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 Palazzo Serra di Cassano a Napoli 

Roma 60. Il Ballo dei Re che illumina la notte di Napoli

Aristocrazia, teste coronata, vip e jet set. Appuntamento al Palazzo Serra di Cassano, per una notte di mondanità e sfarzo: che più che assicurare un pubblico eccellente alle gare di vela nel Golfo, servì a riportare alla ribalta la nobiltà partenopea
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4 settembre 1960

Dal podio al trono. La festa si protrasse sino all'alba. Erano arrivate le teste coronate, l'aristocrazia, il gran mondo che sognava ancora il Grand Tour, magari in carrozza. Per qualche ora, che a molti parve infinita, la scalinata sontuosa di Palazzo Serra di Cassano, appollaiato su Pizzofalcone, a Napoli, prese il posto della vasca del Foro Italico e della pista dello Stadio Olimpico, del Poligono, delle Terme di Caracalla, della Basilica di Massenzio, del Velodromo. Una notte magica soltanto per qualcuno che tagliò a fette la "democrazia dello sport", rilanciando il primato della "casta", un misto di sangue blu e vip, di jet set e di parvenu. Il "Ballo dei Re" organizzato nella notte tra sabato 3 e domenica 4 settembre del 1960 per mille motivi, forse l'ultimo dei quali era salutare l'inizio delle gare di vela, che si sarebbero disputate nelle acque del golfo, ebba una risonanza epocale. I quotidiani italiani, …
4 settembre 1960

Dal podio al trono. La festa si protrasse sino all'alba. Erano arrivate le teste coronate, l'aristocrazia, il gran mondo che sognava ancora il Grand Tour, magari in carrozza. Per qualche ora, che a molti parve infinita, la scalinata sontuosa di Palazzo Serra di Cassano, appollaiato su Pizzofalcone, a Napoli, prese il posto della vasca del Foro Italico e della pista dello Stadio Olimpico, del Poligono, delle Terme di Caracalla, della Basilica di Massenzio, del Velodromo. Una notte magica soltanto per qualcuno che tagliò a fette la "democrazia dello sport", rilanciando il primato della "casta", un misto di sangue blu e vip, di jet set e di parvenu. Il "Ballo dei Re" organizzato nella notte tra sabato 3 e domenica 4 settembre del 1960 per mille motivi, forse l'ultimo dei quali era salutare l'inizio delle gare di vela, che si sarebbero disputate nelle acque del golfo, ebba una risonanza epocale. I quotidiani italiani, e prima di loro i rotocalchi settimanali, s'erano riempiti la bocca e avevano riempito, con altrettanta voracità, le loro pagine con i dettagli sui preparativi della faraonica festa indetta dai duchi Serra di Cassano e destinata, più che ad assicurare un pubblico eccellente alle imminenti sfide in acqua, dove l'Italia vinse un bronzo nella classe Dragone con Cosentino, Ciciliano e De Stefano, a restituire nobiltà alla ribalta partenopea.

Sembrava il Congresso di Vienna dei ricchi sfaccendati, tutti altolocati, il Congresso a base di alcolici riservato a dei potenti depotenziati che in quell'esatto momento non avevano nulla da discutere o da modificare, nulla su cui argomentare o decidere: ma soltanto una gran voglia di ostentare la propria natura esclusiva, la propria eletta e non elettiva mondanità. Arrivarono verso sera, i campioni delle alte sfere, in regale spicciolata: Giuliana e Beatrice dei Paesi Bassi, Federica di Grecia, Brigitta, Margareta e Desirée di Svezia, Don Juan delle Asturie, Karim Aga Khan IV, Mohammed V del Marocco, lo Scià di Persia, Jean e Charlotte di Lussemburgo, Anna e Maria Cristina d'Aosta, il Principe d'Assia, Giovanni di Borbone delle Due Sicilie, i Visconti di Modrone, i Principi di Belmonte Lanza di Scalea e di Trabia di Sicilia, Marella Caracciolo e Gianni Agnelli, Aristotele Onassis e Maria Callas. Più altri principi a mo' di coda dell'iridescente cometa: i Colonna, gli Orsini, i Borghese, i Ruspoli, i Torlonia, i Barberini, gli Odescalchi, i Pignatelli, i Pallavicino, i Riario Sforza e i Del Drago. A nessuno importava dei Giochi. Nessuno ne sapeva niente, all'infuori forse di Grace Kelly, l'unica invitata, con Ranieri di Monaco, che declinò: dissero che dipendeva dalla recente scomparsa del papà. Grace era in Italia da giorni. Ma il vero motivo era un altro: Federica di Grecia disse che non si sarebbe mai sognata di prendere parte a un ricevimento che prevedesse anche la presenza "di un'attrice che gioca a fare la regina". Capirete voi. Solo una delle due sarebbe rimasta immortalata dalle foto della gattopardesca festa che ancora oggi si possono consultare sull'Archivio Carbone. Mancavano soltanto Anna Karenina e Vronskji: sarebbero anche venuti volentieri, ma non ci fu modo di staccarli dalla pagina.

Per consolidare il proprio status, l'aristocrazia decise di non badare agli eccessi. Anzi molti pensarono che esagerare fosse il modo migliore, dal loro punto di vista, "per buttarsi alle spalle la sofferenza della guerra e le privazioni del dopoguerra". Secondo la loro idea di privazione, ovviamente. Innalzati sul pulpito di una dolce vita più pretesa che reale, trovarono quindi particolarmente opportuno che per l'occasione fossero state cucinate e addobbate venti porchette e che la vasca che conteneva quella che fu battezzata "zuppa di rum" fosse grande poco meno di quella della pallanuoto. Solo per quest'occasione venne riaperto il magnifico portone di Palazzo Serra di Cassano, quello di Via Egiziaca, chiuso dal 1799 per lutto e per protesta dopo la morte del figlio del principe Serra di Cassano, Gennaro, giustiziato per aver aderito alla Repubblica napoletana (gli storici sigilli rendono l'edificio un emblema della "Napoli sbarrata"). Chi volesse ammirare il cortile ottagonale o salire per la scalinata, può tuttavia ancora farlo. Oltre ad essere la sede dell'Istituto italiano per gli Studi filosofici e il riparo ideale per più 160 mila volumi, il Palazzo, che venne costruito nella prima metà del Settecento da Ferdinando Sanfelice, si può visitare. Magari un po' di rum è rimasto.