Conte, peccato non sfruttare il disastro Real
Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiL'Inter mostra ancora molte incertezze e prende troppi gol, nel suo gruppo sarà lotta fino all'ultimo. l'Atalanta invece è tornata in Danimarca la solita macchina da gol
C’è qualcosa di petroso nel gioco dell’Inter. Una pesantezza grezza, quasi un’insicurezza. Il pessimo pomeriggio del derby ha avuto una lunga coda di cometa contro un avversario che evoca fantasmi solo a nominarlo: stavolta, il Borussia non si sarebbe battuto neanche con l’aiuto di una lattina. Eppure Conte ha avuto qualche giocatore nuovo, anche se le scorie d’agosto non devono essere state completamente smaltite: sembrano tutti legati da qualcosa e slegati da qualcuno. E la difesa è diventata una panetto di margarina. Tra i nuovi, Vidal: provoca lo sciagurato rigore e non vede l’avversario nell’azione del raddoppio tedesco, poi confermato dal Var riunito in infinita sessione plenaria. Ancora un po’ e si faceva Natale. La certezza del diritto, compresa la sua lunghezza.
Era l’ultima notte di Milano prima del coprifuoco, per gli interisti si è chiusa senza feste e in sofferenza nonostante Lukaku. Potevano appr…
Era l’ultima notte di Milano prima del coprifuoco, per gli interisti si è chiusa senza feste e in sofferenza nonostante Lukaku. Potevano appr…
C’è qualcosa di petroso nel gioco dell’Inter. Una pesantezza grezza, quasi un’insicurezza. Il pessimo pomeriggio del derby ha avuto una lunga coda di cometa contro un avversario che evoca fantasmi solo a nominarlo: stavolta, il Borussia non si sarebbe battuto neanche con l’aiuto di una lattina. Eppure Conte ha avuto qualche giocatore nuovo, anche se le scorie d’agosto non devono essere state completamente smaltite: sembrano tutti legati da qualcosa e slegati da qualcuno. E la difesa è diventata una panetto di margarina. Tra i nuovi, Vidal: provoca lo sciagurato rigore e non vede l’avversario nell’azione del raddoppio tedesco, poi confermato dal Var riunito in infinita sessione plenaria. Ancora un po’ e si faceva Natale. La certezza del diritto, compresa la sua lunghezza.
Era l’ultima notte di Milano prima del coprifuoco, per gli interisti si è chiusa senza feste e in sofferenza nonostante Lukaku. Potevano approfittare dell’incredibile caduta del Real Madrid in casa, non al Bernabeu ma nel campo d’allenamento diventato stadio in questo tristissimo e vuoto autunno. Tre gol dallo Shakhtar con Zidane che ripete «è colpa mia, solo colpa mia». Sarà un girone mischia fino all’ultimo minuto, l’Inter è abituata a epiloghi così ma oggi poteva essere in testa. Invece l’Atalanta è abituata a segnare tanto, a segnare sempre: contro un avversario dalla complessa grafia e dall’indecifrabile pronuncia (abbiamo sentito sillabare Midtjylland in almeno cinque o sei maniere diverse), i bergamaschi si sono subito ritrovati dopo la caduta di Napoli. Vederli così automatici e frizzanti è una gioia per gli occhi.
Tre italiane su quattro hanno vinto in questo primo turno di Champions, non male e poteva andare ancora meglio. Tutto il contrario delle spagnole, fatta salva la “manita” del Barcellona. Ma insieme al crollo del Real c’è lo sgretolamento dell’Atletico Madrid in casa del Bayern, detentore ottimo massimo del trofeo, forse l’unica grande d’Europa a non conoscere mai il vento della crisi. Tra i suoi molti diamanti brilla Coman, suo l’ultimo gol nell’ultima finale, suo il primo e l’ultimo contro i “cholisti” devitalizzati. Gran giocatore, Coman. Plusvalenze o meno, la Juve avrebbe fatto meglio a tenerlo.
Era l’ultima notte di Milano prima del coprifuoco, per gli interisti si è chiusa senza feste e in sofferenza nonostante Lukaku. Potevano approfittare dell’incredibile caduta del Real Madrid in casa, non al Bernabeu ma nel campo d’allenamento diventato stadio in questo tristissimo e vuoto autunno. Tre gol dallo Shakhtar con Zidane che ripete «è colpa mia, solo colpa mia». Sarà un girone mischia fino all’ultimo minuto, l’Inter è abituata a epiloghi così ma oggi poteva essere in testa. Invece l’Atalanta è abituata a segnare tanto, a segnare sempre: contro un avversario dalla complessa grafia e dall’indecifrabile pronuncia (abbiamo sentito sillabare Midtjylland in almeno cinque o sei maniere diverse), i bergamaschi si sono subito ritrovati dopo la caduta di Napoli. Vederli così automatici e frizzanti è una gioia per gli occhi.
Tre italiane su quattro hanno vinto in questo primo turno di Champions, non male e poteva andare ancora meglio. Tutto il contrario delle spagnole, fatta salva la “manita” del Barcellona. Ma insieme al crollo del Real c’è lo sgretolamento dell’Atletico Madrid in casa del Bayern, detentore ottimo massimo del trofeo, forse l’unica grande d’Europa a non conoscere mai il vento della crisi. Tra i suoi molti diamanti brilla Coman, suo l’ultimo gol nell’ultima finale, suo il primo e l’ultimo contro i “cholisti” devitalizzati. Gran giocatore, Coman. Plusvalenze o meno, la Juve avrebbe fatto meglio a tenerlo.