Formula 1, dal 2021 un nuovo Ceo nel paddock: Stefano Domenicali
Paolo Rossi , di PAOLO ROSSIUn italiano dirigerà i circuiti. Ritratto dell'ex principal Ferrari che ha rilanciato anche la Lamborghini
Non dirà mai una parola fuori posto. Gli americani non potevano scegliere il manager migliore: Stefano Domenicali. L'ex team principal della Ferrari, 55 anni, oggi manager Lamborghini, dalla prossima stagione passa a Liberty, il gruppo Usa proprietario della Formula 1, di cui diventerà nuovo Ceo e sostituirà Chase Carey. Ed è curioso che, nelle prime tre posizioni del mondo più tecnologico dei motori, ci saranno i tre uomini della Rossa che, con Michael Schumacher, hanno regalato gli ultimi grandi anni a Maranello: Jean Todt, ora presidente Fia, Ross Brawn dg Liberty e ora Domenicali stesso. La triade dunque ritornerà e la F1 potrà dunque dormire sonni tranquilli. Persino Toto Wolff e la sua Mercedes, perché di sicuro Domenicali, imolese doc, saprà essere super partes.
Nel 2014 l'addio a Maranello, poi l'Audi e la Lamborghini. E mille altre candidature (tipo il circuito di Monza e le Olimpiadi Milano-Cortina) …
Nel 2014 l'addio a Maranello, poi l'Audi e la Lamborghini. E mille altre candidature (tipo il circuito di Monza e le Olimpiadi Milano-Cortina) …
Non dirà mai una parola fuori posto. Gli americani non potevano scegliere il manager migliore: Stefano Domenicali. L'ex team principal della Ferrari, 55 anni, oggi manager Lamborghini, dalla prossima stagione passa a Liberty, il gruppo Usa proprietario della Formula 1, di cui diventerà nuovo Ceo e sostituirà Chase Carey. Ed è curioso che, nelle prime tre posizioni del mondo più tecnologico dei motori, ci saranno i tre uomini della Rossa che, con Michael Schumacher, hanno regalato gli ultimi grandi anni a Maranello: Jean Todt, ora presidente Fia, Ross Brawn dg Liberty e ora Domenicali stesso. La triade dunque ritornerà e la F1 potrà dunque dormire sonni tranquilli. Persino Toto Wolff e la sua Mercedes, perché di sicuro Domenicali, imolese doc, saprà essere super partes.
Nel 2014 l'addio a Maranello, poi l'Audi e la Lamborghini. E mille altre candidature (tipo il circuito di Monza e le Olimpiadi Milano-Cortina) che lo hanno riguardato. Ma è rimasto nel mondo dei motori e, a chi gli ha chiesto dei suoi sentimenti per la Ferrari, se fosse stata la sua esperienza più importante, ecco la risposta: "Quando sei in certe posizioni credo che la cosa più importante sia avere la facoltà e la responsabilità di trasmettere il proprio carattere a chi lavora con noi. Ma dire un "di più" non lo so: sono stato felice prima, e sono felice adesso". Capito? Un vero diplomatico.
La vita di Stefano Domenicali è cominciata nella città dei motori. "Il mio Liceo era proprio dietro l'Autodromo. Sentivo arrivare quel buon odore di olio e di benzina, e in più quel rumore straordinario di motore. Inoltre, abitavo non troppo lontano dalla pista: sono andato a vedere correre auto e moto sin da bambino e ho fatto piccoli lavori nel paddock come parcheggiare le motorhome o controllare i pass". Però non studierà Ingegneria, ma Economia e Commercio. "Preferivo gli aspetti organizzativi delle piste e delle corse". Infatti, tra l'altro, è anche diventato direttore di gara (al Mugello). Il 1° giugno 1991, a 26 anni, fu assunto in Ferrari, sezione affari societari: "Un modo di entrare in un'azienda per chi come me, appassionato di corse, rappresentava qualcosa di unico".
Due anni dopo, nel giorno dell'ingresso di Jean Todt fu trasferito: controllo gestione, ma nel reparto corse. E da quel giorno è cominciata la sua carriera trasversale nel reparto corse Ferrari, fino al 2014, quando è andato via. Per principio e onestà intellettuale. "Nel 2014, l'anno più importante dei motori ibridi, non eravamo competitivi: qualcuno doveva assumersi le responsabilità oggettive. Nella vita occorre avere sempre la forza di guardare in faccia le realtà. Mi sembrò quindi giusto dare una scossa all'ambiente. Punto".
