Saronni: "Pogacar sfrontato come me, può vincere il Tour"
Cosimo Cito , dal nostro inviato COSIMO CITOL'ex campione del mondo parla del ventunenne sloveno, di cui è stato uno degli scopritori. Che ora è secondo in classifica a 40" dalla maglia gialla, il connazionale Roglic
VILLARD DE LANS. Per un attimo, sulla rampetta finale, è parso che Tadej Pogacar potesse mandare in frantumi il Tour. Ha mandato in frantumi senza nemmeno forzare la Jumbo di Roglic, arrivata sbrindellata al traguardo. La maglia gialla ha risposto, non ha perso nulla. Ma alla vigilia della tappa regina il vento sembra aver cambiato direzione. Ci spera Beppe Saronni, patron morale della UAE-Emirates di Pogacar, consulente del team in cui la sua voce si sente forte e chiara.
Allora, Saronni, il ragazzo attacca, rischia: lo volete così?
"Noi siamo già soddisfatti, ma lui ha 21 anni e tutto il diritto di tirare fuori tutto quello che ha dentro".
Lei aveva la stessa età quando vinse il suo primo Giro.
"In lui rivedo la mia sfrontatezza. Non dimentichiamo una cosa: ai miei tempi il concetto di "podio" non esisteva, arrivare 2° o 3° non aveva nessuna importanza. Lui è antico a quel modo. Il ciclismo di oggi è incate…
Allora, Saronni, il ragazzo attacca, rischia: lo volete così?
"Noi siamo già soddisfatti, ma lui ha 21 anni e tutto il diritto di tirare fuori tutto quello che ha dentro".
Lei aveva la stessa età quando vinse il suo primo Giro.
"In lui rivedo la mia sfrontatezza. Non dimentichiamo una cosa: ai miei tempi il concetto di "podio" non esisteva, arrivare 2° o 3° non aveva nessuna importanza. Lui è antico a quel modo. Il ciclismo di oggi è incate…
VILLARD DE LANS. Per un attimo, sulla rampetta finale, è parso che Tadej Pogacar potesse mandare in frantumi il Tour. Ha mandato in frantumi senza nemmeno forzare la Jumbo di Roglic, arrivata sbrindellata al traguardo. La maglia gialla ha risposto, non ha perso nulla. Ma alla vigilia della tappa regina il vento sembra aver cambiato direzione. Ci spera Beppe Saronni, patron morale della UAE-Emirates di Pogacar, consulente del team in cui la sua voce si sente forte e chiara.
Allora, Saronni, il ragazzo attacca, rischia: lo volete così?
"Noi siamo già soddisfatti, ma lui ha 21 anni e tutto il diritto di tirare fuori tutto quello che ha dentro".
Lei aveva la stessa età quando vinse il suo primo Giro.
"In lui rivedo la mia sfrontatezza. Non dimentichiamo una cosa: ai miei tempi il concetto di "podio" non esisteva, arrivare 2° o 3° non aveva nessuna importanza. Lui è antico a quel modo. Il ciclismo di oggi è incatenato da punteggi e classifiche e per questo si rischia di meno. Tadej corre senza queste costruzioni in testa".
È sempre stato così?
"Sin da quando l'abbiamo visto per la prima volta, su segnalazione del mio ex corridore Hautpman: correva da junior contro i professionisti e li staccava".
È forte più di testa o di gambe?
"Un misto, ed è un ragazzo serio. Abbiamo un contratto lungo con lui, fino al 2024, e lui ha rifiutato delle proposte supervantaggiose per mantenere la parola data".
La Slovenia vincerà il Tour, ma da dove è spuntata?
"Cultura dello sport balcanica: i ragazzi vengono invogliati a scuola e poi indirizzati da esperti verso la propria specialità. E hanno strutture che ci sogniamo".
Questi ragazzi stanno facendo invecchiare velocemente il resto del gruppo. Un caso o siamo di fronte a un terremoto storico?
"Vincono tutto loro. Proposta: aboliamo la categoria Under 23, è superata. Potremmo trovarci un giorno di fronte al paradosso di un campione del mondo èlite più giovane del campione Under 23".
Con Aru ha più parlato?
"No, ne parleremo al momento opportuno. Ora abbiamo una priorità: costruire per il prossimo anno una squadra all'altezza del campione che ci siamo ritrovati".
Com'è lottare con un proprio corridore per vincere il Tour?
"Io ho vinto il Giro in passato con miei ragazzi, il Tour mai, e la sento tutta la differenza, è enorme. Tadej non doveva nemmeno farlo questo Tour, volevamo portarlo al Giro. Gli sponsor ci hanno chiesto: il corridore migliore alla corsa più importante. Ed eccoci qua".
Allora, Saronni, il ragazzo attacca, rischia: lo volete così?
"Noi siamo già soddisfatti, ma lui ha 21 anni e tutto il diritto di tirare fuori tutto quello che ha dentro".
Lei aveva la stessa età quando vinse il suo primo Giro.
"In lui rivedo la mia sfrontatezza. Non dimentichiamo una cosa: ai miei tempi il concetto di "podio" non esisteva, arrivare 2° o 3° non aveva nessuna importanza. Lui è antico a quel modo. Il ciclismo di oggi è incatenato da punteggi e classifiche e per questo si rischia di meno. Tadej corre senza queste costruzioni in testa".
È sempre stato così?
"Sin da quando l'abbiamo visto per la prima volta, su segnalazione del mio ex corridore Hautpman: correva da junior contro i professionisti e li staccava".
È forte più di testa o di gambe?
"Un misto, ed è un ragazzo serio. Abbiamo un contratto lungo con lui, fino al 2024, e lui ha rifiutato delle proposte supervantaggiose per mantenere la parola data".
La Slovenia vincerà il Tour, ma da dove è spuntata?
"Cultura dello sport balcanica: i ragazzi vengono invogliati a scuola e poi indirizzati da esperti verso la propria specialità. E hanno strutture che ci sogniamo".
Questi ragazzi stanno facendo invecchiare velocemente il resto del gruppo. Un caso o siamo di fronte a un terremoto storico?
"Vincono tutto loro. Proposta: aboliamo la categoria Under 23, è superata. Potremmo trovarci un giorno di fronte al paradosso di un campione del mondo èlite più giovane del campione Under 23".
Con Aru ha più parlato?
"No, ne parleremo al momento opportuno. Ora abbiamo una priorità: costruire per il prossimo anno una squadra all'altezza del campione che ci siamo ritrovati".
Com'è lottare con un proprio corridore per vincere il Tour?
"Io ho vinto il Giro in passato con miei ragazzi, il Tour mai, e la sento tutta la differenza, è enorme. Tadej non doveva nemmeno farlo questo Tour, volevamo portarlo al Giro. Gli sponsor ci hanno chiesto: il corridore migliore alla corsa più importante. Ed eccoci qua".