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Morbidelli: “Ho battuto tutti, anche il razzismo sulla mia pelle scura”

A Misano doppietta italiana: l’allievo di Rossi trionfa per la prima volta, davanti a Bagnaia. Sul casco un messaggio contro le discriminazioni
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MISANO - "Diamoci una calmata. Rallentiamo, ragazzi". Rallentiamo? Detto da uno che a 300 all'ora ha appena vinto la sua prima corsa in MotoGp, davanti all'amico "Pecco" Bagnaia e a un Valentino che solo all'ultimo giro è stato superato dallo spagnolo Mir, suona un po' strano. Invece è sempre tutto naturale e semplice, con lui. "Time Out": è tempo di prendere una pausa. Di riflettere, ascoltare: per cercare di fare di questo posto, un mondo migliore. Lo ha scritto anche sul suo casco, insieme a una seconda parola - "Uguaglianza" - tradotta in tutte le lingue. E allora, rallentiamo. Franco Morbidelli è dolce, timido, empatico, misurato. Così diverso dagli altri piloti. Eppure si ispira a due di loro: lo "Zio" di Tavullia, come lui chiama Rossi, che ci ha scommesso quando il ragazzo stava per essere "tritato" da una vita amara; e Lewis Hamilton, che in un incontro dello scorso …
MISANO - "Diamoci una calmata. Rallentiamo, ragazzi". Rallentiamo? Detto da uno che a 300 all'ora ha appena vinto la sua prima corsa in MotoGp, davanti all'amico "Pecco" Bagnaia e a un Valentino che solo all'ultimo giro è stato superato dallo spagnolo Mir, suona un po' strano. Invece è sempre tutto naturale e semplice, con lui. "Time Out": è tempo di prendere una pausa. Di riflettere, ascoltare: per cercare di fare di questo posto, un mondo migliore. Lo ha scritto anche sul suo casco, insieme a una seconda parola - "Uguaglianza" - tradotta in tutte le lingue. E allora, rallentiamo. Franco Morbidelli è dolce, timido, empatico, misurato. Così diverso dagli altri piloti. Eppure si ispira a due di loro: lo "Zio" di Tavullia, come lui chiama Rossi, che ci ha scommesso quando il ragazzo stava per essere "tritato" da una vita amara; e Lewis Hamilton, che in un incontro dello scorso anno a Valencia gli ha cambiato la vita, perché "mi ha fatto capire che noi persone più fortunate non possiamo chiudere gli occhi, restare al sicuro nella bolla. Devo prendere esempio da lui, anche per via del colore della mia pelle". Il papà romano, scomparso drammaticamente alcuni anni fa. E la mamma brasiliana, Cristina. Che confessa: "La nostra non è stata una storia normale. Abbiamo sofferto tanto, però ora bisogna sorridere e basta".
Ha sofferto, Morbidelli?
"Non sono nero, ma sicuramente un po' più scuro di pelle rispetto agli altri. E per questo mi hanno discriminato. Soprattutto quando ero un bambino, a Roma. Persino all'asilo. Il razzismo è una brutta storia".
Black Lives Matter.
"Sono vicino a tutti i movimenti che protestano contro ogni tipo di pregiudizio. Si sta facendo molto per combattere il razzismo, il cammino però è ancora lungo: credo che i gesti e le parole di una leggenda come Lewis possano avere un peso importante".
E lei cosa può fare?
"Intanto, dovrei guadagnarmi più credibilità in pista: per poter poi alzare la voce, in modo che tutti mi ascoltino. Oggi in MotoGp nessuno è al livello di Hamilton, in termini di personalità lontano dalle gare. Soprattutto, non ci sono neri. Ecco perché forse dovrei imitarlo, e cercare di diventare pure io un ambasciatore di valori sociali".
Si può cominciare con un casco.
