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 Lo striscione sul municipio di Faenza 

Nel cuore dell'AlphaTauri: "Con l'intuito di Minardi a Faenza è nata un'industria"

L'altra Ferrari in festa. Tricolore sul municipio per la piccola scuderia, ennesimo miracolo della motor valley, che ha trionfato a Monza con Pierre Gasly
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FAENZA. In piazza del popolo 31, sul balcone del Municipio, uno striscione blu con il profilo di un toro dice "Grazie Ragazzi" accanto al tricolore d'Italia, lo stendardo d'Europa e la bandiera bianco azzurra di Faenza. La Romagna si sveglia sventolando il proprio orgoglio. Non c'è solo Maranello. Nella Motor Valley della via Emilia c'è anche l'AlphaTauri, ex Toro Rosso, ex Minardi, che ha resuscitato, vincendo con Pierre Gasly a Monza, il passato illustre e silenzioso di questa terra operaia. "Ieri è stato un giorno di festa per la nostra città" dice fiero il sindaco, Giovanni Malpezzi. "Questa scuderia è il racconto della storia anche dell'attualità del nostro territorio, è una delle dieci aziende più importanti, nata dal coraggio e dalla lungimiranza di Gian Carlo Minardi che, conclusa la sua avventura in F1, passando il testimone lo ha lasciato radicato alle sue origini. Non &e…
FAENZA. In piazza del popolo 31, sul balcone del Municipio, uno striscione blu con il profilo di un toro dice "Grazie Ragazzi" accanto al tricolore d'Italia, lo stendardo d'Europa e la bandiera bianco azzurra di Faenza. La Romagna si sveglia sventolando il proprio orgoglio. Non c'è solo Maranello. Nella Motor Valley della via Emilia c'è anche l'AlphaTauri, ex Toro Rosso, ex Minardi, che ha resuscitato, vincendo con Pierre Gasly a Monza, il passato illustre e silenzioso di questa terra operaia. "Ieri è stato un giorno di festa per la nostra città" dice fiero il sindaco, Giovanni Malpezzi. "Questa scuderia è il racconto della storia anche dell'attualità del nostro territorio, è una delle dieci aziende più importanti, nata dal coraggio e dalla lungimiranza di Gian Carlo Minardi che, conclusa la sua avventura in F1, passando il testimone lo ha lasciato radicato alle sue origini. Non è la Ferrari che tutti noi ammiriamo per la sua storia gloriosa, non può esserlo, l'AlphaTauri di cui dobbiamo ancora metabolizzare il nuovo nome, lavora un anno intero per produrre cinque auto. Ma dà lavoro alle nostre famiglie e spinge la nostra industria all'innovazione. È grazie a loro se qui è arrivato il carbonio e se abbiamo un master di chimica dei materiali in collaborazione con l'Università di Bologna all'avanguardia e che molti ci invidiano. Non vedrà fan club dell'Alpha Tauri in città, ma molta simpatia e affetto". 

Ai bordi settentrionali di Faenza, in via Emilia Ponente dove i camion sfilano in lenta processione su questo budello d'asfalto strappato alle paludi, i segnali stradali parlano la lingua di questa terra instancabile: "Attenzione, uscita operai". I teloni sui dorsi dei tir si gonfiano al vento, ne escono gli odori e i rumori di queste parti: la ceramica, l'uva pesta, le bottiglie di Sangiovese, il carbonio, il letame. Al civico 59 la Tana del lupo offre pranzi sapidi e abbondanti a 10 euro. L'insalatona F1: funghi, prosciutto cotto, uovo, carote, pomodori, mozzarella e grana in scaglie, la pizza Toro Rosso: bresaola, rucola, grana. Spazi enormi da ex casale contadino, fienile compreso, e una veranda con tavoli attorno a una piccola piscina. Nella sala più grande è appesa alla parete la scocca di una Toro Rosso che è un ibrido di pezzi: il muso è quello che varcò per primo il traguardo a Monza 2008, guidato da un Sebastian Vettel madido di pioggia e sudore. Primo successo per lui e per la squadra. Il resto della vettura si è aggiunto nel tempo: le pance del 2009, la coda del 2010. Daniele Zinzani detto Zinzo è il proprietario di questo museo artigianale dell'automobilismo. Da lui sono andati a mangiare tutti: Ayrton Senna più volte, Barrichello, Piquet, Fittipaldi. E Gian Carlo Minardi, l'imprenditore visionario di Romagna, spessissimo. La Tana del Lupo è il quartier generale anche dell'Alpha Tauri, si chiama così da quest'anno perché agli austriaci della Red Bull che l'hanno comprata a fine 2005 per usarla come cantera per i loro giovani piloti serviva una vetrina per il loro marchio di abbigliamento (brevettato il Taurex, materiale tecnologico prodotto in Svizzera).

Giorni fa, col suo italiano dall'erre moscia francese, al buffet c'era anche Pierre Gasly, 24 anni. "Un tipo molto timido e umile, non se la tira, e anche un bel ragazzo" osserva giustamente Elena, che al pilota serve "solo dei caffè, perché per il resto si arrangia da solo". Non hanno festeggiato la vittoria di domenica, lo faranno, però l'anno scorso per i due podi della squadra c'è stata baldoria. Ogni giorno al ristorante va a mangiare anche il team principal, l'austriaco Franz Tost, 64 anni, alla guida dal 2006 ("un vero gentleman, e anche abitudinario: pasta e petto di pollo"). Ci vanno anche molti dipendenti della fabbrica, 5 minuti di macchina da qui, via della Boaria. Lo stabilimento principale è enorme, bianco, con le vetrate. Sul tetto, il tricolore. Qui si produce tutto dell'auto, dai bulloni alle carrozzerie. Dai cancelli chiusi escono e entrano operai: 400 circa, altri 100 dipendenti in Gran Bretagna, a Bicester, dove c'è la galleria del vento. "Ci lavoro dall'81: ero un meccanico della Minardi, adesso sto alle attrezzature" racconta Mauro, 60 anni, mentre si muove da un capannone all'altro, compreso quello vecchio della Minardi, in bicicletta. "Della mia epoca siamo ancora una dozzina". Il 50% italiani, il 25% inglesi, i restanti di 35 nazionalità diverse. Il 25% donne. 250 ingegneri. 32 anni l'età media. C'è anche un'Academy di tecnici in fabbrica, per selezionare i migliori. "Minardi è stato un precursore in questo: avevo fiuto per i talenti" racconta l'ex tennista, la faentina Raffaella Reggi. "In questa provincia felice è rimasta la sua impronta. La nuova scuderia l'ha allargata, arricchendosi di giovani e stranieri". Grazie Ragazzi.