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(afp)

L'Italia è in rodaggio, Dzeko frena Mancini dopo 11 vittorie di fila

A Firenze finisce 1-1 nella prima partita di Nations League: Bosnia in vantaggio con l'attaccante della Roma, poi replica Sensi. Errore nella consegna della formazione: Acerbi ha giocato al posto di Chiellini
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FIRENZE. Riapparsa dopo 291 giorni di quarantena, la Nazionale ha cancellato l'astinenza, non la ruggine. Con la Bosnia ha pareggiato per la prima volta, in rimonta con Sensi al gol di Dzeko, dopo 11 vittorie di seguito: ora deve inseguire l'Olanda, scappata in testa al girone di Nations League. I 4 minuti di pullman tra il centro tecnico di Coverciano e lo stadio Franchi erano quasi l'unità di misura del subconscio: la fretta di riannodare i fili. Il rischio era la partita in modalità allenamento come effetto collaterale dello stadio vuoto per pandemia. In realtà il vero rischio concreto, dopo l'iniziale disagio per l'inno di Mameli cantato nel deserto, si è rivelato tecnico-tattico e l'esame di fronte alle difficoltà - che all'Europeo non mancheranno e nemmeno nelle qualificazioni al Mondiale, al via a marzo - è stato certamente utile. Mancini aveva teorizzato l'intercambiabilità, sprovvisto com'era…
FIRENZE. Riapparsa dopo 291 giorni di quarantena, la Nazionale ha cancellato l'astinenza, non la ruggine. Con la Bosnia ha pareggiato per la prima volta, in rimonta con Sensi al gol di Dzeko, dopo 11 vittorie di seguito: ora deve inseguire l'Olanda, scappata in testa al girone di Nations League. I 4 minuti di pullman tra il centro tecnico di Coverciano e lo stadio Franchi erano quasi l'unità di misura del subconscio: la fretta di riannodare i fili. Il rischio era la partita in modalità allenamento come effetto collaterale dello stadio vuoto per pandemia. In realtà il vero rischio concreto, dopo l'iniziale disagio per l'inno di Mameli cantato nel deserto, si è rivelato tecnico-tattico e l'esame di fronte alle difficoltà - che all'Europeo non mancheranno e nemmeno nelle qualificazioni al Mondiale, al via a marzo - è stato certamente utile. Mancini aveva teorizzato l'intercambiabilità, sprovvisto com'era dei tre registi Jorginho (in panchina), Verratti e Tonali: la prova è riuscita soprattutto per Barella. Il giallo sul mancato rientro di Chiellini per un errore nella distinta ("avevamo paura che si facesse male", ha invece detto Mancini) è diventato secondario, rispetto alla constatazione che Belotti ha sprecato l'occasione, nel ballottaggio con Immobile.

La formula ormai classica del 3-2-5 offensivo, col doppio regista, il terzino-ala, un esterno che si accentra e un interno incursore, era rallentata in partenza dal fatto che i due registi, Sensi e Barella, fossero sostanzialmente adattati e Chiesa e Insigne fossero lontani dalla solita brillantezza. Bloccata in difesa dal tradizionalista Bajevic, ma pronta al contropiede degli esterni Visca e Hodzic sulle intelligenti spizzate di Dzeko, la Bosnia ha controllato gli azzurri in pantaloncini neri: divisa inusuale come gli intoppi tattici, che la Nazionale ha provato a superare col vecchio e prevedibile metodo del lancio lungo, atteso da destinatari fermi sul posto. Belotti si è segnalato più per una chiusura difensiva su Dzeko che per gli assalti.   

I guizzi erano saltuari: punizione di Insigne alta, diagonale scentrato di Chiesa, girata precipitosa di Hodzic. La disattenzione era in agguato. Al palo colpito da Hodzic a inizio ripresa, dopo uno scatto affilato a beffare Florenzi e un tocco sull'uscita di Donnarumma, è seguito quello di Insigne, di testa su lungo cross di Chiesa, ma poi il mancato sincronismo della linea difensiva guidata da Bonucci e Acerbi ha concesso a Dzeko, in mischia su corner, la zampata nell'area piccola. La frustata è servita: Insigne si è scosso e in 10' ha innescato il pareggio di Sensi, un tiro deviato a spiazzare Sehic, che ha poi salvato su diagonale di Florenzi. Mancini ha allora cambiato volto all'attacco, con Zaniolo per Chiesa e più tardi con Immobile per Belotti. E al di là delle occasioni per Zaniolo (di testa, addosso a Sehic), per Visca (parata in due tempi di Donnarumma) e per Besic in contropiede (destro sfiatato), con la Scarpa d'oro la Nazionale ha camminato meglio. L'ingresso finale di Kean per Pellegrini, con l'arretramento di Zaniolo in mediana, conferma che il ruolo del talento della Roma è ancora da individuare. La luna rossa sul Franchi ha sfumature arancioni: lunedì ad Amsterdam con l'Olanda, che ha battuto la Polonia, c'è già un duello per vincere il girone della Nations League.