Galliani: "Avanti con i fondi ma i club di A non possono spartirsi da soli quei soldi"
Franco Vanni , di FRANCO VANNIL'ex ad del Milan ora ho la stesso ruolo nel Monza di Berlusconi, neopromosso in serie B. È d'accordo con la creazione della media company ("gestione dei diritti tv più efficiente"), non con la divisione dei ricavi: "Ma non vogliono stare a sentirmi"
MILANO. "I club di Serie A si apprestano a creare una media company, per gestire con più profitto ed efficienza i diritti tv. E mi sta benissimo. Come vogliono dividere i soldi, invece, non mi va bene", dice Adriano Galliani, amministratore delegato del Monza, appena promosso in Serie B e pronto al grande salto in A.
Cosa non le va bene?
"Le 20 società di Serie A si preparano a cedere il 10 per cento delle quote della nuova società a fondi di private equity, che in cambio verseranno dei soldi. E vorrebbero spartirseli fra loro. Non ha senso. Non ne hanno diritto".
A chi dovrebbero andare?
"La nuova media company nasce per gestire i diritti televisivi dal 2021 in poi. Quindi è ovvio che i proventi della cessione di quote ai fondi dovrebbero essere distribuiti fra le società che saranno in Serie A nei prossimi anni: attraverso il meccanismo di retrocessione e promozione, non saranno le stesse di oggi. Nell'ult…
Cosa non le va bene?
"Le 20 società di Serie A si preparano a cedere il 10 per cento delle quote della nuova società a fondi di private equity, che in cambio verseranno dei soldi. E vorrebbero spartirseli fra loro. Non ha senso. Non ne hanno diritto".
A chi dovrebbero andare?
"La nuova media company nasce per gestire i diritti televisivi dal 2021 in poi. Quindi è ovvio che i proventi della cessione di quote ai fondi dovrebbero essere distribuiti fra le società che saranno in Serie A nei prossimi anni: attraverso il meccanismo di retrocessione e promozione, non saranno le stesse di oggi. Nell'ult…
MILANO. "I club di Serie A si apprestano a creare una media company, per gestire con più profitto ed efficienza i diritti tv. E mi sta benissimo. Come vogliono dividere i soldi, invece, non mi va bene", dice Adriano Galliani, amministratore delegato del Monza, appena promosso in Serie B e pronto al grande salto in A.
Cosa non le va bene?
"Le 20 società di Serie A si preparano a cedere il 10 per cento delle quote della nuova società a fondi di private equity, che in cambio verseranno dei soldi. E vorrebbero spartirseli fra loro. Non ha senso. Non ne hanno diritto".
A chi dovrebbero andare?
"La nuova media company nasce per gestire i diritti televisivi dal 2021 in poi. Quindi è ovvio che i proventi della cessione di quote ai fondi dovrebbero essere distribuiti fra le società che saranno in Serie A nei prossimi anni: attraverso il meccanismo di retrocessione e promozione, non saranno le stesse di oggi. Nell'ultimo decennio in Serie A hanno giocato 35 club diversi. L'ho spiegato al presidente della Lega, Paolo Dal Pino".
Cosa le ha risposto?
"Nulla di convincente. Anzi. I club iscritti a questa stagione stanno vendendo un bene di cui non hanno piena proprietà. I diritti del 2020-21 sono già stati venduti, principalmente a Sky e Dazn. Che incassino per il futuro è inaccettabile. Lo dico da uomo di tv, di calcio e d'azienda".
Pensa ad azioni legali, nel caso i 20 club oggi in Serie A davvero vorranno spartirsi il miliardo e mezzo in arrivo dai fondi?
"Di azioni legali non voglio parlare, non è il livello a cui si deve risolvere questa questione. Il presidente della Lega di Serie B, Mauro Balata, ha scritto a Dal Pino chiedendo un confronto. Confido che si troverà una soluzione equa".
