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(afp)

Ibrahimovic, un’altra resurrezione

Ora Zlatan detta la linea al Milan sul nuovo contratto Ò
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MILANO - Messa la firma in calce al derby e al primato in classifica, Zlatan Ibrahimovic ha pronunciato la parola tabù, anche se è solo la quarta giornata: scudetto. Ma il prodigioso trentanovenne - sfuggito al prepensionamento americano e devastante in Italia al punto da essere riemerso dal coronavirus con la doppietta all'Inter dopo quella pre-quarantena al Bologna - sottintende che la resurrezione del Milan, per superare le colonne d'Ercole dell'inverno, debba dribblare l'ostacolo più destabilizzante per l'idillio: i rinnovi dei contratti del portiere campione Donnarumma, dell'ispirato Çalhanoglu e naturalmente del suo.
Nell'intreccio economico-tecnico-spirituale tutto porta infatti sempre a lui: all'imprescindibile Ibra. Se rinnoverà, sarà il segnale per gli altri. Conviene un lungo passo indietro, fino all'ultima volta del Milan primo da solo: 1° aprile 2012, un pesce durato 8 anni e mezzo. In panch…
MILANO - Messa la firma in calce al derby e al primato in classifica, Zlatan Ibrahimovic ha pronunciato la parola tabù, anche se è solo la quarta giornata: scudetto. Ma il prodigioso trentanovenne - sfuggito al prepensionamento americano e devastante in Italia al punto da essere riemerso dal coronavirus con la doppietta all'Inter dopo quella pre-quarantena al Bologna - sottintende che la resurrezione del Milan, per superare le colonne d'Ercole dell'inverno, debba dribblare l'ostacolo più destabilizzante per l'idillio: i rinnovi dei contratti del portiere campione Donnarumma, dell'ispirato Çalhanoglu e naturalmente del suo.
Nell'intreccio economico-tecnico-spirituale tutto porta infatti sempre a lui: all'imprescindibile Ibra. Se rinnoverà, sarà il segnale per gli altri. Conviene un lungo passo indietro, fino all'ultima volta del Milan primo da solo: 1° aprile 2012, un pesce durato 8 anni e mezzo. In panchina c'era Allegri, al vertice Berlusconi e Galliani, Pirlo era appena passato alla Juventus. L'unico punto di contatto tra quella squadra ancora piena di grandi veterani e questa molto giovane è l'attaccante col numero 11. La cronistoria dice che il declino tecnico cominciò dalla sua cessione al Psg con Thiago Silva. E suggerisce caldamente il rinnovo per un'altra stagione del contratto in scadenza a giugno 2021.
Il centravanti guadagna 7 milioni di euro netti e il 3 ottobre 2021 compirà 40 anni. Eppure la trattativa è urgente, come pilota per quelle degli altri due assistiti dal procuratore Raiola: Donnarumma e il capitano Romagnoli. Contiene elementi cruciali, economici e di spogliatoio. L'elemento economico è legato al decreto crescita, varato dal primo governo Conte con agevolazioni fiscali anche per gli sportivi professionisti che abbiano trasferito la residenza fiscale in Italia nel 2020. Le società possono risparmiare: la tassa sullo stipendio lordo scende al 30%. È il caso di Ibrahimovic, al Milan dal gennaio 2020 con contratto semestrale prorogato, a 7 milioni netti l'anno, fino al giugno prossimo. Nel decreto il requisito per l'agevolazione fiscale è "l'obbligo di permanenza in Italia per due anni a seguito del trasferimento di residenza". Perché il vantaggio economico si concretizzi per il club, è necessario che Ibra venga messo sotto contratto almeno fino a dicembre 2021. Nel 2012 Berlusconi giustificò la doppia cessione di Ibra e Thiago Silva al Psg con un risparmio di 150 milioni: alludeva anche alle tasse future. Oggi appare simile l'esigenza del fondo Elliott, dati i 195 milioni di deficit e la stretta vigilanza dell'Uefa sui conti. Il dt Maldini sintetizza: ""Il Milan deve provare a tenere Donnarumma, Çalhanoglu e Zlatan. Ma in una trattativa bisogna essere felici in due".
Se la pista principale è per il portiere - la richiesta di Raiola è 8 milioni di stipendio - il ruolo di Ibra diventa essenziale. La sintonia con Pioli è evidente, la sua autorevolezza pure. È lui che evita all'ondivago Leao di perdersi, è stato lui a spingere per la permanenza di Kessié. Ed è lui, ora, che può trascinare al rinnovo Donnarumma, Çalhanoglu e Romagnoli, scavalcando la barriera dei 40 anni. La prospettiva Champions è fondamentale: sia per gli introiti che genererebbe sia perché potrebbe fare cadere i dubbi di Donnarumma e Çalhanoglu. Tutto torna ancora a Ibra. Se resterà, magari proprio per l'estrema sfida in Champions, sarà il segnale per tutti.