La 'guerra della segatura' di Don Bragg, l'uomo che sognava di essere Tarzan
Enrico Sisti , di ENRICO SISTILo statunitense non riuscì a diventare attore nelle vesti del celebre personaggio della giungla, ma conquistò l'oro nel salto con l'asta. Eppure rischiò di non partecipare alla gara: troppo dura la sabbia, scatenò una polemica fino a quando il materiale di atterraggio divenne più comodo
28 agosto
Nel giorno di riposo, cristianamente previsto di domenica, scoppiò la “guerra della segatura”. Don Bragg, il sognatore che avrebbe voluto impersonare Tarzan a Hollywood, primatista del mondo di salto con l’asta, l’uomo che cinquant’anni dopo, sempre a Roma, avrebbe chiuso il suo discorso commemorativo con l’urlo della foresta (aveva 65 anni), annunciò che non avrebbe preso parte alla gara. Il sopralluogo sul campo d’allenamento dell’Acquacetosa lo fece atterrire: “Non voglio certo rompermi l’osso del collo”. Non esistevano i sacconi sotto l’asticella, l’atleta a quei tempi era chiamato a un rischio adesso inimmaginabile: cadere non si sa come su di una superficie morbida per i tempi, dura in realtà, come la sabbia. Ma purché fosse una sabbia morbida, non secca. Invece. Bragg disse che non era riuscito a trovare la condizione perché a Roma non gli era stata data la…
Nel giorno di riposo, cristianamente previsto di domenica, scoppiò la “guerra della segatura”. Don Bragg, il sognatore che avrebbe voluto impersonare Tarzan a Hollywood, primatista del mondo di salto con l’asta, l’uomo che cinquant’anni dopo, sempre a Roma, avrebbe chiuso il suo discorso commemorativo con l’urlo della foresta (aveva 65 anni), annunciò che non avrebbe preso parte alla gara. Il sopralluogo sul campo d’allenamento dell’Acquacetosa lo fece atterrire: “Non voglio certo rompermi l’osso del collo”. Non esistevano i sacconi sotto l’asticella, l’atleta a quei tempi era chiamato a un rischio adesso inimmaginabile: cadere non si sa come su di una superficie morbida per i tempi, dura in realtà, come la sabbia. Ma purché fosse una sabbia morbida, non secca. Invece. Bragg disse che non era riuscito a trovare la condizione perché a Roma non gli era stata data la…
28 agosto
Nel giorno di riposo, cristianamente previsto di domenica, scoppiò la “guerra della segatura”. Don Bragg, il sognatore che avrebbe voluto impersonare Tarzan a Hollywood, primatista del mondo di salto con l’asta, l’uomo che cinquant’anni dopo, sempre a Roma, avrebbe chiuso il suo discorso commemorativo con l’urlo della foresta (aveva 65 anni), annunciò che non avrebbe preso parte alla gara. Il sopralluogo sul campo d’allenamento dell’Acquacetosa lo fece atterrire: “Non voglio certo rompermi l’osso del collo”. Non esistevano i sacconi sotto l’asticella, l’atleta a quei tempi era chiamato a un rischio adesso inimmaginabile: cadere non si sa come su di una superficie morbida per i tempi, dura in realtà, come la sabbia. Ma purché fosse una sabbia morbida, non secca. Invece. Bragg disse che non era riuscito a trovare la condizione perché a Roma non gli era stata data la possibilità di allenarsi in sicurezza. “Vengo giù da quello che potremmo considerare il primo piano di un palazzo”.
