Serena Williams saluta il Roland Garros ma sposta i suoi confini
Paolo Rossi , dal nostro inviato PAOLO ROSSIL'americana costretta al ritiro per un problema al tallone d'Achille. Ma, a 39 anni, non pensa assolutamente al ritiro: "Sono vicina ai miei obiettivi"
PARIGI - Ah, questo maledetto 24° Slam. Serena Williams pensava, sperava, di poterselo regalare per il suo compleanno, festeggiato proprio a Parigi. Il 39°. Magari, immaginava, fosse la volta buona per pareggiare il record di Margareth Court e, di conseguenza, poter essere considerata la Goat del tennis. La tennista migliore della storia, di tutti i tempi. Invece aveva un tallone d’Achille. Nel vero senso della parola: zoppicava, ha capito che non sarebbe arrivata in fondo al torneo, e dunque – sia pure con dolore – ha dovuto rinunciare ai suoi progetti parigini.
Certo è che dopo la maternità l’americana ha giocato solo quattro tornei sulla terra rossa e ha sempre salutato anzitempo: Al Roland Garros 2018 (walkover agli ottavi). A Roma 2019 (2° turno). Al Roland Garros 2019 (3° turno) e oggi (Roland Garros 2020, 2° turno). Sarà un caso, ma è pur sempre un fatto. C’è sempre stato un infortunio o un pr…
Certo è che dopo la maternità l’americana ha giocato solo quattro tornei sulla terra rossa e ha sempre salutato anzitempo: Al Roland Garros 2018 (walkover agli ottavi). A Roma 2019 (2° turno). Al Roland Garros 2019 (3° turno) e oggi (Roland Garros 2020, 2° turno). Sarà un caso, ma è pur sempre un fatto. C’è sempre stato un infortunio o un pr…
PARIGI - Ah, questo maledetto 24° Slam. Serena Williams pensava, sperava, di poterselo regalare per il suo compleanno, festeggiato proprio a Parigi. Il 39°. Magari, immaginava, fosse la volta buona per pareggiare il record di Margareth Court e, di conseguenza, poter essere considerata la Goat del tennis. La tennista migliore della storia, di tutti i tempi. Invece aveva un tallone d’Achille. Nel vero senso della parola: zoppicava, ha capito che non sarebbe arrivata in fondo al torneo, e dunque – sia pure con dolore – ha dovuto rinunciare ai suoi progetti parigini.
Certo è che dopo la maternità l’americana ha giocato solo quattro tornei sulla terra rossa e ha sempre salutato anzitempo: Al Roland Garros 2018 (walkover agli ottavi). A Roma 2019 (2° turno). Al Roland Garros 2019 (3° turno) e oggi (Roland Garros 2020, 2° turno). Sarà un caso, ma è pur sempre un fatto. C’è sempre stato un infortunio o un problema fisico, insomma un ostacolo. Lei, Serena, la ritiene solo sfortuna. “Ci abbiamo pensato entrambi, io e il mio coach: non era il caso d rischiare”. Perché il tallone d’Achille è subdolo. “Se peggiora, è una delle lesioni più gravi. Per questo starò a riposo 4-6 settimane. Non so se sarò in grado di giocare un altro torneo quest'anno. Però ho il tempo di recuperare completamente per essere pronta per il futuro”.
Il futuro, e sempre quell’idea fissa dello Slam. In realtà bisogna fare un salto indietro di cinque anni per andare all’origine dei suoi guai, alla madre di tutte le cose. New York, 2015. Serena Williams ha già trionfato ovunque: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon. Lo Slam, il Grande Slam, è lì. Proprio a casa. Serena Williams lo sente, e Flushing Meadows è pronta per la grande festa. Per l’ultimo Grande Slam femminile bisogna tornare indietro fino al 1988, a Steffi Graf.
Il torneo comincia, e Serena avanza senza problemi, senza un dubbio. L’America comincia a preparare la celebrazione: sono rimasti solo due match, la semifinale e la finale. E cosa succede? Che Serena incroci la tennista più anomala, diversa che potesse esserci in giro. Una che non tira forte, che ha il rovescio a una mano, che scende a rete. Ha un gioco antico: Roberta Vinci. Ed è l’azzurra a privarla del sogno coltivato da una vita, con quel suo rovescio slice, smorzate e stop volley.
