Claudio Borghi (a destra con il n.4) con Maradona e Valdano durante i Mondiali dell'86
Borghi: "Il giovane Maradona è stato il più forte, libero dall'inferno di essere dio"
dal nostro inviato
Maurizio Crosetti
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dal nostro inviato Maurizio Crosetti
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I ricordi dell'ex giocatore argentino, campione del mondo con Diego a Messico '86: "Da ragazzo era un genio, in Italia non l'avete visto così: era come una donna con tre seni. Il suo talento poi è diventato la sua prigione. In tanti hanno mangiato dalla sua mano"
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BUENOS AIRES. "Voi, il Maradona più grande non l'avete mai visto". Claudio Borghi è un signore di 56 anni che fece innamorare Platini ("È il Picasso del calcio", disse Michel dopo la finale della Coppa Intercontinentale vinta dalla Juventus nell'85) e Silvio Berlusconi ("Sarà lui il terzo straniero del Milan!" promise un anno dopo averlo comprato e parcheggiato al Como nel 1987, ma Sacchi minacciò di andarsene e alla fine arrivò Rijkaard). Era con Diego ai Mondiali del Messico del 1986, era soprattutto con lui agli inizi, nel barrio della Paternal dove per Maradona tutto cominciò. Oggi Borghi vive a Santiago del Cile dove ha allenato, dove insegna sport all'università e dove racconta il calcio in tivù.
Qual è stato dunque il Maradona più grande?
"Il primo: quand'eravamo ragazzi all'Argentinos Juniors. Era un genio allo stato puro, totalmente libero, era …
BUENOS AIRES. "Voi, il Maradona più grande non l'avete mai visto". Claudio Borghi è un signore di 56 anni che fece innamorare Platini ("È il Picasso del calcio", disse Michel dopo la finale della Coppa Intercontinentale vinta dalla Juventus nell'85) e Silvio Berlusconi ("Sarà lui il terzo straniero del Milan!" promise un anno dopo averlo comprato e parcheggiato al Como nel 1987, ma Sacchi minacciò di andarsene e alla fine arrivò Rijkaard). Era con Diego ai Mondiali del Messico del 1986, era soprattutto con lui agli inizi, nel barrio della Paternal dove per Maradona tutto cominciò. Oggi Borghi vive a Santiago del Cile dove ha allenato, dove insegna sport all'università e dove racconta il calcio in tivù.
Qual è stato dunque il Maradona più grande?
"Il primo: quand'eravamo ragazzi all'Argentinos Juniors. Era un genio allo stato puro, totalmente libero, era soltanto Diego e non ancora Maradona. Non aveva addosso la complicazione di essere il dio del calcio".
Cosa ricorda di quegli anni?
"Diego era un fenomeno naturale, come una donna con tre seni, non so se mi spiego. Qualcosa di straordinario e mai visto: un'apparizione. Lui così è nato. Ed era così da bambino, noi ce lo ricordiamo".
Cosa gli è successo, dopo?
"Lentamente si è trovato in prigione. Diego non era un uomo libero. Essere Maradona è stato un inferno".
Cosa pensa di questa morte incredibile?
"Che se n'è andato da solo, con il segretario e un nipote nell'altra stanza. Lui la solitudine la cercava ma non così, non fino a questo punto. In tanti hanno mangiato dalla sua mano, e guardate cosa gli hanno dato in cambio".
Se l'aspettava?
"Avevo avuto molta paura nelle ore dell'operazione al cervello, come tutti: temevo che il suo cuore non avrebbe retto. Lo avevo visto in quelle immagini tristissime sul campo del Gimnasia, non si reggeva in piedi, sembrava un vecchio decrepito. Ma quando sono arrivate buone notizie sull'intervento, ho pensato: Diego ce la fa anche stavolta". Claudio Borghi oggi, 56 anni Difficile immaginare un Maradona più forte di quello del Mondiale '86: lei c'era.
"Quando dico che Diego ragazzino agli inizi era più grande, intendo che era solo il più memorabile calciatore mai visto sulla faccia della Terra, non ancora un'azienda, uno showman, una leggenda vivente. Era calcio e basta, ed era totalmente sé stesso. Con l'Argentinos Juniors vinse per cinque anni consecutivi la classifica dei cannonieri".
Borghi, però quello slalom agli inglesi...
"Veramente, io credo che il gol del secolo sia un altro, sempre in Messico: il secondo dei due che segnò al Belgio in semifinale. Provate a riguardarlo: salta tre avversari in dribbling e poi tira arrotando il sinistro in una frazione di secondo. Incredibile".
Ma di inglesi ne aveva saltati di più.
"Pazzesco, certo, ma un po' lo lasciarono fare. Contro l'Uruguay o l'Italia, un gol del genere sarebbe stato impossibile, avrebbero abbattuto Diego dopo cinque o sei passi anche se non era facile neppure colpirlo".
Impossibile indicare altri gesti meravigliosi nel repertorio, senza dimenticarne molti di più. Proviamoci.
"Scelgo Argentina-Resto del mondo, mi pare fosse il 1979. Il primo gol lo segna Diego, in porta c'è il brasiliano Leao: Tardelli scivola, Maradona entra in area e fa girare quel suo sinistro, mandando la palla sul palo più lontano. Nessuno ha mai calciato in quel modo".
Nemmeno Messi?
"Formidabile, ma è stato costruito passo dopo passo, lo hanno fatto crescere senza fretta, lo hanno aspettato, gli hanno messo accanto i campioni del Barcellona. Invece Diego ha fatto tutto da solo, e non dimenticate da dove è partito, da quella casa tra le baracche di Villa Fiorito che i fiori li aveva solo nel nome".
Tutti hanno una definizione del Maradona calciatore. Qual è la sua?
"Diego era il pallone. Il pallone era una parte del suo corpo".
C'è stato un momento in cui anche lei, Borghi, fu indicato come un possibile erede di Maradona.
"Noooo!"
Cosa significa questa perdita per voi argentini?
"In tanti soffrono come se avessero perso un figlio, un padre o un fratello. Diego era davvero il calciatore del pueblo, del popolo. Era solo un giocatore di pallone, d'accordo, ma dava speranza a chi non aveva speranza. Non è stato soltanto un atleta mondiale e globale, ha superato le barriere, è stato un simbolo per tanta gente".
Non crede si sia buttato via?
"A un certo punto, è stata la sua unica libertà".