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(reuters)

La Svezia di tre anni fa è un lontano ricordo

Il commento al successo della nazionale di calcio italiana sulla Polonia nella Nations League
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Senza cambiare idea sulla discutibile opportunità di far giocare le nazionali in questo periodo, è doveroso riconoscere che anche stavolta l’Italia ha giustificato la sua complicatissima bolla con una splendida prestazione e un ottimo risultato. È diventata una costante da quando il c.t. è Roberto Mancini, talmente regolare da ripetersi anche nella didattica a distanza di questi giorni, con l’allenatore contagiato a casa e il suo staff a confermare la felice scelta di un gruppo di lavoro.

La triste ricorrenza del flop mondiale con la Svezia, avvenuto tre anni fa, ci ha fatto fare mente locale su quante cose siano cambiate in un periodo tutto sommato breve. L’Italia del 2017 era una squadra svuotata di qualità e di desiderio, priva di qualsiasi prospettiva anche al di là del risultato di San Siro: se fosse andata in qualche modo al Mondiale, ne sarebbe stata respinta fin dalla fase a gironi. Soltanto tre anni dopo la fioritur…
Senza cambiare idea sulla discutibile opportunità di far giocare le nazionali in questo periodo, è doveroso riconoscere che anche stavolta l’Italia ha giustificato la sua complicatissima bolla con una splendida prestazione e un ottimo risultato. È diventata una costante da quando il c.t. è Roberto Mancini, talmente regolare da ripetersi anche nella didattica a distanza di questi giorni, con l’allenatore contagiato a casa e il suo staff a confermare la felice scelta di un gruppo di lavoro.

La triste ricorrenza del flop mondiale con la Svezia, avvenuto tre anni fa, ci ha fatto fare mente locale su quante cose siano cambiate in un periodo tutto sommato breve. L’Italia del 2017 era una squadra svuotata di qualità e di desiderio, priva di qualsiasi prospettiva anche al di là del risultato di San Siro: se fosse andata in qualche modo al Mondiale, ne sarebbe stata respinta fin dalla fase a gironi. Soltanto tre anni dopo la fioritura di talenti, soprattutto a centrocampo, ha assunto dimensioni impensabili. Ieri, contro la Polonia, Locatelli ha ribadito il suo status di mezzala completa e di classe internazionale: favorito dal fatto che l’Italia gioca un calcio molto simile a quello del Sassuolo, ha dettato con Jorginho i ritmi del palleggio, attaccando spesso il lato debole con i cambi di gioco che sono ormai la specialità della casa.

Su quel lato, quasi sempre il destro, si muovevano in combinazione due giocatori in situazioni molto diverse: Barella, che in Nazionale conferma ogni volta il livello da top europeo raggiunto nell’Inter, e Bernardeschi, che al contrario utilizza l’Italia per recuperare il credito perduto nella Juve. Detto che sull’altro lato Insigne dialoga direttamente con Emerson Palmieri, saltando la mediazione del centrocampo, o meglio surrogandola con la creazione di una continua superiorità numerica, occorre adesso ricordare che a Reggio Emilia mancavano Verratti, Pellegrini, Castrovilli e ovviamente Zaniolo, per tacere di alternative che per ora sono riserve, ma promettono il salto di qualità.

La vittoria sulla Polonia, così netta da portare alla frustrazione il povero Lewandowski - che in nazionale certo non vale la sua versione del Bayern - andrà ora vidimata in Bosnia per chiudere il girone al primo posto e ufficializzare l’organizzazione da noi della final four di Nations League del prossimo autunno. La certezza di essere testa di serie al prossimo sorteggio mondiale era stata raggiunta prima del fischio d’inizio, e visti appunto i precedenti non si tratta di un obiettivo marginale. Anche se un’Italia che gioca così, francamente, in qualsiasi urna sarà una pessima pesca per le altre nazionali.

Detto che l’assenza del controllo Var fa sembrare del secolo scorso partite come questa (dedicato a chi ancora preferisce il “calcio di una volta”), la sensazione è che anche negli altri reparti siamo vicini a trovare nuovi titolari: Bastoni ha giocato con grande sicurezza pur trovandosi spesso nella zona di un Pallone d’oro ad honorem, mentre le bollicine - e anche la concretezza - portata da Berardi hanno alzato di netto l’efficacia della fase offensiva, sin lì molto più piacevole che contundente. Poco da dire sul voto sacrificale di Belotti nel prendersi una robusta dose di calcioni, ma ieri sera fra Italia e Polonia c’erano quattro gol comodi, e invece siamo arrivati all’84’ prima di poter respirare. Troppo in là.