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(afp)

La long-season delle quattro squadre di Champions

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In Serie A spicca la qualità di Sassuolo e Napoli Ò
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Tre sconfitte e un pareggio costituiscono il bilancio, certo non brillante, del quartetto di squadre che martedì e mercoledì inizieranno il loro cammino in Champions League. In qualche modo è una tendenza non solo italiana, viste che pure tre delle quattro spagnole hanno alzato bandiera bianca e un paio di inglesi, Chelsea e Liverpool, non sono andate oltre rocamboleschi pareggi. Barcellona e Real Madrid, poi, hanno perso da Getafe e Cadice, k.o. meno concepibili delle sconfitte in un derby (l'Inter) e sul campo del Napoli (l'Atalanta). La spiegazione comune, non sbagliata, è che l'intensa settimana delle nazionali, col suo portato di fatica e di contagi, abbia pesato su una condizione atletica generale molto misteriosa: non ci pensa mai nessuno, ma siamo nel cuore di una long-season di due anni che ha avuto prima una sosta forzata di due mesi e poi una vacanza breve di due/tre settimane, il tutto allenandosi a gruppi, da casa, su instagram e &q…
Tre sconfitte e un pareggio costituiscono il bilancio, certo non brillante, del quartetto di squadre che martedì e mercoledì inizieranno il loro cammino in Champions League. In qualche modo è una tendenza non solo italiana, viste che pure tre delle quattro spagnole hanno alzato bandiera bianca e un paio di inglesi, Chelsea e Liverpool, non sono andate oltre rocamboleschi pareggi. Barcellona e Real Madrid, poi, hanno perso da Getafe e Cadice, k.o. meno concepibili delle sconfitte in un derby (l'Inter) e sul campo del Napoli (l'Atalanta). La spiegazione comune, non sbagliata, è che l'intensa settimana delle nazionali, col suo portato di fatica e di contagi, abbia pesato su una condizione atletica generale molto misteriosa: non ci pensa mai nessuno, ma siamo nel cuore di una long-season di due anni che ha avuto prima una sosta forzata di due mesi e poi una vacanza breve di due/tre settimane, il tutto allenandosi a gruppi, da casa, su instagram e "in bolla". Una situazione nella quale è del tutto normale che accadano cose strane: tante ne stiamo vedendo, e non è finita. Guardate per esempio quel bel Sassuolo secondo in classifica, e ragionate sul fatto che nei prossimi venti giorni giocherà soltanto tre partite mentre le sue avversarie andranno in campo sei volte. Nulla di strano che la sua posizione a metà novembre risulti consolidata, se non addirittura migliorata.

La premessa serve a ricordare che i problemi ci sono, alcuni molto evidenti, ma risolverli è più complesso di prima. E se ti manca il tempo - non si può sbagliare l'entrata in scena europea - è ancora più difficile. La Juventus ha consegnato tre anni fa la sua anima a Cristiano Ronaldo, ricevendo in cambio quel gol a partita che il portoghese garantisce - bonus enorme - ma complicando lo sviluppo di squadra fino a divorarsi due allenatori con lo scudetto sul petto. Andrea Pirlo è in tutta evidenza una scelta opposta, uno chiamato a porre nuove basi assecondando le scelte "politiche" del club (perché varare una seconda squadra se non ci attingi nemmeno nel momento del bisogno?). Ne riparleremo, ma intanto la trasferta in Ucraina dal vecchio mentore Lucescu va superata consapevoli di un dettaglio non trascurabile: la Juve non corre solo per la qualificazione, corre per vincere il girone - e i guai del Barcellona sono un'opportunità - e accedere a un ottavo meno duro.

Il gruppo dell'Inter è il più tosto - quattro squadre vere - ma la sconfitta di ieri con una neopromossa conferma che il Real, almeno ora, non è una testa di serie fuori portata. Antonio Conte debutta a San Siro col Borussia Monchengladbach e deve fare tre punti per non essere costretto subito a inseguire come l'anno scorso. È lecito che chi osserva abbia idee tattiche alternative al 3-5-2 nell'utilizzo di una rosa "gommosa" (puoi farci più o meno tutto), ma va ricordato che Conte non cambia, il suo è un calcio che attacca con due punte e due esterni offensivi e al centro cerca innanzitutto di riequilibrare l'aggressività degli esterni. Per prendersi la squadra Eriksen dovrebbe convincerlo a difendere a quattro e a togliere Perisic (4-3-1-2): nel derby Kolarov sarebbe stato meno esposto, ma il rientro di Bastoni e Skriniar rimetterà le cose nel senso voluto dal tecnico. Gian Piero Gasperini ha pagato al San Paolo un prezzo necessario per recuperare Ilicic, che ha fatto poco ma chissenefrega: individualmente i difensori dell'Atalanta sono meno forti degli attaccanti.

Certo, per scoperchiare la difesa occorre un poker di punte molto varie e fra loro integrate come capita al (fresco) Napoli, e a non troppe altre squadre. Non dovrebbe averle il Midtjylland, ma occhio: in passato la Danimarca ha già fatto danni. La Lazio, infine, è quella che si avvicina peggio, perché come ha detto Simone Inzaghi la sconfitta di Genova è arrivata in modo inaccettabile. Va bene che mancava (anche) Immobile, ma non tirare mai in porta è grave. In queste condizioni, l'arrivo della vera star del girone, che è il Borussia Dortmund e non lo Zenit, è quasi una benedizione perché risveglierà l'orgoglio sopito. Il sospetto è che sia stato dato troppo per scontato che gli Immobile e i Luis Alberto, gli Acerbi e i Leiva, ripeteranno la favolosa stagione scorsa (pre-lockdown). Ma se ci sono avversari in grado di stimolarli a farlo, almeno per una sera, sono proprio gli Haaland, i Sancho e i Reus.