"Nel mondo stanno accadendo delle cose gravissime. Allora ho voluto usare un messaggio un po' più forte e leggero al tempo stesso, col colore viola e la parola "Uguaglianza". Che per me significa tanto. Aldo Drudi mi ha fatto una caricatura, la faccia da scemo, ispirandosi al film di Spike Lee Fa' la cosa giusta: sono un dj, Love Daddy, quello che - appunto - chiede a tutti di fare un time out".
Prendersi una pausa. Per ascoltare, per pensare. E diventare persone migliori?
"Quando posso, scappo ancora a Bologna per farmi ospitare dai vecchi amici che ora frequentano l'Università. Mi tuffo sui libri, gioco ad essere come loro: uno studente di 25 anni che la sera esce e incontra altri ragazzi come lui. Un sogno. Si fa presto a svegliarsi. Ho scelto un'altra vita, devo accettarne le conseguenze. Ma questo non significa mettere la testa sotto terra: sono al centro dell'attenzione, quando parlo mi possono ascoltare in molti. Vale la pena di usarlo, questo privilegio".
La credibilità: in gara ha stravinto.
"Negli ultimi 10 giri è stato come una seduta dallo psicologo: mi sono completamente scollegato dalla corsa. Mi succedeva anche nel 2017, quando ho vinto il Mondiale di Moto2: allora recuperavo in fretta, qui invece ho mantenuto un ritmo costante senza accorgermene. È da bambino che immagino di vincere una gara di MotoGp, ma non è mai stata un'ossessione. Però, che stranezza: sul più bello la testa era tra le nuvole, facevo fatica a concentrarmi. Pensavo ad altro".
A suo padre Livio?
"Questo successo va a lui, che mi ha portato nella Terra dei Motori e insegnato ad essere forte. Coriaceo, nonostante tutto. Pensavo anche a quelli che mi hanno aiutato, creduto in me, impedendo che finissi tritato dalla vita. Se sono sempre rimasto calmo, è solo merito loro. E di qualche forza superiore - lassù - che mi ha aiutato. La mia è una carriera corta e ripida: l'altro ieri, diciottenne, ero solo un pilota di serie B".
Poi è arrivato lo Valentino.
"La sua attenzione mi ha dato una energia incredibile. Più di 8 anni fa sono stato il primo ad andare al Ranch di Tavullia, dove lo Zio sfidava Simoncelli e Pasini. È nata l'Academy. Ora i giornalisti stranieri mi chiedono il perché del Rinascimento italiano nelle moto: la risposta è che il più grande pilota di sempre ha deciso di far crescere i giovani, di trasmettere la sua esperienza. Un gesto nobile".
Il prossimo anno correrete nella stessa squadra, la Petronas: il Maestro e l'Allievo prediletto.
"La favola continua. Ci sfideremo senza fare complimenti, come succede da anni al Ranch. Gli voglio bene, ho un enorme rispetto per lui: ma in pista c'è rivalità, ed è un buon motivo per crescere entrambi. È successo anche con Quartararo, che lo scorso anno - da rookie - ha fatto molto meglio di me. Mi ha dato una lezione, mi ha fatto male. Però sono ripartito sereno, convinto di poterlo battere. È successo".
In testa dall'inizio alla fine.
"Sapevo di essere competitivo, per tutto il fine settimana abbiamo lavorato sui dettagli per fare un altro passo avanti. Sulla carta ero sfavorito rispetto agli altri piloti Yamaha (Quartararo, Viñales, Rossi): meglio così, ma non so se potrò ancora sorprenderli. Domani abbiamo una giornata di test, bisogna progredire ancora ".
Che festa, a Tavullia. E a Recife, Brasile, città di sua madre.
"Sono orgoglioso di fare felici due nazioni. Che nostalgia, la brezza pernambucana. La musica, le partite a pallone sulla spiaggia. È un po' che non vedo i cugini, gli zii, gli amici brasiliani. Da loro ho imparato tanto: la vita è comunque bella, è tempo di sorridere. E prendere una pausa. Rallentare"