa pi&ug…
«Voglio riportare l’entusiasmo mancato nell’ultimo periodo»: l’annata appena finita ha depresso l’ambiente, e Pirlo sente di essere l’aria fresca che serviva. È un riferimento all’atmosfera stantia che c’era con Sarri, ma mica solo per colpa di Sarri, dal quale ha voluto segnare la distanza così: «La cosa pi&ug…
TORINO - Con quell’aria tra il distratto e il disincantato Pirlo ha fatto capire un sacco di cose, padroneggiando con perizia e furbizia uno degli aspetti più delicati del suo nuovo mestiere, la comunicazione, tallone d’Achille di Sarri. Ma è anche vero che Sarri, talvolta sincero fino all’autolesionismo, era bersaglio comodo, mentre Pirlo è il classico tipo che «con quella bocca può dire ciò che vuole». Ma di cose ne ha dette, cose interessanti. Chiare, persino drastiche come quelle su Higuain. O allusive, ma senza doppi sensi opachi.
«Voglio riportare l’entusiasmo mancato nell’ultimo periodo»: l’annata appena finita ha depresso l’ambiente, e Pirlo sente di essere l’aria fresca che serviva. È un riferimento all’atmosfera stantia che c’era con Sarri, ma mica solo per colpa di Sarri, dal quale ha voluto segnare la distanza così: «La cosa più importante da fare è parlare coi giocatori. Serve un lavoro sul campo ma anche di rapporti umani». Sarri invece parlava poco, per sua precisa scelta: lo considerava un compito non suo, lo aveva detto al club fin dall’inizio ma non venne ascoltato. Pirlo si è invece preso la responsabilità dei rapporti anche umorali con la squadra: in questo senso sta applicando la lezione di Conte. «Mi piacerebbe riportare la compattezza e il senso del sacrificio che c’erano con lui». Deve ricucire, mica solo allenare.
«Ho detto due cose ai ragazzi: che voglio che non si perda il pallone e che quando lo si perde, lo si deve recuperare velocemente». Se è vero che il calcio è una cosa semplice, Pirlo ha riassunto il suo con sintesi mirabile. Quella che lui chiama «padronanza del gioco» è una combinazione tra pressing e possesso. «Mi piace un calcio di rotazione, potremo magari difenderci a quattro e impostare a tre». È la conferma che Alex Sandro potrebbe cambiare ruolo: in fase di impostazione non si allargherebbe sulla fascia ma dialogherebbe col centrocampo, mentre in fase difensiva si allineerebbe ai centrali e all’altro terzino, invece più avanzato in avvio di azione. È quella sorta di difesa “a tre e mezzo” che Allegri formulava quando metteva Barzagli terzino destro.
«Dybala non è un problema, né sul mercato. È un giocatore importante come gli altri». Qui, Pirlo è stato abilissimo: non può dire che Dybala è in vendita, altrimenti ne svaluterebbe il prezzo, ma sa che la società prenderebbe in considerazione le offerte. L’argentino vorrebbe un ruolo centrale, ma per Pirlo «è come gli altri»: significa che non ha crediti in partenza. Ancora più chiaro: «I giocatori di qualità possono giocare insieme, basta che ci sia sacrificio da parte di tutti». Detto che Ronaldo non si sacrifica, chi vuole stargli al fianco ha un solo modo: farsi il mazzo. E il recupero della palla non è esattamente la specialità di Dybala.
«I cicli finiscono e lui è stato messo da parte: ce lo siamo detti guardandoci negli occhi». Su Higuain è stato drastico, ma si è anche fatto carico di una responsabilità che la stragrande maggioranza dei colleghi avrebbe delegato alla dirigenza. Significa che intende essere un po’ manager, non solo tecnico. «Sono l’allenatore ed è giusto che abbia certi giocatori come obiettivo»: una richiesta così netta, alla Juve, non la si sentiva dai tempi di Conte.
«Mi sono sentito subito a mio agio. Vedermi in questo ruolo magari è stato strano per i giocatori, non per me». È la frase che stronca ogni possibile remora del principiante. «Credo nelle mie possibilità. Sono l’uomo giusto al posto giusto».
«Voglio riportare l’entusiasmo mancato nell’ultimo periodo»: l’annata appena finita ha depresso l’ambiente, e Pirlo sente di essere l’aria fresca che serviva. È un riferimento all’atmosfera stantia che c’era con Sarri, ma mica solo per colpa di Sarri, dal quale ha voluto segnare la distanza così: «La cosa più importante da fare è parlare coi giocatori. Serve un lavoro sul campo ma anche di rapporti umani». Sarri invece parlava poco, per sua precisa scelta: lo considerava un compito non suo, lo aveva detto al club fin dall’inizio ma non venne ascoltato. Pirlo si è invece preso la responsabilità dei rapporti anche umorali con la squadra: in questo senso sta applicando la lezione di Conte. «Mi piacerebbe riportare la compattezza e il senso del sacrificio che c’erano con lui». Deve ricucire, mica solo allenare.
«Ho detto due cose ai ragazzi: che voglio che non si perda il pallone e che quando lo si perde, lo si deve recuperare velocemente». Se è vero che il calcio è una cosa semplice, Pirlo ha riassunto il suo con sintesi mirabile. Quella che lui chiama «padronanza del gioco» è una combinazione tra pressing e possesso. «Mi piace un calcio di rotazione, potremo magari difenderci a quattro e impostare a tre». È la conferma che Alex Sandro potrebbe cambiare ruolo: in fase di impostazione non si allargherebbe sulla fascia ma dialogherebbe col centrocampo, mentre in fase difensiva si allineerebbe ai centrali e all’altro terzino, invece più avanzato in avvio di azione. È quella sorta di difesa “a tre e mezzo” che Allegri formulava quando metteva Barzagli terzino destro.
«Dybala non è un problema, né sul mercato. È un giocatore importante come gli altri». Qui, Pirlo è stato abilissimo: non può dire che Dybala è in vendita, altrimenti ne svaluterebbe il prezzo, ma sa che la società prenderebbe in considerazione le offerte. L’argentino vorrebbe un ruolo centrale, ma per Pirlo «è come gli altri»: significa che non ha crediti in partenza. Ancora più chiaro: «I giocatori di qualità possono giocare insieme, basta che ci sia sacrificio da parte di tutti». Detto che Ronaldo non si sacrifica, chi vuole stargli al fianco ha un solo modo: farsi il mazzo. E il recupero della palla non è esattamente la specialità di Dybala.
«I cicli finiscono e lui è stato messo da parte: ce lo siamo detti guardandoci negli occhi». Su Higuain è stato drastico, ma si è anche fatto carico di una responsabilità che la stragrande maggioranza dei colleghi avrebbe delegato alla dirigenza. Significa che intende essere un po’ manager, non solo tecnico. «Sono l’allenatore ed è giusto che abbia certi giocatori come obiettivo»: una richiesta così netta, alla Juve, non la si sentiva dai tempi di Conte.
«Mi sono sentito subito a mio agio. Vedermi in questo ruolo magari è stato strano per i giocatori, non per me». È la frase che stronca ogni possibile remora del principiante. «Credo nelle mie possibilità. Sono l’uomo giusto al posto giusto».