Tennis, Nadal ancora troppo forte: ma il futuro è di Sinner. Trevisan, brava lo stesso
Paolo Rossi , dal nostro inviato PAOLO ROSSILa favola degli azzurri al Roland Garros finisce nei quarti. L’altoatesino alla pari con il re di Parigi per due set. Martina si arrende a Swiatek: ma ha regalato a tutti una lezione di sport e di vita
PARIGI. Ci sono momenti, occasioni, serate in cui ci viene chiesto di eccellere. Di affrontare le cose al massimo. Ecco, questo veniva richiesto a Jannik Sinner e Martina Trevisan ieri a Parigi.
I due tennisti che hanno spinto l'Italia oltre i limiti al Roland Garros. Jannik affrontava un gigante. La leggenda. Il re. Rafa Nadal. Lo spagnolo, contro l'azzurro, festeggiava la centesima partita a Parigi, dove ha vinto dodici volte. Contro un ragazzino di 19 anni. Ma il suo allenatore, Riccardo Piatti, gli aveva spiegato come fosse un momento della vita da attraversare con passione, consapevole che nessuno conosce il futuro e che ogni momento del presente è unico e prezioso. Un discorso di grande motivazione: "Cogli l'attimo. Rendi straordinaria la serata. Hai due sentieri, scegli quello più arduo. Scopri un nuovo mondo. Vai al di là dell'orizzonte anche se non ne hai la forza. Provaci". Jannik ci ha creduto, e giocato alla pari con il domin…
I due tennisti che hanno spinto l'Italia oltre i limiti al Roland Garros. Jannik affrontava un gigante. La leggenda. Il re. Rafa Nadal. Lo spagnolo, contro l'azzurro, festeggiava la centesima partita a Parigi, dove ha vinto dodici volte. Contro un ragazzino di 19 anni. Ma il suo allenatore, Riccardo Piatti, gli aveva spiegato come fosse un momento della vita da attraversare con passione, consapevole che nessuno conosce il futuro e che ogni momento del presente è unico e prezioso. Un discorso di grande motivazione: "Cogli l'attimo. Rendi straordinaria la serata. Hai due sentieri, scegli quello più arduo. Scopri un nuovo mondo. Vai al di là dell'orizzonte anche se non ne hai la forza. Provaci". Jannik ci ha creduto, e giocato alla pari con il domin…
PARIGI. Ci sono momenti, occasioni, serate in cui ci viene chiesto di eccellere. Di affrontare le cose al massimo. Ecco, questo veniva richiesto a Jannik Sinner e Martina Trevisan ieri a Parigi.
I due tennisti che hanno spinto l'Italia oltre i limiti al Roland Garros. Jannik affrontava un gigante. La leggenda. Il re. Rafa Nadal. Lo spagnolo, contro l'azzurro, festeggiava la centesima partita a Parigi, dove ha vinto dodici volte. Contro un ragazzino di 19 anni. Ma il suo allenatore, Riccardo Piatti, gli aveva spiegato come fosse un momento della vita da attraversare con passione, consapevole che nessuno conosce il futuro e che ogni momento del presente è unico e prezioso. Un discorso di grande motivazione: "Cogli l'attimo. Rendi straordinaria la serata. Hai due sentieri, scegli quello più arduo. Scopri un nuovo mondo. Vai al di là dell'orizzonte anche se non ne hai la forza. Provaci". Jannik ci ha creduto, e giocato alla pari con il dominatore della terra rossa. Alla pari? Anche di più. Nadal giocava in difesa, a ribattere le randellate, è proprio il caso di chiamarle così, del bolzanino. Un catenaccio muscolare, la sua strategia. Ancora una volta vincente. Attendista e vincitore del tie-break nel primo set (7-6), poi ancora umile nell'attendere il minimo calo fisico del giovane rivale (6-4), infine padrone nel terzo (6-1), dopo 2 ore e 49. Non si è e non si diventa Nadal per caso. E anche questo ha imparato Jannik dalla notte parigina, consapevole che il futuro è sempre di più nelle sue mani. Per questo la sconfitta è stata più dolce.
Ma la notte di un umido martedì di ottobre era già stata illuminata dal sorriso di Martina Trevisan e dai suoi riccioli mediterranei e dal suo spirito combattivo. Martina che ci ha tolto il fiato per due settimane, ci ha commosso fino alle lacrime. Ha perso 6-3, 6-1 con Iga Swiatek, ma ha provato anche lei a prendersi tutto: le luci e i lustrini di Parigi, gli applausi dello Chatrier. Voleva che fosse il suo Roland Garros, e lo è stato. Lo sarà per sempre. Anche se in semifinale ci va la 19enne polacca.
Martina ci ha mostrato la strada per rifiutare di arrendersi. Come racconta la sua storia, la sua vita: si può finire con le spalle alle corde spinti dall'anoressia, poi cadere al tappeto ma rialzarsi, sopportare il dolore, combattere la paura e superare i momenti più negativi. Vale anche nel tennis quello che diceva Ali: "Non c'è niente di male a cadere: sbagliato è rimanere a terra". A Parigi ha scoperto di cosa si è capace, si è riconosciuta nella trasformazione dopo che, in passato, ha dovuto battersi contro i propri sentimenti.
