Una fabbrica di fianco al Tavernello, AlphaTauri porta Faenza in trionfo
Alessandra Retico , dalla nostra inviata ALESSANDRA RETICOLa scuderia che fa suonare l’inno di Mameli a Monza non è la Ferrari bensì quella di Pierre Gasly, 24 anni, primo successo per lui dopo il 2° posto del 2019 in Brasile sulla Toro Rosso, come si chiamava fino all’anno scorso. Il team erede della Minardi
MONZA. Via della Boaria, periferia operosa di Faenza: capannoni, fabbriche, tralicci elettrici. Su uno di questi il 21 aprile scorso hanno nidificato delle cicogne: 4 pulli e un uovo, proprio accanto alla sede dell’AlphaTauri, chiusa per pandemia. La notizia di una vita incipiente portata dall’uccello della rigenerazione è balzata agli onori delle cronache locali: e non era una favola ma un presagio, di questa Romagna in fiore.
La scuderia che fa suonare l’inno di Mameli a Monza non è la Ferrari ma l’AlphaTauri di Pierre Gasly, 24 anni, primo successo per lui dopo il 2° posto del 2019 in Brasile sulla Toro Rosso, come si chiamava il team fino all’anno scorso. Il primo francese a vincere dopo Olivier Panis (Monaco 1996) e che ha scelto l’Italia come seconda casa, a Milano zona Navigli, era stato retrocesso a metà stagione dalla Red Bull sul sedile minore dell’azienda di casa comprata dagli austriaci nel 2006, ril…
La scuderia che fa suonare l’inno di Mameli a Monza non è la Ferrari ma l’AlphaTauri di Pierre Gasly, 24 anni, primo successo per lui dopo il 2° posto del 2019 in Brasile sulla Toro Rosso, come si chiamava il team fino all’anno scorso. Il primo francese a vincere dopo Olivier Panis (Monaco 1996) e che ha scelto l’Italia come seconda casa, a Milano zona Navigli, era stato retrocesso a metà stagione dalla Red Bull sul sedile minore dell’azienda di casa comprata dagli austriaci nel 2006, ril…
MONZA. Via della Boaria, periferia operosa di Faenza: capannoni, fabbriche, tralicci elettrici. Su uno di questi il 21 aprile scorso hanno nidificato delle cicogne: 4 pulli e un uovo, proprio accanto alla sede dell’AlphaTauri, chiusa per pandemia. La notizia di una vita incipiente portata dall’uccello della rigenerazione è balzata agli onori delle cronache locali: e non era una favola ma un presagio, di questa Romagna in fiore.
La scuderia che fa suonare l’inno di Mameli a Monza non è la Ferrari ma l’AlphaTauri di Pierre Gasly, 24 anni, primo successo per lui dopo il 2° posto del 2019 in Brasile sulla Toro Rosso, come si chiamava il team fino all’anno scorso. Il primo francese a vincere dopo Olivier Panis (Monaco 1996) e che ha scelto l’Italia come seconda casa, a Milano zona Navigli, era stato retrocesso a metà stagione dalla Red Bull sul sedile minore dell’azienda di casa comprata dagli austriaci nel 2006, rilevando la gloriosa Minardi. Dopo 14 stagioni come Toro Rosso, traduzione del marchio delle bollicine (con 1 successo e 2 podi), da quest’hanno ha preso un nuovo nome, glamour come il brand d’abbigliamento di proprietà di Mateschitz che ha voluto a Faenza la sua squadra vivaio, quello junior team che ha coltivato piloti poi diventati campioni: Sebastian Vettel, che regalò a se stesso e all’azienda il primo successo nelle reciproche carriere e lo fece proprio a Monza, in una giornata molto piovosa del 2008, un trionfo che gli valse la promozione l’anno successivo al volante della Red Bull con cui poi ha vinto 4 titoli mondiali. Anche Mark Webber, Daniel Ricciardo e ovviamente il più bravo della classe, Max Verstappen, hanno fatto lo stesso percorso, come l’attuale direttore sportivo di Maranello, il francese Laurent Mekies. E, risalendo alle origini, soprattutto Aldo Costa, in Minardi dal 1988 come capo progettista per poi ricoprire vari ruoli e lasciarla nel ’95, per approdare alla Ferrari da cui verrà licenziato nel 2011 dopo i deludenti risultati di quella stagione e rifarsi una vita, e rifarla, alla Mercedes fino al 2017. L’AlphaTauri è il laboratorio dove si scrive la storia degli altri.
