Giro, Ganna a sorpresa: si scopre scalatore e ripensa il suo futuro
dal nostro inviato COSIMO CITOLa vittoria nella tappa di Camigliatello Silano: "Thomas dopo il ritiro mi aveva mandato un messaggio, chiedendomi di andare in fuga. L'ho fatto". Un campione delle cronometro sembra ora in grado di poter contare anche nelle corse a tappe
CAMIGLIATELLO SILANO - Ganna di nuovo e un Ganna nuovo, inedito, inebriante. A Camigliatello è comparso dalla nebbia da solo per la sua prima vittoria da professionista in una gara non a cronometro. Sa fare anche questo, allora: andare in fuga a 178 km dall’arrivo, staccare i compagni di avventura in salita, non farsi raggiungere dal gruppo dei migliori. L’aveva promesso a Geraint Thomas, il capitano, ritirato per una borraccia rotolata in mezzo al gruppo: «Mi aveva mandato un messaggio, chiedendomi di andare in fuga. Anche Brailsford, il nostro team manager, ci ha chiesto gentilmente se potevamo farlo». Gentilmente, Ganna e Puccio hanno portato due maglie della Ineos nel gruppo di otto al comando. «Sono entrato per aiutare Salvatore a giocarsi la tappa e in salita pensavo “tanto prima o poi mi stacco”. Ma lui è stato incredibile: mi ha accompagnato metro dopo metro. Alla fine ci siamo ritrovati in tre e ho attaccato io, prima ch…
CAMIGLIATELLO SILANO - Ganna di nuovo e un Ganna nuovo, inedito, inebriante. A Camigliatello è comparso dalla nebbia da solo per la sua prima vittoria da professionista in una gara non a cronometro. Sa fare anche questo, allora: andare in fuga a 178 km dall’arrivo, staccare i compagni di avventura in salita, non farsi raggiungere dal gruppo dei migliori. L’aveva promesso a Geraint Thomas, il capitano, ritirato per una borraccia rotolata in mezzo al gruppo: «Mi aveva mandato un messaggio, chiedendomi di andare in fuga. Anche Brailsford, il nostro team manager, ci ha chiesto gentilmente se potevamo farlo». Gentilmente, Ganna e Puccio hanno portato due maglie della Ineos nel gruppo di otto al comando. «Sono entrato per aiutare Salvatore a giocarsi la tappa e in salita pensavo “tanto prima o poi mi stacco”. Ma lui è stato incredibile: mi ha accompagnato metro dopo metro. Alla fine ci siamo ritrovati in tre e ho attaccato io, prima che lo facessero Rubio e De Gendt».
Da allora ha indossato panni che ai più hanno evocato ricordi navarri. Ganna e Indurain hanno più o meno la stessa altezza – Miguel 5 cm più alto – e più o meno lo stesso peso – Filippo ha dichiarato 83 kg, il grande navarro era sugli 82 -. Ganna e Indurain, in salita, vanno e andavano come in pianura, di potenza pura. Ganna ha scoperto ieri di poter vincere anche in una tappa con oltre 4500 metri di dislivello e attaccando su una salita di 20 km. Sapeva già di essere il più forte al mondo a cronometro. L’addizione, che sarebbe facile, resta difficile e per molti impossibile. Perché trasformare un possibile fenomeno da Fiandre e Roubaix in un corridore da corse a tappe? Al dibattito hanno partecipato il ct Cassani («troppo pesante») e il ct della pista Villa («ha l’età dalla sua, perché no?»).
Forse Ineos ci sta provando e lui sta imparando. «L’esempio dei grandi che ho in squadra con me, i loro consigli sono la cosa più importante per crescere». Ha avuto bisogno di tempo, una cosa che nel ciclismo di oggi, nel quale a 22 anni si può vincere il Tour, non si regala più a nessuno. Ganna ne ha 24, di anni, e sta correndo la sua prima grande gara a tappe, e delle prime cinque frazioni, due le ha vinte. L’ultima volta che aveva vinto non a cronometro aveva 19 anni ed era la Parigi-Roubaix Under 23, stessa corsa dei pro dalla Foresta di Arenberg (esclusa) in poi, e quella sembrava la sua dimensione, oltre a quella dei velodromi e delle cronometro. «In salita il mio peso fa male», insiste lui. Certo, il valico di Montescuro non è il Galibier e lui, fuori classifica dopo l’Etna, godeva di grande libertà. Ma della fuga è stato l’unico a resistere. Il gruppo, con Almeida terzo e sempre in rosa («ma non so fino a quando la terrò», anche per il portoghese è la prima grande corsa a tappe della vita), ha avuto un buon Nibali davanti per quasi tutta la discesa: «Ho provato ad alzare il ritmo con la squadra in salita, ma ho visto che non c’era terreno per una vera selezione. È scomparso dalla classifica, staccatissimo ieri, l’ecuadoriano Caicedo, non è il nuovo Carapaz. Altra tappa nervosa oggi, fino a Matera.
Da allora ha indossato panni che ai più hanno evocato ricordi navarri. Ganna e Indurain hanno più o meno la stessa altezza – Miguel 5 cm più alto – e più o meno lo stesso peso – Filippo ha dichiarato 83 kg, il grande navarro era sugli 82 -. Ganna e Indurain, in salita, vanno e andavano come in pianura, di potenza pura. Ganna ha scoperto ieri di poter vincere anche in una tappa con oltre 4500 metri di dislivello e attaccando su una salita di 20 km. Sapeva già di essere il più forte al mondo a cronometro. L’addizione, che sarebbe facile, resta difficile e per molti impossibile. Perché trasformare un possibile fenomeno da Fiandre e Roubaix in un corridore da corse a tappe? Al dibattito hanno partecipato il ct Cassani («troppo pesante») e il ct della pista Villa («ha l’età dalla sua, perché no?»).
Forse Ineos ci sta provando e lui sta imparando. «L’esempio dei grandi che ho in squadra con me, i loro consigli sono la cosa più importante per crescere». Ha avuto bisogno di tempo, una cosa che nel ciclismo di oggi, nel quale a 22 anni si può vincere il Tour, non si regala più a nessuno. Ganna ne ha 24, di anni, e sta correndo la sua prima grande gara a tappe, e delle prime cinque frazioni, due le ha vinte. L’ultima volta che aveva vinto non a cronometro aveva 19 anni ed era la Parigi-Roubaix Under 23, stessa corsa dei pro dalla Foresta di Arenberg (esclusa) in poi, e quella sembrava la sua dimensione, oltre a quella dei velodromi e delle cronometro. «In salita il mio peso fa male», insiste lui. Certo, il valico di Montescuro non è il Galibier e lui, fuori classifica dopo l’Etna, godeva di grande libertà. Ma della fuga è stato l’unico a resistere. Il gruppo, con Almeida terzo e sempre in rosa («ma non so fino a quando la terrò», anche per il portoghese è la prima grande corsa a tappe della vita), ha avuto un buon Nibali davanti per quasi tutta la discesa: «Ho provato ad alzare il ritmo con la squadra in salita, ma ho visto che non c’era terreno per una vera selezione. È scomparso dalla classifica, staccatissimo ieri, l’ecuadoriano Caicedo, non è il nuovo Carapaz. Altra tappa nervosa oggi, fino a Matera.