L'avventura è finita per entrambi gli azzurri: Martina saluta Parigi consapevole che il tempo passato (e perso) non ha lasciato incrostazioni sul suo entusiasmo. Più in generale l'Italia trova l'erede del famoso quartetto della Fed Cup, quello che fino al 2015 ci ha regalato due Slam (Schiavone, Pennetta) e due finali Slam (Errani, Vinci). In un mondo femminile dove detta legge la forza fisica e la potenza, la sola presenza di Martina offre l'anomalia di una alternativa, di una scelta diversa. Un valore aggiunto, considerando la rimonta di vita e sportiva che ha realizzato: riemersa dopo uno stop di cinque anni - dai 16 ai 21 non ha preso in mano la racchetta - e dopo aver battuto l'anoressia. A Parigi partiva dalle qualificazioni. Mai stata fra le prime 100, sarà numero 83 (era 159).
Martina Trevisan ha detto e ripetuto che la luce va sempre cercata, ha mostrato quanto piena di vita. Quei riccioli nascondono una tempesta benefica. Come quelli rossi di Jannik, che promettono scintille. Anzi, certezze.
I due tennisti che hanno spinto l'Italia oltre i limiti al Roland Garros. Jannik affrontava un gigante. La leggenda. Il re. Rafa Nadal. Lo spagnolo, contro l'azzurro, festeggiava la centesima partita a Parigi, dove ha vinto dodici volte. Contro un ragazzino di 19 anni. Ma il suo allenatore, Riccardo Piatti, gli aveva spiegato come fosse un momento della vita da attraversare con passione, consapevole che nessuno conosce il futuro e che ogni momento del presente è unico e prezioso. Un discorso di grande motivazione: "Cogli l'attimo. Rendi straordinaria la serata. Hai due sentieri, scegli quello più arduo. Scopri un nuovo mondo. Vai al di là dell'orizzonte anche se non ne hai la forza. Provaci". Jannik ci ha creduto, e giocato alla pari con il dominatore della terra rossa. Alla pari? Anche di più. Nadal giocava in difesa, a ribattere le randellate, è proprio il caso di chiamarle così, del bolzanino. Un catenaccio muscolare, la sua strategia. Ancora una volta vincente. Attendista e vincitore del tie-break nel primo set (7-6), poi ancora umile nell'attendere il minimo calo fisico del giovane rivale (6-4), infine padrone nel terzo (6-1), dopo 2 ore e 49. Non si è e non si diventa Nadal per caso. E anche questo ha imparato Jannik dalla notte parigina, consapevole che il futuro è sempre di più nelle sue mani. Per questo la sconfitta è stata più dolce.
Ma la notte di un umido martedì di ottobre era già stata illuminata dal sorriso di Martina Trevisan e dai suoi riccioli mediterranei e dal suo spirito combattivo. Martina che ci ha tolto il fiato per due settimane, ci ha commosso fino alle lacrime. Ha perso 6-3, 6-1 con Iga Swiatek, ma ha provato anche lei a prendersi tutto: le luci e i lustrini di Parigi, gli applausi dello Chatrier. Voleva che fosse il suo Roland Garros, e lo è stato. Lo sarà per sempre. Anche se in semifinale ci va la 19enne polacca.
Martina ci ha mostrato la strada per rifiutare di arrendersi. Come racconta la sua storia, la sua vita: si può finire con le spalle alle corde spinti dall'anoressia, poi cadere al tappeto ma rialzarsi, sopportare il dolore, combattere la paura e superare i momenti più negativi. Vale anche nel tennis quello che diceva Ali: "Non c'è niente di male a cadere: sbagliato è rimanere a terra". A Parigi ha scoperto di cosa si è capace, si è riconosciuta nella trasformazione dopo che, in passato, ha dovuto battersi contro i propri sentimenti.
L'avventura è finita per entrambi gli azzurri: Martina saluta Parigi consapevole che il tempo passato (e perso) non ha lasciato incrostazioni sul suo entusiasmo. Più in generale l'Italia trova l'erede del famoso quartetto della Fed Cup, quello che fino al 2015 ci ha regalato due Slam (Schiavone, Pennetta) e due finali Slam (Errani, Vinci). In un mondo femminile dove detta legge la forza fisica e la potenza, la sola presenza di Martina offre l'anomalia di una alternativa, di una scelta diversa. Un valore aggiunto, considerando la rimonta di vita e sportiva che ha realizzato: riemersa dopo uno stop di cinque anni - dai 16 ai 21 non ha preso in mano la racchetta - e dopo aver battuto l'anoressia. A Parigi partiva dalle qualificazioni. Mai stata fra le prime 100, sarà numero 83 (era 159).
Martina Trevisan ha detto e ripetuto che la luce va sempre cercata, ha mostrato quanto piena di vita. Quei riccioli nascondono una tempesta benefica. Come quelli rossi di Jannik, che promettono scintille. Anzi, certezze.