Trovò una sabbia dura che più dura non si poteva produrre. In un mondo in cui l’atletica manteneva la sua dimensione di rusticità, chiese che la sabbia fosse sostituita con della segatura. Ma non gli dettero ascolto. Non sulle prime. “E’ una gara, quella olimpica, che può pregiudicare un’intera carriera. La responsabilità del mio forfait (allora disse “astensione”, ndr), ricadrà su coloro che hanno dimostrato di non comprendere le esigenze di un atleta”. La posizione del campione venne messa in discussione dalla stampa, che accusò il ragazzo di scarso senso dell’opportunità. Secondo il protocollo, infatti, la protesta sarebbe dovuta partire dal capo delegazione americano e non da un atleta, da “cane sciolto”. I sospetti aumentarono e qualcuno sostenne che Bragg stesse già iniziando a tutelare i propri interessi cinematografici, dato che sembrava certo che dopo i Giochi avrebbe partecipato ad un film: “E forse lì, ben pagato, non si preoccuperà di rischiare l’osso del collo!”. Restava il fatto che il rialzo del punto di caduta dell’asta non era stato curato abbastanza. E il tecnico federale, Sandro Calvesi, ammise che un problema del genere effettivamente esisteva, dato che a Formia, il campione d’Europa, il finlandese Eeles Landström, durante il suo stage, non aveva mai saltato per le condizioni della buca sotto l’asticella. In alcuni impianti d’Italia si tentò di rimediare, ma a Roma no. E lo stesso Landström si era lagnato della pedana dello stadio della Farnesina. Solo alla fine arrivò la segatura. Quindi Bragg, che ci ha lasciato nel 2019, non aveva tutti i torti, pur essendo, in pectore, un futuro Tarzan da proteggere. Andò così: Bragg gareggiò e vinse l’oro. Senza urla, ma con segatura.
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Nel giorno di riposo, cristianamente previsto di domenica, scoppiò la “guerra della segatura”. Don Bragg, il sognatore che avrebbe voluto impersonare Tarzan a Hollywood, primatista del mondo di salto con l’asta, l’uomo che cinquant’anni dopo, sempre a Roma, avrebbe chiuso il suo discorso commemorativo con l’urlo della foresta (aveva 65 anni), annunciò che non avrebbe preso parte alla gara. Il sopralluogo sul campo d’allenamento dell’Acquacetosa lo fece atterrire: “Non voglio certo rompermi l’osso del collo”. Non esistevano i sacconi sotto l’asticella, l’atleta a quei tempi era chiamato a un rischio adesso inimmaginabile: cadere non si sa come su di una superficie morbida per i tempi, dura in realtà, come la sabbia. Ma purché fosse una sabbia morbida, non secca. Invece. Bragg disse che non era riuscito a trovare la condizione perché a Roma non gli era stata data la possibilità di allenarsi in sicurezza. “Vengo giù da quello che potremmo considerare il primo piano di un palazzo”.
Trovò una sabbia dura che più dura non si poteva produrre. In un mondo in cui l’atletica manteneva la sua dimensione di rusticità, chiese che la sabbia fosse sostituita con della segatura. Ma non gli dettero ascolto. Non sulle prime. “E’ una gara, quella olimpica, che può pregiudicare un’intera carriera. La responsabilità del mio forfait (allora disse “astensione”, ndr), ricadrà su coloro che hanno dimostrato di non comprendere le esigenze di un atleta”. La posizione del campione venne messa in discussione dalla stampa, che accusò il ragazzo di scarso senso dell’opportunità. Secondo il protocollo, infatti, la protesta sarebbe dovuta partire dal capo delegazione americano e non da un atleta, da “cane sciolto”. I sospetti aumentarono e qualcuno sostenne che Bragg stesse già iniziando a tutelare i propri interessi cinematografici, dato che sembrava certo che dopo i Giochi avrebbe partecipato ad un film: “E forse lì, ben pagato, non si preoccuperà di rischiare l’osso del collo!”. Restava il fatto che il rialzo del punto di caduta dell’asta non era stato curato abbastanza. E il tecnico federale, Sandro Calvesi, ammise che un problema del genere effettivamente esisteva, dato che a Formia, il campione d’Europa, il finlandese Eeles Landström, durante il suo stage, non aveva mai saltato per le condizioni della buca sotto l’asticella. In alcuni impianti d’Italia si tentò di rimediare, ma a Roma no. E lo stesso Landström si era lagnato della pedana dello stadio della Farnesina. Solo alla fine arrivò la segatura. Quindi Bragg, che ci ha lasciato nel 2019, non aveva tutti i torti, pur essendo, in pectore, un futuro Tarzan da proteggere. Andò così: Bragg gareggiò e vinse l’oro. Senza urla, ma con segatura.
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