Proprietà austriaca, come è austriaco il team principal dal 2006, Franz Trost, 64 anni, ha cambiato vari motori (Cosworth, Ferrari, Renault e Honda da 3 anni), ma il cuore è italiano. Capo ingegnere delle performance, Claudio Balestri. 300 i dipendenti a Faenza, erano cento in epoca Minardi: 80 tra tecnici e ingegneri di cui circa la metà è romagnola, gli altri di 26 nazionalità differenti, molti gli inglesi specializzati nella realizzazione dei pezzi in carbonio. «Sono felice di vedere quale sia la mia eredità — dice Giancarlo Minardi, il fondatore — siamo sempre stati i vicini poveri della Ferrari, quelli con la fabbrica accanto al Tavernello, complimenti a Franz Tost e a tutto il suo staff».
Un altro centinaio di lavoratori sono invece in Gran Bretagna, a Bicester, dove c’è la galleria del vento. Ma è a Faenza che si produce tutto: telaio, sospensioni, dadi portamozzo, cambio, carrozzerie. Con un budget da artigiani della F1, circa 155 milioni contro gli oltre 400 dei top. Eppure sboccia, questa Romagna in fiore.
La scuderia che fa suonare l’inno di Mameli a Monza non è la Ferrari ma l’AlphaTauri di Pierre Gasly, 24 anni, primo successo per lui dopo il 2° posto del 2019 in Brasile sulla Toro Rosso, come si chiamava il team fino all’anno scorso. Il primo francese a vincere dopo Olivier Panis (Monaco 1996) e che ha scelto l’Italia come seconda casa, a Milano zona Navigli, era stato retrocesso a metà stagione dalla Red Bull sul sedile minore dell’azienda di casa comprata dagli austriaci nel 2006, rilevando la gloriosa Minardi. Dopo 14 stagioni come Toro Rosso, traduzione del marchio delle bollicine (con 1 successo e 2 podi), da quest’hanno ha preso un nuovo nome, glamour come il brand d’abbigliamento di proprietà di Mateschitz che ha voluto a Faenza la sua squadra vivaio, quello junior team che ha coltivato piloti poi diventati campioni: Sebastian Vettel, che regalò a se stesso e all’azienda il primo successo nelle reciproche carriere e lo fece proprio a Monza, in una giornata molto piovosa del 2008, un trionfo che gli valse la promozione l’anno successivo al volante della Red Bull con cui poi ha vinto 4 titoli mondiali. Anche Mark Webber, Daniel Ricciardo e ovviamente il più bravo della classe, Max Verstappen, hanno fatto lo stesso percorso, come l’attuale direttore sportivo di Maranello, il francese Laurent Mekies. E, risalendo alle origini, soprattutto Aldo Costa, in Minardi dal 1988 come capo progettista per poi ricoprire vari ruoli e lasciarla nel ’95, per approdare alla Ferrari da cui verrà licenziato nel 2011 dopo i deludenti risultati di quella stagione e rifarsi una vita, e rifarla, alla Mercedes fino al 2017. L’AlphaTauri è il laboratorio dove si scrive la storia degli altri.
Proprietà austriaca, come è austriaco il team principal dal 2006, Franz Trost, 64 anni, ha cambiato vari motori (Cosworth, Ferrari, Renault e Honda da 3 anni), ma il cuore è italiano. Capo ingegnere delle performance, Claudio Balestri. 300 i dipendenti a Faenza, erano cento in epoca Minardi: 80 tra tecnici e ingegneri di cui circa la metà è romagnola, gli altri di 26 nazionalità differenti, molti gli inglesi specializzati nella realizzazione dei pezzi in carbonio. «Sono felice di vedere quale sia la mia eredità — dice Giancarlo Minardi, il fondatore — siamo sempre stati i vicini poveri della Ferrari, quelli con la fabbrica accanto al Tavernello, complimenti a Franz Tost e a tutto il suo staff».
Un altro centinaio di lavoratori sono invece in Gran Bretagna, a Bicester, dove c’è la galleria del vento. Ma è a Faenza che si produce tutto: telaio, sospensioni, dadi portamozzo, cambio, carrozzerie. Con un budget da artigiani della F1, circa 155 milioni contro gli oltre 400 dei top. Eppure sboccia, questa Romagna in fiore.