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(ansa)

Shiffrin seconda 300 giorni dopo: “Ma io ho vinto”

Lo slalom di Levi, a 10 mesi dall’ultima gara e dalla morte del padre Mikaela è stata battuta solo per 18 centesimi da Vlhova
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La Levi Black è una pista che scende su una collina dolce, con la luce dei riflettori che la illuminano già all'ora di pranzo perché il buio avanza. Centocinquanta chilometri a nord del Circolo Polare Artico, tende lapponi e renne attorno al traguardo, è proprio un altro mondo rispetto alle gare tradizionali della Coppa del mondo di sci. Un mondo quasi alieno, un posto adatto per Mikaela Shiffrin per ricominciare, sono convinti nel team americano che ha seguito con apprensione questi mesi in cui la più grande sciatrice degli ultimi decenni ha rischiato di spegnersi e sparire. Trecento giorni dopo la sua ultima apparizione (vittoria nel superG di Bansko il 26 gennaio), è tempo di tirare un sospiro di sollievo. Mikaela Shiffrin c'è. È finita seconda in slalom a Levi a 18 centesimi dalla slovacca Petra Vlhova, una macchina da guerra che ha affrontato l'estate con una programmazione quasi spietata. Eppure, Mikaela è…
La Levi Black è una pista che scende su una collina dolce, con la luce dei riflettori che la illuminano già all'ora di pranzo perché il buio avanza. Centocinquanta chilometri a nord del Circolo Polare Artico, tende lapponi e renne attorno al traguardo, è proprio un altro mondo rispetto alle gare tradizionali della Coppa del mondo di sci. Un mondo quasi alieno, un posto adatto per Mikaela Shiffrin per ricominciare, sono convinti nel team americano che ha seguito con apprensione questi mesi in cui la più grande sciatrice degli ultimi decenni ha rischiato di spegnersi e sparire. Trecento giorni dopo la sua ultima apparizione (vittoria nel superG di Bansko il 26 gennaio), è tempo di tirare un sospiro di sollievo. Mikaela Shiffrin c'è. È finita seconda in slalom a Levi a 18 centesimi dalla slovacca Petra Vlhova, una macchina da guerra che ha affrontato l'estate con una programmazione quasi spietata. Eppure, Mikaela è lì. Dopo una passeggiata all'inferno e ritorno, dopo il drammatico incidente del padre mentre lei era in Europa, l'inutile volo in Colorado, l'agonia, la morte. E ancora, il tentativo di riprendersi la coppa del mondo, prima che Federica Brignone le mettesse le mani sopra e il Covid interrompesse il finale di stagione, le sedici settimane senza allenamenti, i pensieri più cupi, l'ipotesi del ritiro. 
Chissà come tornerà, si è chiesto il Circo Bianco per mesi. Qualcosa si deve essere sicuramente inceppato, nella ragazza che a 17 anni ha vinto la prima gara di Coppa e il primo oro mondiale, a diciotto il primo titolo olimpico, a 25 anni conta già due ori ai Giochi, cinque ai Mondiali, 66 vittorie di Cdm, in piena corsa per superare le 86 di Stenmark. Jeff Shiffrin si era arrampicato sul tetto della casa di Edwards, in Colorado. È caduto quando la figlia era in Bulgaria per le gare di Coppa. "Le nostre montagne, il nostro oceano, la nostra alba, il nostro cuore, la nostra anima, il nostro tutto" l'ha definito Mikaela nel necrologio, e in quel dolore c'era la chiave del cambiamento, della trasformazione per chi di vittorie si nutriva sin da piccola. Attenta ossessivamente alle conseguenze di ogni successo sul cerchio magico dei familiari e assistenti. 
L'ha spiegato bene l'americana in Lapponia, dopo un secondo posto che in passato l'avrebbe stranita: "Mi sento come se fosse la mia prima vittoria, è un giorno veramente speciale". Una rinascita: "Il feeling che ho sentito oggi è simile a quello percepito in passato: quindi non ho perso me stessa, la voglia di sciare fast ed essere hungry, affamata. Sono tornata proprio per capire se ero ancora in grado di fare questo, e sì, mi è piaciuto". Anche perché la sua percezione del mondo sembra cambiata: "Un tempo, quando ero nervosa, pensavo che il peggio sarebbe stato non vincere. I media, i miei amici o familiari sono delusi? O sono felici perché festeggiano un'altra? Non sono queste le brutte cose, ora posso essere felice e orgogliosa anche per un secondo posto". Finalmente libera, sembra la sua immagine che arriva dalla lontana Lapponia, nel gelo e nel buio che concede poche ore di luce. Nelle quali lei, però, si è infilata senza più esitare.