Da quel giorno, da quel match, sono iniziati i guai di Serena Williams. Anche questo è un fatto. Certo, oggi sono trascorsi cinque anni e Serena, in qualche modo, ha digerito quella sconfitta, che le è costata tanti errori (anche comportamentali). Ma oggi, entrata nel suo 40° anni, resta comunque ferma nei suoi principi. “Penso che il mio corpo sia lì e voglia giocare. Non è successo qualcosa di grave. Se fosse il mio ginocchio, sarebbe ancora peggio per me. È successo, e per ora mi fa davvero male. Ma il mio corpo è lì, sta bene. Da quanto tempo gioco? Venti anni? Non lo so, non lo so. Ma amo la competizione, e il tennis è la mia passione. Il mio lavoro. Sono ancora molto brava, anche se a volte penso di non esserlo. Sono vicina ai miei obiettivi. E questo è ciò che mi spinge ad andare avanti”. Ci rivediamo nel 2021.
Certo è che dopo la maternità l’americana ha giocato solo quattro tornei sulla terra rossa e ha sempre salutato anzitempo: Al Roland Garros 2018 (walkover agli ottavi). A Roma 2019 (2° turno). Al Roland Garros 2019 (3° turno) e oggi (Roland Garros 2020, 2° turno). Sarà un caso, ma è pur sempre un fatto. C’è sempre stato un infortunio o un problema fisico, insomma un ostacolo. Lei, Serena, la ritiene solo sfortuna. “Ci abbiamo pensato entrambi, io e il mio coach: non era il caso d rischiare”. Perché il tallone d’Achille è subdolo. “Se peggiora, è una delle lesioni più gravi. Per questo starò a riposo 4-6 settimane. Non so se sarò in grado di giocare un altro torneo quest'anno. Però ho il tempo di recuperare completamente per essere pronta per il futuro”.
Il futuro, e sempre quell’idea fissa dello Slam. In realtà bisogna fare un salto indietro di cinque anni per andare all’origine dei suoi guai, alla madre di tutte le cose. New York, 2015. Serena Williams ha già trionfato ovunque: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon. Lo Slam, il Grande Slam, è lì. Proprio a casa. Serena Williams lo sente, e Flushing Meadows è pronta per la grande festa. Per l’ultimo Grande Slam femminile bisogna tornare indietro fino al 1988, a Steffi Graf.
Il torneo comincia, e Serena avanza senza problemi, senza un dubbio. L’America comincia a preparare la celebrazione: sono rimasti solo due match, la semifinale e la finale. E cosa succede? Che Serena incroci la tennista più anomala, diversa che potesse esserci in giro. Una che non tira forte, che ha il rovescio a una mano, che scende a rete. Ha un gioco antico: Roberta Vinci. Ed è l’azzurra a privarla del sogno coltivato da una vita, con quel suo rovescio slice, smorzate e stop volley.
Da quel giorno, da quel match, sono iniziati i guai di Serena Williams. Anche questo è un fatto. Certo, oggi sono trascorsi cinque anni e Serena, in qualche modo, ha digerito quella sconfitta, che le è costata tanti errori (anche comportamentali). Ma oggi, entrata nel suo 40° anni, resta comunque ferma nei suoi principi. “Penso che il mio corpo sia lì e voglia giocare. Non è successo qualcosa di grave. Se fosse il mio ginocchio, sarebbe ancora peggio per me. È successo, e per ora mi fa davvero male. Ma il mio corpo è lì, sta bene. Da quanto tempo gioco? Venti anni? Non lo so, non lo so. Ma amo la competizione, e il tennis è la mia passione. Il mio lavoro. Sono ancora molto brava, anche se a volte penso di non esserlo. Sono vicina ai miei obiettivi. E questo è ciò che mi spinge ad andare avanti”. Ci rivediamo nel 2021.