In Formula Uno, come nell'Nba, le squadre dividono i proventi delle collaborazioni con partner commerciali. Perché il calcio dovrebbe essere diverso?
"Formula Uno e Nba sono sistemi chiusi, senza retrocessi né promossi. La Serie A è diversa".
Quale soluzione propone?
"Ne vedo ua sola, non si scappa. La Lega incassi i quattrini dei fondi, li metta da parte, e li distribuisca poi anno per anno a chi sarà iscritto alla Serie A. Se la media company venderà i diritti per nove anni, poniamo, e la quota di equity ceduta ai fondi sarà valutata 1,5 miliardi, ogni anno ci saranno oltre 160 milioni da ripartire fra chi è iscritto al campionato. Oltre ai diritti tv di ogni stagione. È facile".
E perché la Serie A non le dà retta?
"Dovrà farlo. Intanto, per ragioni di opportunità, mi si fa passare per uno antico, che non vuole le novità. Ed è sbagliatissimo. Fui io il primo a chiedere la creazione di una media company. Oggi la Serie A è un'associazione non riconosciuta, gli amministratori in caso di controversie devono rispondere di tasca propria, e non è accettabile".
Cosa non le va bene?
"Le 20 società di Serie A si preparano a cedere il 10 per cento delle quote della nuova società a fondi di private equity, che in cambio verseranno dei soldi. E vorrebbero spartirseli fra loro. Non ha senso. Non ne hanno diritto".
A chi dovrebbero andare?
"La nuova media company nasce per gestire i diritti televisivi dal 2021 in poi. Quindi è ovvio che i proventi della cessione di quote ai fondi dovrebbero essere distribuiti fra le società che saranno in Serie A nei prossimi anni: attraverso il meccanismo di retrocessione e promozione, non saranno le stesse di oggi. Nell'ultimo decennio in Serie A hanno giocato 35 club diversi. L'ho spiegato al presidente della Lega, Paolo Dal Pino".
Cosa le ha risposto?
"Nulla di convincente. Anzi. I club iscritti a questa stagione stanno vendendo un bene di cui non hanno piena proprietà. I diritti del 2020-21 sono già stati venduti, principalmente a Sky e Dazn. Che incassino per il futuro è inaccettabile. Lo dico da uomo di tv, di calcio e d'azienda".
Pensa ad azioni legali, nel caso i 20 club oggi in Serie A davvero vorranno spartirsi il miliardo e mezzo in arrivo dai fondi?
"Di azioni legali non voglio parlare, non è il livello a cui si deve risolvere questa questione. Il presidente della Lega di Serie B, Mauro Balata, ha scritto a Dal Pino chiedendo un confronto. Confido che si troverà una soluzione equa".
In Formula Uno, come nell'Nba, le squadre dividono i proventi delle collaborazioni con partner commerciali. Perché il calcio dovrebbe essere diverso?
"Formula Uno e Nba sono sistemi chiusi, senza retrocessi né promossi. La Serie A è diversa".
Quale soluzione propone?
"Ne vedo ua sola, non si scappa. La Lega incassi i quattrini dei fondi, li metta da parte, e li distribuisca poi anno per anno a chi sarà iscritto alla Serie A. Se la media company venderà i diritti per nove anni, poniamo, e la quota di equity ceduta ai fondi sarà valutata 1,5 miliardi, ogni anno ci saranno oltre 160 milioni da ripartire fra chi è iscritto al campionato. Oltre ai diritti tv di ogni stagione. È facile".
E perché la Serie A non le dà retta?
"Dovrà farlo. Intanto, per ragioni di opportunità, mi si fa passare per uno antico, che non vuole le novità. Ed è sbagliatissimo. Fui io il primo a chiedere la creazione di una media company. Oggi la Serie A è un'associazione non riconosciuta, gli amministratori in caso di controversie devono rispondere di tasca propria, e non è accettabile".