Da Ferrari ad Audi. "Ho fatto un'esperienza eccezionale. Mi sono trasferito in Germania, ho imparato un'altra lingua, ho conosciuto un'altra cultura e soprattutto un altro modo di lavorare. Impari a calarti in una realtà totalmente diversa. Lavoravo al diretto riporto del n. 1". Quindi il ritorno in Italia: Lamborghini. "Non solo una sfida industriale, anche una sfida con me stesso. Conclusa con numeri che mostrano i risultati". Nel 2019 il fatturato Lamborghini è cresciuto del 28%.
Ora la nuova avventura, della quale parlerà (parlerà? Ne siamo sicuri?) solo quando tutto sarà messo nero su bianco. Ma le parole possono essere immaginate: "Lamborghini oggi, Ferrari ieri. Ecco, i successi che abbiamo raggiunto insieme con quel gruppo, di cui sono ancora amico e col quale ho un legame forte, fanno parte dei miei ricordi. Adesso sono focalizzato su altre sfide molto belle, di cui sono orgoglioso: e quindi va bene così".
I vecchi amici lo stanno aspettando.
Nel 2014 l'addio a Maranello, poi l'Audi e la Lamborghini. E mille altre candidature (tipo il circuito di Monza e le Olimpiadi Milano-Cortina) che lo hanno riguardato. Ma è rimasto nel mondo dei motori e, a chi gli ha chiesto dei suoi sentimenti per la Ferrari, se fosse stata la sua esperienza più importante, ecco la risposta: "Quando sei in certe posizioni credo che la cosa più importante sia avere la facoltà e la responsabilità di trasmettere il proprio carattere a chi lavora con noi. Ma dire un "di più" non lo so: sono stato felice prima, e sono felice adesso". Capito? Un vero diplomatico.
La vita di Stefano Domenicali è cominciata nella città dei motori. "Il mio Liceo era proprio dietro l'Autodromo. Sentivo arrivare quel buon odore di olio e di benzina, e in più quel rumore straordinario di motore. Inoltre, abitavo non troppo lontano dalla pista: sono andato a vedere correre auto e moto sin da bambino e ho fatto piccoli lavori nel paddock come parcheggiare le motorhome o controllare i pass". Però non studierà Ingegneria, ma Economia e Commercio. "Preferivo gli aspetti organizzativi delle piste e delle corse". Infatti, tra l'altro, è anche diventato direttore di gara (al Mugello). Il 1° giugno 1991, a 26 anni, fu assunto in Ferrari, sezione affari societari: "Un modo di entrare in un'azienda per chi come me, appassionato di corse, rappresentava qualcosa di unico".
Due anni dopo, nel giorno dell'ingresso di Jean Todt fu trasferito: controllo gestione, ma nel reparto corse. E da quel giorno è cominciata la sua carriera trasversale nel reparto corse Ferrari, fino al 2014, quando è andato via. Per principio e onestà intellettuale. "Nel 2014, l'anno più importante dei motori ibridi, non eravamo competitivi: qualcuno doveva assumersi le responsabilità oggettive. Nella vita occorre avere sempre la forza di guardare in faccia le realtà. Mi sembrò quindi giusto dare una scossa all'ambiente. Punto".
Da Ferrari ad Audi. "Ho fatto un'esperienza eccezionale. Mi sono trasferito in Germania, ho imparato un'altra lingua, ho conosciuto un'altra cultura e soprattutto un altro modo di lavorare. Impari a calarti in una realtà totalmente diversa. Lavoravo al diretto riporto del n. 1". Quindi il ritorno in Italia: Lamborghini. "Non solo una sfida industriale, anche una sfida con me stesso. Conclusa con numeri che mostrano i risultati". Nel 2019 il fatturato Lamborghini è cresciuto del 28%.
Ora la nuova avventura, della quale parlerà (parlerà? Ne siamo sicuri?) solo quando tutto sarà messo nero su bianco. Ma le parole possono essere immaginate: "Lamborghini oggi, Ferrari ieri. Ecco, i successi che abbiamo raggiunto insieme con quel gruppo, di cui sono ancora amico e col quale ho un legame forte, fanno parte dei miei ricordi. Adesso sono focalizzato su altre sfide molto belle, di cui sono orgoglioso: e quindi va bene così".
I vecchi amici lo stanno aspettando.